Avventura in Oriente

  Appena fuori Bangkok, direzione nord, l’aria è subito più respirabile e l’atmosfera meno caotica. Lasciamo alle spalle la chiassosa e vivace capitale per seguire un itinerario che ci condurrà, in circa una settimana, fino al celebre e famigerato Triangolo d’Oro. La strada è lunga, un migliaio di chilometri. Ma il percorso è affascinante, fra città moderne e villaggi di palafitte, foreste e piantagioni di riso, monaci e “donne giraffa”, elefanti e scimmie. E soprattutto testimonianze del passato. Resti di antichi templi, molti Buddha. L’iconografia che ci è più familiare, il pancione che indica abbondanza e prosperità, non corrisponde però alla figura che si vede qui, magra e di corporatura atletica, talvolta con i lineamenti quasi femminili, a rappresentare l’ideale della bellezza.

Circondati dalla rigogliosa vegetazione di una regione fertile raggiungiamo Bang Pa-In e il suo Palazzo d’Estate. Il luogo non è tra i più interessanti, ma una breve sosta permette di scattare belle foto di un piccolo gioiello, l’Aisawan Tipha-At, padiglione thai del XIX secolo che sorge in mezzo a un laghetto, e di alcuni arbusti ornamentali modellati a forma di elefante. Alberi, fiori, frutta, saponi…per i thailandesi tutto è buono per realizzare decorazioni!

Una ventina di chilometri e siamo ad Ayuthaya. Dell’antica e gloriosa capitale del Siam sono oggi rimaste le rovine dei templi, in parte ammassi di mattoni in parte ricostruiti. Nonostante i recenti restauri è ancora veramente malridotta. Poi, è la volta di Lopburi, il cui notevole interesse storico passa in secondo piano di fronte alla curiosa invasione di un nutrito esercito di scimmie.

Arriviamo a Phitsanulok. Qui la sera si girà in risciò. Saliamo, anche se usare la fatica umana per il proprio svago non è piacevole. Inizia il giro. Nel vivace mercato notturno lungo le rive del Mae Nam Nan lo sguardo è subito attratto da una vetrina piena di vassoi dal contenuto insolito. Insetti. L’esposizione è degna di un museo entomologico. Ma non sono lì per essere ammirati o studiati. Appena cotti, attendono di essere gustati. In bustine take away o piatti misti da assaporare caldi sul posto. Iniziali smorfie di disgusto, poi anche molti turisti assaggiano. Il giro prosegue. Aromi penetranti, qualche gioco da baraccone. Come la “verdura volante”, lanciata dal cuoco a un cameriere che attende con il piatto vuoto sul tetto di un furgone.

La mattina dopo, ancora fumo di fritto. I thailandesi mangiano a tutte le ore. Monaci dal saio giallo si aggirano fra i monasteri e per le strade. Nei pressi di un tempio graziosi uccellini giacciono rinchiusi in minuscole gabbie. Liberarli, per i buddhisti, è un mezzo per ottenere meriti religiosi. Fanno pena. Una manciata di spiccioli, e alcuni riprendono il volo.

Siamo di nuovo in viaggio. I cartelli segnaletici e le coloratissime insegne sono ormai quasi solo in caratteri thai. Ancora campagna, cani mezzi spelacchiati che si trascinano ai bordi delle strade. Giungiamo a Sukhothai, culla della millenaria civiltà thailandese. Qui i resti degli antichi templi, nulla affatto luccicanti, conservano le tracce del loro lungo passato. Le vicine rovine di Si Satchanalai sono piacevoli e tranquille. Stupa in vari stili, edifici massacrati dal tempo e dalla storia. Testimoni di guerre fra thailandesi e cambogiani, di vittorie e sconfitte per entrambi.

