Caccia alle streghe

Al casello di Taggia ti sembra di essere alla meta. Poi, appena ti immergi nell’entroterra della Riviera ligure di Ponente, ti accorgi che una trentina di chilometri in salita non sono così pochi. Triora te la devi ancora conquistare. Curva dopo curva i rumori e le luci si affievoliscono. Qualcosa più di quattrocento anni fa questa stessa nostra strada (asfalto più, asfalto meno) la percorsero sul dorso di un mulo gli Inquisitori. Venivano da Genova. Dopo aver costeggiato la riviera, si addentrarono per la valle Argentina attraversando il centro principale, Badalucco. Avevano un compito impegnativo da assolvere. Liberare Triora dalle streghe, colpevoli di provocare la carestia.

Noi, siamo venuti fin quassù proprio per cercare ricordi di quei fatti storici, tracce delle donne che allora furono processate e torturate. Non mancano. Anzi, negli ultimi anni si sono moltiplicati, e la silhouette di una strega a cavallo della sua scopa figura accanto al nome del paese nei dépliant turistici. Simbolo di liberazione collettiva? Moda? Chissà. Sta di fatto che quello che un tempo era un marchio vergognoso e infamante - essere un covo di fattucchiere – oggi si è tramutato in motivo di orgoglio e di attrazione per un turismo attento alle radici culturali. Intelligente, insomma!

Prima, seguendo il vecchio adagio popolare che i panni sporchi si lavano in famiglia, la comunità si chiudeva a riccio di fronte all’estraneo. Ora, se parli con la gente di Triora, fanno a gara nel dichiararti di avere avuto un’antenata strega, ti giurano che anche se il cognome nei secoli si è un po’ modificato, la maga tal dei tali era proprio una loro parente. E, tanto per essere ancora più espliciti, alle porte dell’antico borgo hanno sistemato, a far bella mostra di sé, un monumento semplice, realizzato con materiali poveri - ferro, rete metallica, persino uno scaldabagno - raffigurante un’enigmatica strega che offre la sua pozione al visitatore.

Arriviamo in una limpida sera d’inverno. Siamo a 780 metri sul livello del mare, ma il clima qui è mite tutto l’anno, difficilmente c’è la neve. Il monte Saccarello, che i suoi 2200 metri rendono il più alto della Liguria, protegge la zona. Non si sente un rumore, sembra non ci sia anima viva. Questo solitario e silenzioso borgo delle Alpi marittime, a due passi dalla Francia, incute un certo timore. Un tempo fu feudo dei conti di Ventimiglia, poi fortezza della Repubblica di Genova. Inespugnabile, grazie alla sua posizione. All’epoca il comune, molto vasto, aveva alcune migliaia di abitanti. Oggi, il territorio si è ristretto di poco, ma la presenza umana, decimata, è ridotta a poche centinaia di individui.

Loro, gli Inquisitori, arrivati a destinazione si sistemarono nell’antica fortezza di San Dalmazzo, fatta saltare dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Noi, parcheggiamo la macchina e ci addentriamo nell’acciottolato, inghiottiti dall’affascinante dedalo di stretti e bui carruggi. Se non fosse per la luce elettrica diffusa qua e là da qualche raro lampione sembrerebbe di essere tornati indietro di alcune centinaia di anni. Il paese appare fuori dal tempo, con i suoi numerosi angoli intatti di medioevo. Queste stradine deserte, pervase dall’odore di legna bruciata (unica vaga traccia di una discreta presenza umana), queste case diroccate che, sorreggendosi attraverso un sistema di archi, sembrano farsi da bastone della vecchiaia l’una con l’altra, emanano un fascino tenebroso, che evoca atmosfere sinistre. Aleggiano fantasmi di streghe. Soprattutto se si è appena letto il romanzo di Remo Guerrini. I gatti la fanno da padroni. Con i loro miagolii simili a strazianti lamenti aggiungono un tocco di mistero, che ti consente di farti travolgere per un istante dalle suggestioni, e al primo fruscio in un angolo buio ti fa voltare con il cuore in gola per vedere cosa è stato. Anzi, chi. Ti ritrovi piantati addosso due occhi fosforescenti e inquietanti. Sarà veramente un gatto quel bel micio nero che ci osserva diffidente e guardingo? Oppure… oppure niente, mica puoi abbandonare così, per un misero indizio, un intero bagaglio di razionalità!