Fra un Buddha e l’altro c’è anche il tempo di godere la cordialità della gente. Nel “paese dei sorrisi” ci si sente a proprio agio ovunque, pure se solo nei grandi centri è possibile comunicare in inglese. È giunto il momento di dirigersi verso la montagna. La salita è dolce. Chilometri e chilometri di una strada sinuosa circondata da una folta vegetazione tropicale. Di tanto in tanto si incontrano villaggi, palafitte in legno, ritratti dell’amatissimo re. E molti rivenditori di tempietti, una sorta di supermarket dell’altare casalingo. Lampang ci accoglie con le sue case in teak, i templi in stile birmano e il vivace mercato di alimentari. Dormiamo in un lodge in riva al fiume circondato da un bellissimo orto botanico tropicale. L’unico rumore sono i grilli, l’unico inconveniente le zanzare. A parte la monotona musica tradizionale che accompagna la serata.

Lasciata la strada principale ci dirigiamo verso un villaggio rurale di profughi birmani appartenenti all’etnia karen. Arrivati in Thailandia circa 50 anni fa, preferiscono oggi la povertà alla dittatura militare. Le donne giovani lavorano i tessuti, mentre le anziane stazionano davanti alle capanne fumando sigarette confezionate a mano, che sembrano spinelli, e masticando, per far passare la fame, un’erba indefinita. Hanno denti e labbra marroni. I bambini non danno l’assalto ai turisti, anzi quasi si nascondono. Poi, prendono timidamente biscotti e caramelle e ringraziano con il gesto dei grandi, congiungendo le manine e chinando la testa.

Visitato l’antico tempio di Lamphun - dove purtroppo vari interventi, e restauri nulla affatto conservativi, hanno alterato la forma originaria e cancellato i segni del tempo - ci attendono innumerevoli soste in negozi di lacche orientali, ombrellini in carta dipinta, ceramiche, seta, pietre, argenti… Finalmente entriamo a Chiang Mai, e decidiamo di provare il massaggio thailandese. Forte, energico, sembra che distrugga i muscoli e invece, dopo due ore, ti lascia con la testa fra le nuvole, le gambe leggere, e uno stato di generale benessere. La sera un giro sull’immancabile tuk-tuk. Le rumorose e scoppiettanti motorette a tre ruote con tanto di impegnativa insegna “taxi” sono un ottimo mezzo per spostarsi nelle città thailandesi, se si riesce a superare l’impatto iniziale. Corrono infatti come saette, zigzagando fra il traffico intenso.

Una quindicina di chilometri in salita ci conducono, la mattina dopo, sul Doi Suthep, la vetta che domina Chiang Mai e sulla quale si erge il Wat Pra That Doi Suthep, il tempio sacro della città, con la sua interminabile scalinata serpentiforme. La benedizione arriva inaspettata e coglie un po’ tutti di sorpresa. Sembra scortese rifiutare. Dopo una vera e propria annaffiata, ci si ritrova con un braccialetto in cotone grezzo al polso.

La tanto attesa cena kantoke è una delusione. Così come la musica lanna che fa da sottofondo. Sapori nulla affatto gustosi per il nostro palato accompagnati da uno sgradevole riso colloso, specialità del luogo. Segue lo spettacolo, con la danza delle unghie. Le mani, allungate da unghie posticce in metallo, sono le protagoniste. Meno male che il tragitto in tuk-tuk, con l’aria fresca sbattuta in faccia, risveglia un po’. Il grande bazar notturno è un formicaio di bancarelle colme di oggetti di artigianato del nord e di capi di abbigliamento e orologi firmati. I marchi sono chiaramente falsi, ma la qualità nulla affatto scadente. C’è molto da acquistare. La contrattazione è d’obbligo, come sempre in Thailandia, ma la trattativa non è estenuante. Schietta, veloce, raggiunge presto ottimi risultati per entrambe le parti.

Ancora un’alzataccia per visitare un campo di lavoro di elefanti. A stare lì, a guardare gli animali addomesticati esibirsi in performance e ballare al ritmo della musica, pensi all’assurdità di tutto ciò, e ti vergogni quasi di essere un turista occidentale. Anche se la loro goffa simpatia una risata te la strappa comunque. Molto piacevole è invece il giro nella foresta sul dorso di un elefante, finché non si notano le ferite provocate dalla punta acuminata usata per guidarlo.

Mentre siamo in un ristorante sul fiume Kok, nei pressi di Tha Ton, qualcuno esprime un desiderio. Incontrare le donne dal collo di giraffa. I loro villaggi principali sono intorno a Mae Hong Son, vicino al confine con il Myanmar, paese dal quale sono fuggite. Troppo distanti per il tempo a nostra disposizione. Una guida del luogo si mostra disponibile a svelare un “segreto”. A pagamento. Una jeep ci conduce in un piccolo villaggio, a pochi chilometri, dove vivono, probabilmente a scopi turistici, circa trenta donne. Sono orgogliose del loro pesante ornamento, ma in alcune la sofferenza è evidente. Si racconta che togliendolo anche solo per un attimo morirebbero, perché i muscoli del collo non riuscirebbero più a sorreggere la testa. Fortunatamente sembra che non sia vero. È terrificante pensare alla loro vita quanto è affascinante osservarle. Mettersi in posa davanti ai turisti, circondate da stoffe dai colori sgargianti, per queste donne è ormai un lavoro. Preferito a quello più faticoso dei campi.

Tornati a Tha Ton, saliamo sulla motolancia che, sfrecciando veloce sul fiume Kok, in circa tre ore ci condurrà a Chiang Rai. L’unica sosta è in un villaggio akha, una minoranza etnica originaria del Tibet. Le donne indossano un abito tradizionale e un copricapo con perline e ciondoli d’argento. Molti bambini sono in giro, anche se è orario di scuola. La loro povertà colpisce.

Da Chiang Rai ci muoviamo di prima mattina, imbattendoci in qualche posto di blocco. Controlli per armi e droga. Ai bordi della strada vediamo galli da combattimento in gabbia. Attraversando distese coltivazioni di tabacco raggiungiamo il Triangolo d’Oro, l’estremo lembo del paese, al confine con Myanmar e Laos. Ancora oggi è uno dei principali centri di coltivazione illegale del papavero da oppio, ma la produzione thailandese negli ultimi anni si è drasticamente ridotta. Una visita al piccolo museo dell’oppio, e poi un giro in barca sul Mekong, uno dei maggiori fiumi del mondo. Volendo, si può fare una sosta su una piccola isola laotiana, assaggiare una grappa al serpente e inviare una cartolina, tanto per dire “ci sono stato”. Quindi, non resta che rientrare a Chiang Rai e dirigerci in aeroporto. Destinazione, una delle splendide località balneari della Thailandia.

Le grandi città 

Ayuthaya

Numerose rovine di templi e palazzi ricordano il periodo in cui fu la ricca e fiorente capitale del Siam, dal 1350 fino al 1767, quando venne conquistata dai birmani. Il suo parco storico, dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, negli ultimi anni è stato oggetto di significativi interventi di restauro. Fra le immagini più celebri e fotografate della città vi è l’enorme Buddha disteso conservato nel Wat Yai Chai Mongkhon, la testa di un Buddha intorno alla quale sono cresciute le radici di un albero, nel Wat Phra Mahathat, e la colossale statua in bronzo del Buddha seduto, risalente al XV secolo, situata nel Wat Mongkhon Bophit

Lopburi

La parte antica della città conserva importanti tracce del proprio passato, in particolare del periodo khmer, dal X al XII secolo, e del Seicento, quando il re Narai di Ayuthaya ne fece una seconda capitale del regno. Meritano una visita il Phra Narai Ratchaniwet, seicentesco palazzo reale, il Prang Sam Yot, tempio khmer con tre torri e, di fronte alla stazione ferroviaria, il Wat Phra Si Ratana Mahathat, con il suo prang (torre in stile khmer) risalente al XII secolo.

Una caratteristica di Lopburi sono le numerosissime scimmie che invadono le rovine dei templi, alle quali è persino dedicata una festa annuale, verso la fine di novembre.