Tornando con i piedi per terra, ti rendi conto che nemmeno a girare da cima a fondo il paese troveresti un albergo. E infatti, l’unico hotel di Triora d’inverno è chiuso. Dopo questo primo assaggio non resta quindi che tornare sui nostri passi, giù a Molini, dal 1903 comune autonomo. Lì è aperto un ristorante storico, il Santo Spirito, che ha pure alcune camere per dormire. Da più di 100 anni preparano lumache alla mentuccia, ciapazoi e sciancuin di castagne, funghi e selvaggina. Sulle streghe dell’Alta Valle Argentina hanno una ricca rassegna stampa.

«Ma allora nella zona ci sono ancora le streghe?»

Un sorriso come risposta.

Un’anziana signora che toglie il malocchio c’è. Eccome. La conoscono tutti. È Amalia (per l’anagrafe Bruna), la strega buona di Molini di Triora, che candidamente dichiara di essere capace di volare. Dicono sia in grado di curare le malattie con le erbe, le mani e qualche formula magica. Non chiede compensi, preferisce una preghiera o, al più, un’offerta.

La mattina dopo, una passeggiata per i carruggi di Molini e poi di nuovo a Triora, a vedere che effetto fa il paese con la luce del giorno. Certo, la sottile inquietudine della sera prima si è dissolta, ora è più difficile giocare con le suggestioni. Ma il cupo paesaggio di questa selvaggia e aspra vallata ligure, circondata da montagne, ruderi, grotte, fitti boschi e piena di erbe officinali sembra fatto apposta per ospitare le streghe.

Questa volta parcheggiamo un po’ prima, per risalire a piedi la Sambughea, la parte bassa del borgo medievale. Si chiama così perché dopo un’epidemia di peste i sambuchi erano cresciuti fin dentro le case abbandonate in fretta e furia. Percorriamo via Ca’ Murata dove le abitazioni, per evitare la diffusione del contagio, vennero sbarrate con i malati ancora all’interno. Tutto è rimasto come allora. Case diroccate, piene di piante selvatiche. Suggestivo, romantico, persino emozionante per noi che siamo di passaggio – tranne il silenzio assoluto, che per gli animali metropolitani diventa subito snervante - ma anche un po’ triste, se pensi a chi in un paese semideserto ci deve vivere.

Arrampicandosi su per i carruggi si arriva fino al centro dell’antico paese, al battistero della Collegiata, che conserva tra l’altro un prezioso dipinto della fine del Trecento. Qui, davanti a tutta la popolazione, gli Inquisitori diedero l’annuncio dell’inizio della persecuzione. A fianco ci sono il Palazzo Stella (o meglio, quei pochi brandelli rimasti) - apparteneva alla famiglia della povera Isotta, morta durante i tormenti - e l’Oratorio di San Giovanni Battista, con altre importanti opere d’arte.

I luoghi delle streghe, secondo quanto si racconta, a Triora erano essenzialmente due. Il primo, in via Dietro la colla (si chiama proprio così), è un fienile diroccato, la Cabotina. Una lapide in marmo sta lì a ricordarlo: «Nel sec. XVI credevasi luogo delle streghe», mentre qualcuno ha voluto aggiungere un’altra targa, in legno, più maliziosa: «Qui le streghe danzavano con il diavolo e…» Spazio all’immaginazione! Questi ruderi si raggiungono facilmente dall’interno del paese, oppure si conquistano percorrendo il sentiero delle streghe (15 minuti in salita) indicato poco prima di entrare a Triora. L’altro, fuori dalla zona storica, è l’antica fontana di Campomavue, ma non c’è granché da vedere.