Sukhothai

Sukhothai – ovvero “l’alba della felicità” – è considerata la capitale del primo regno thai indipendente, che liberò il territorio dal controllo khmer. Fondato nel 1238, prosperò fino alla seconda metà del XIV secolo, quando prese il potere la dinastia Ayuthaya. Nel parco storico di Sukhothai, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, sono visitabili i resti di numerosi templi, in parte restaurati. Il più grande e importante è il Wat Mahathat. Un buon punto di partenza per la visita delle rovine è il Museo Nazionale Ramkhamhaeng, dal nome del re che, tra l’altro, inventò l’alfabeto thai e favorì la diffusione del buddismo theravada.

Si Satchanalai

Noto un tempo per le rinomate ceramiche, il secondo centro del regno di Sukhothai ospita oggi  importanti resti di templi buddhisti risalenti a quella che viene generalmente definita l’”età dell’oro” della Thailandia, dal XIII al XV secolo. Il suo parco storico, dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è più tranquillo e meno frequentato dai turisti rispetto alle rovine della vicina Sukhothai, alle quali però, quanto a bellezza, nulla ha da invidiare.

Merita una visita anche il Wat Phra Si Ratana Mahathat, significativo esempio dello stile sukhothai. È situato a Chaliang, 2 km a sud di Si Satchanalai.

Lampang

Abitata fin dal VII secolo e successivamente annessa al potente regno di Lan Na Thai, Lampang divenne, fra Otto e Novecento, un importante centro di produzione del legno di teak. Oggi è la seconda città della Thailandia settentrionale. Da non perdere l’antico mercato, le case in teak lungo le rive del fiume Wang, le caratteristiche carrozze trainate da cavalli, i bei templi in stile birmano e lanna, il centro per la salvaguardia degli elefanti thailandesi.

Una ventina di chilometri a sud di Lampang si trova il Wat Phra That Lampang Luang, splendido esempio di architettura religiosa e di tecniche decorative in stile lanna.

Chiang Mai

La città, fondata nel 1296, divenne ben presto il centro culturale, religioso e politico del regno di Lan Na Thai. Caduta nella seconda metà del Cinquecento sotto il controllo birmano, Chiang Mai fu riconquistata solo due secoli più tardi dal re thai Taksin. Oggi offre un vivace labirinto di mercati, numerosi templi e antiche dimore, eleganti quartieri moderni e un fiorente artigianato, con una ricca produzione di oggetti in legno scolpiti e laccati, ombrelli dipinti, ceramiche, argenti, stoffe. La città è dominata dalla vetta del Doi Suthep, sulla quale sorge il Wat Phra That Doi Suthep, costruito nel 1383, uno dei santuari più venerati della Thailandia.

In difesa delle "donne giraffa"

Nelle zone montuose e collinari del nord della Thailandia vivono numerose minoranze etniche, prevalentemente di origine semi nomade, immigrate nel corso degli ultimi secoli da Cina, Tibet, Birmania (l’attuale Myanmar) e Laos. Si tratta di oltre 500 mila individui appartenenti a gruppi tribali akha, lahu, lisu, mien, hmong e soprattutto karen.

L’irruzione di un numero sempre crescente di turisti nei villaggi – con la conseguente disgregazione del tessuto sociale e culturale di queste popolazioni - ha spinto negli ultimi anni la Tourism Authority of Thailand a regolamentare i percorsi del trekking tribale.