A questo punto, possiamo dire che il paese lo abbiamo percorso in lungo e in largo. O meglio, in su e in giù. Alle porte di Triora varrebbe la pena entrare nella chiesa campestre di San Bernardino, con i suoi pregevoli affreschi medievali, ma per trovarla aperta bisogna essere fortunati. È ancora presto per visitare il Museo Etnografico, l’unico in Italia con una sezione dedicata alla stregoneria. Decidiamo allora di concederci un giro in macchina in questa valle piena di grotte e cave di ardesia, attraversata dal limpido torrente Argentina, che nasce dal monte Saccarello. Arrivati intorno ai 1000 metri, nel territorio di Triora troviamo due affascinanti borghi montani, dove le vecchie abitazioni hanno ancora i tetti in ardesia e dove si parla un incomprensibile dialetto brigasco. Sono Verdeggia e Realdo, le cui case sembrano reggersi per miracolo sul ciglio di uno strapiombo. Per gli amanti del trekking sono luoghi ideali, molto belli e interessanti da un punto di vista naturale. Nella zona c’è una flora ricca di endemismi e una fauna alpina degna di attenzione. Fra i mammiferi sono stati segnalati anche gatti selvatici e lontre, indicatori di ambienti ecologicamente intatti. Daini e camosci sono purtroppo a rischio di estinzione per colpa della caccia.

Prima di rientrare a Triora ci fermiamo un attimo al ponte di Loreto, da cui si vede l’antico ponte della Mauta, luogo di sabba. Da Loreto, in primavera-estate i cultori di sport estremi si catapultano giù, da 119 metri di altezza, con la caviglia legata ad un elastico. È il bungee jumping, una delle mode del momento. Tutto intorno, sulle pareti di ardesia che scendono a picco, un altro sport in voga è il free-cimbling.

Entriamo nel Museo Etnografico e della Stregoneria. Ricostruzioni, libri, copie di documenti. Certo, ci è difficile oggi comprendere cosa sia successo all’epoca. La paura delle streghe era reale, condivisa da tutti gli strati sociali. Anche la popolazione, come le alte sfere ecclesiastiche, riteneva che Satana potesse influire sulle vicende terrene. Se gli incontri notturni e i rapporti sessuali con il diavolo non potevano che essere frutto di fantasia o allucinazioni (eppure le imputate, negli interrogatori, non si stancano di ripetere di aver incontrato Satana, essere state possedute da lui, aver raggiunto in volo il sabba), ciò non toglie che nella magia si siano cimentate molte donne, contadine e povere, guaritrici o levatrici, per tentare di migliorare la propria condizione.

Terminato il giro del museo, è giunto il momento di lasciare l’Alta Valle Argentina. Per una volta, concediamoci la strada più lunga (ve la sconsigliamo solo se le curve in auto vi danno molto fastidio). Una manciata di chilometri in più, ma ne vale la pena. Usciti da Triora, ripresa la statale 548, invece di arrivare fino alla costa, giriamo a destra poco dopo Badalucco, in direzione Baiardo, nostra prima tappa. Poi, ci fermeremo ad Apricale e Dolceacqua, altri luoghi un tempo frequentati da streghe. Sono borghi caratteristici, meritano una passeggiata. Apricale è veramente particolare, con i suoi vicoli pieni di murales. A Ventimiglia imbocchiamo l’autostrada, per uscire al casello di Albenga. Mentre costeggiamo la Sanremo del festival e del casinò, quell’entroterra tranquillo e affascinante che ci siamo appena lasciati alle spalle ci sembra ormai lontano mille chilometri.