Una delle principali attrazioni dell’estremo nord del paese sono le donne dai “colli lunghi”, che vivono nei villaggi di rifugiati padaung, provenienti dalla Birmania e stabilitisi nella zona di confine, in prevalenza nei dintorni di Mae Hong Son. Alle bambine intorno ai 4-5 anni di età, che ovviamente non possono ancora scegliere autonomamente, viene avvolta intorno al collo una spirale in ottone, che sarà di tanto in tanto sostituita durante la crescita con una più lunga e le condannerà a portare per tutta la vita il pesante ornamento. Lo sfruttamento a scopi turistici di questa insolita tradizione, ai nostri occhi particolarmente crudele, pone certamente problemi etici. Considerando però che mettersi in posa davanti alle macchine fotografiche degli stranieri è ritenuta dalle stesse “donne giraffa” la migliore opportunità di lavoro attualmente a disposizione, per chi sceglie il viaggio “mordi e fuggi” una sosta nei loro villaggi non è sicuramente diversa o peggiore rispetto a una visita in una qualsiasi altra meta del turismo etnico di massa. Per chi invece vuole evitare di trovarsi di fronte a uno “zoo umano” e intende entrare realmente in contatto con le culture delle tribù delle colline, il modo migliore è affidarsi alle organizzazioni del turismo responsabile.

 

Il tempio buddhista

Il buddhismo, in una delle forme più antiche e tradizionaliste, quella theravada, è la religione del 95% dei thailandesi. In ogni centro abitato, dalla città al villaggio, è quindi presente almeno un tempio buddhista, chiamato wat, ovvero un complesso di edifici religiosi, talvolta di varie epoche e stili, raccolti intorno a un chedi, o stupa, struttura conica o cubica che in molti casi conserva, secondo la credenza popolare, reliquie del Buddha storico. Le invasioni birmane hanno lasciato una profonda traccia nell’arte e nella cultura thai, ma forti sono anche le influenze dell’architettura khmer, dalla quale sono state riprese numerose forme, quali ad esempio il prang, una sorta di torre-santuario. Elemento ricorrente dell’arte religiosa siamese è il fiore di loto, simbolo della pace buddhista, spesso abbinato a una fiamma, che indica le passioni umane.

Nel wat uomini e donne possono ricevere l’ordinazione monacale. Quasi ogni thailandese di sesso maschile nel corso della propria vita si fa monaco per un breve periodo, in genere tre mesi, durante la stagione delle piogge.

Ricordate che per entrare negli edifici sacri in cui siano esposte immagini del Buddha è necessario togliersi le scarpe e, ovviamente, avere un abbigliamento conveniente. Evitate quindi short e canottiere, anche se, per educazione e un forte senso dell’ospitalità, difficilmente un thailandese negherebbe a uno straniero l’ingresso in un tempio.


Nella terra dei fiumi

Clima

In Thailandia, paese dal clima tropicale umido, ci sono solo tre stagioni. L’estate, da marzo a maggio, con temperature oltre i 30 gradi, la stagione monsonica, da giugno a ottobre, con un alto tasso di umidità e un’alternanza di piogge e sole, e la stagione secca e fresca, da novembre a marzo, il periodo migliore per visitare il nord, durante il quale può essere necessario qualche indumento più pesante per la sera.

Calendario

In Thailandia gli anni vengono contati a partire dall’era buddhista, dal 543 a.C. Attualmente siamo nell’anno 2545.

Documenti

Passaporto con validità 6 mesi. Il visto è necessario per soggiorni oltre i 30 giorni.

Valuta

La moneta thailandese è il bath, che equivale a circa 0,024 euro.

Lingua

La lingua nazionale è il thai. L’inglese è molto diffuso.

Fuso orario

Sei ore in avanti con l’ora solare, cinque con quella legale

Disposizioni sanitarie

Nessuna vaccinazione obbligatoria. Normalmente l’acqua corrente non è potabile. Focolai di malattie tropicali e di malaria in zone lontane dalle città e fuori dai circuiti turistici abituali.

In auto

La guida è a sinistra. È richiesta la patente internazionale.

Guide

Preziosa miniera di notizie utili per organizzare il viaggio, esauriente anche dal punto di vista storico e culturale, è la guida Thailandia della Lonely Planet (32 euro). L’ultima edizione italiana è del gennaio 2002.

Un interessante percorso nella natura e nell’arte, nella storia e nella cultura, arricchito da numerose immagini, è offerto dalla guida “visuale” Thailandia (23,24 euro) realizzata dal Touring Club Italiano in collaborazione con l’editore francese Gallimard. Scarsa la sezione dedicata alle informazioni pratiche.