Ma nel savonese ci attende un altro interessante paese un tempo patria di streghe. È Toirano, con il suo caratteristico borgo medievale, il museo etnografico, ma soprattutto la sua splendida grotta, popolarmente conosciuta con il nome di Bàsura, che in genovese vuol dire strega. Bella, spettacolare, importante per le antichissime tracce che vi sono conservate. La si può visitare tutto l’anno perché lì, nel ventre della montagna, la temperatura rimane sempre a 16 gradi.

Certo, in questo caso la strega ce la si è voluta tirare – come dire – per i capelli…sì, proprio a tutti i costi. Il luogo comunque è stupendo, meno male che il nome ha catturato la nostra attenzione! Sentite perché si chiama così. Fino alla metà del secolo, il passaggio della grotta era interamente bloccato da una stalagmite. Rimaneva una sola fessura, e quando qualcuno cercava di guardare dentro inserendo una candela, un soffio la spegneva. Un po’ labile come indizio, eppure bastò per far nascere la leggenda popolare che fosse abitata da una strega. Nel 1950 alcuni giovani della zona tentarono la grande impresa. Sfidare la maga, sfondare lo sbarramento. Chissà quale fu la loro reazione quando si trovarono davanti agli occhi un luogo così sorprendente, un “libro naturale” di storia che racchiude testimonianze fossili legate all’uomo preistorico e all’orso delle caverne. Nelle limpide acque di un bacino interno vive un piccolo crostaceo trasparente, il Niphargus, adattatosi all’assenza di luce. Le spettacolari creazioni calcaree, formate nel tempo dal lavorio dell’acqua, enormi stalattiti e stalagmiti talvolta unitesi a realizzare fantasiose colonne, lasciano il visitatore a bocca aperta e fanno sbizzarrire la fantasia. La torre di Pisa è un classico, scontato, ce la vedono tutti, così come l’organo, ma poi, a seconda delle propensioni di ognuno, c’è chi scorge animali o piante, drappeggi o prosciutti… forse anche in funzione dell’ora! Un percorso artificiale collega la grotta della strega a quella di Santa Lucia inferiore, interessante per le caratteristiche formazioni calcaree chiamate “fiori di aragonite”.

Tornati all’aperto, proseguiamo fino al Giogo di Toirano. Nei pressi di una zona popolarmente chiamata “salto del lupo”, la leggenda vuole che una voragine carsica, detta Buranco, sia nientemeno che una porta per l’inferno. Un luogo sinistro, carico di leggende. Un tempo vi si svolgeva il sabba, di recente qualcuno ci si è tolto la vita. C’è chi è pronto a giurare di avervi visto uscire il diavolo. In persona. Come trovare l’impegnativo ingresso? Basta prendere in mano una cavalletta e dirigersi dove tende le zampe. Sarebbe infatti la Gattona, una strega che sta cercando di tornare all’inferno.

Torture e roghi ai tempi dell'Inquisizione

  Meno crudele che altrove, ma ancora molto viva nella memoria delle popolazioni locali, la caccia alle streghe si svolse a Triora fra il 1587 e il 1589, quando la zona venne colpita da una grave carestia. Inizialmente furono gli stessi cittadini, esasperati, a chiedere, tramite il Parlamento generale, l’intervento dell’Inquisizione per liberare la zona dalle “bàgiue”. Secondo l’accusa, oltre a provocare le carestie e la fame, le streghe divoravano bambini appena nati e si congiungevano carnalmente con il diavolo. Arrivarono due giudici ecclesiastici, che diedero il via alle indagini a suon di interrogatori e supplizi. Le imputate, indipendentemente dall’età e dalle condizioni fisiche, furono sottoposte alla tortura della corda, della veglia o del fuoco ai piedi. Alcune finirono tragicamente, come l’anziana Isotta Stella, che non riuscì a reggere i tormenti, o un’altra presunta strega, che si gettò da una finestra per sfuggire ai supplizi, e morì alcuni giorni dopo in seguito alle lesioni riportate. Finché ad essere arrestate e torturate erano soltanto le popolane, nessuno ebbe alcunché da ridire, anche se fra le inquisite c’era persino una bambina di otto anni. Le proteste scattarono invece prontamente quando nell’inchiesta, allargatasi a macchia d’olio sulla base di voci e confessioni estorte sotto tortura, iniziarono ad essere coinvolte anche nobili e borghesi. Il Consiglio degli Anziani gridò alla persecuzione, ma a far quietare gli animi bastò la rassicurazione che le donne di un certo rango, da quel momento in poi, sarebbero state lasciate in pace.