Numeri utili

Ambasciata thailandese - via Nomentana 132 - Roma ) 0686204381-2

Ambasciata Italiana a Bangkok - 399, Nang Linchi Road ) +66 (0) 22854090

Ufficio Turistico (TAT) - Sede Centrale Le Concorde Bldg. 202 Ratchadapisek Road, Huay Khwang - Bangkok ) +66 (0) 26941222

Dormire

Amarin Lagoon

52/299 Praongkhao Road, Amphur Muang, Phitsanulok

) +66 (0) 5361147

Internet: http://www.sawadee.com/thai/amarinlagoon

Hotel di prima categoria superiore, dispone di 301 camere dotate di telefono, minibar, aria condizionata e tv, ristoranti, piscina, palestra e sauna. Camera doppia da 1250 bath circa.

Lampang River Lodge

330 Moo 11 Tambol Chompoo, Amphur Muang, Lampang

) +66 (0) 54336640-1

Internet: http://www.asiatour.com/thailand/river.htm

Ubicato a circa 6 km dal centro della città, sulla riva del fiume Wang, è composto da 60 bungalow immersi nel verde, arredati in stile thai, con bagno e aria condizionata. Prezzi a partire da 1440 bath a persona.

The Westin Riverside Chiang Mai

318/1 Chiang Mai-Lampoon Road, Chiang Mai

) +66 (0) 53275300

Internet: http://www.westin.com

 

Situato a pochi minuti dal centro, questo moderno grattacielo di 25 piani dispone di 526 camere dotate di ogni comfort, ristoranti con cucina thai e internazionale, piscina, centro fitness. L’operatore italiano Gastaldi propone un pacchetto di 3 giorni/2 notti (101 euro a persona in camera doppia) comprensivo di pernottamenti, prima colazione, trasferimento da e per l’aeroporto, visita di mezza giornata al tempio di Doi Suthep con assistenza in italiano.

 

Dusit Island Resort

1129 Kraisorasit Road, Vieng District, Amphur Muang, Chiang Rai

) +66 (0) 53715777-9

Internet: http://chiangrai.dusit.com

 

Lussuoso hotel posto su un isolotto sul fiume Mae Khok, offre camere con aria condizionata, tv satellitare, cassetta di sicurezza, minibar. Dispone di ristoranti, bar, piscina, campo da tennis, centro fitness. L’operatore italiano Gastaldi propone un pacchetto di 3 giorni/2 notti comprensivo di pernottamenti, prima colazione, trasferimento da e per l’aeroporto, escursione di una giornata alla zona del Triangolo d’Oro con minicrociera sul fiume Mae Kong a partire da 168 euro a persona in camera doppia.

Viaggio organizzato

Numerosi tour operator italiani propongono itinerari nel nord della Thailandia, ma è anche possibile organizzare il viaggio direttamente a Bangkok con operatori locali, quali Turismo Thai (511 SOI 6 SRI Ayuthaya Road - ) +36 (0) 22451551).

Hotelplan

Per il nord della Thailandia offre pacchetti, a partire da 4 giorni/3 notti da Bangkok, che comprendono escursioni nei villaggi tribali delle colline e nei pressi di Mae Hong Son, dove vivono le donne giraffa. Info presso le agenzie di viaggi.

www.hotelplan.it

 

Viaggi del Mappamondo

Operatore specializzato nell’Oriente, ha una vasta scelta di proposte dedicate alla Thailandia, tra cui diverse escursioni nel nord. Info presso le agenzie di viaggi oppure ) 06487891.

www.mappamondo.com

 

Internet

Ente del turismo www.turismothailandese.com

 

Informazioni turistiche www.sawadee.com

Alberghi www.hotelthailand.com

Previsioni del tempo www.thaimet.tmd.go.th

Palazzi reali www.palaces.thai.net

Convertitore di moneta www.oanda.com