A un certo punto però gli Inquisitori partirono, senza terminare il processo e  lasciando le imputate rinchiuse nelle prigioni. Fu allora il Parlamento a prendere di nuovo posizione, chiedendo che la situazione venisse sbloccata: che fossero punite le colpevoli e liberate le innocenti. Per risolvere la questione, e controllare la regolarità del procedimento, la Repubblica di Genova inviò un commissario straordinario, tale Giulio Scribani. Dopo aver spedito tredici streghe e uno stregone nelle carceri genovesi, l’uomo si fece prendere la mano e proseguì le indagini comportandosi peggio dei suoi predecessori. Effettuò nuovi arresti ed emise - pur senza averne la competenza - altre condanne al rogo nei confronti di presunte streghe. In tutta la vicenda furono processate circa trenta donne. Nonostante le condanne, sembra che nessuna sia realmente finita sul rogo, ma alcune non riuscirono a sopravvivere alle torture, mentre altre perirono di stenti nelle prigioni di Genova. Non si conosce la sorte delle superstiti.


Il glossario della strega

  Bàggiue (o bàgiue)

Così vengono chiamate a Triora le streghe, definite invece bàzure, o bàsure, in genovese.

 

Caccia alle streghe

A lanciare su vasta scala la persecuzione furono la bolla Summis desiderantes affectibus, e­manata nel 1484 da Innocenzo VIII contro coloro che hanno “abusivi commerci con i demoni”, e il Malleus maleficarum (Il martello delle streghe), un trattato di due inquisitori domenicani tedeschi, J. Sprenger e H. Institoris, che spiegava "scientificamente" il fenomeno e i sistemi per combatterlo.

 

Inquisizione

Era il tribunale ecclesiastico istituito per prevenire e reprimere le eresie. Dalla fine del Quattrocento, per circa due secoli, la persecuzione contro le streghe assunse carattere di massa, provocando migliaia di vittime.

 

Processi e torture

I processi contro le streghe sono simili l'uno all'altro. Interrogatori ripetuti e martellanti da parte degli Inquisitori, iniziale dichiarazione di innocenza delle imputate, uso della tortura e successiva "confessione", un racconto più o meno fantasioso di magie e incontri con Satana, riunioni notturne e viaggi su animali volanti. Simbolo del patto con il diavolo si riteneva fosse un marchio sul corpo, che gli accusatori si accanivano a ricercare sulle imputate. In conclusione il rogo, destinato alle streghe confesse.

 

Sabba

Congresso notturno, durante il quale le streghe si congiungevano carnalmente con i diavoli. Durante gli interrogatori le donne riferiscono spesso che, prima di recarsi al sabba, si cospargevano il corpo con un particolare unguento.

 

Strega

«Strega formale deve riputarsi, ed è colei, ch'avrà fatto patto col Demonio, et apostatando dalla Fede, con i suoi malefitij, e sortilegij, danneggiato una, o più persone, in guisa che ne sia loro seguita per cotali malefitij o sortilegij la morte; e se non la morte, almeno infermità, divortij, impotenza al generare, o detrimento notabile agli Animali, Biade, o altri frutti della Terra» (1620 ca. – Instructio dell’Inquisizione).

 

Pozioni d'amore e filtri contro il malocchio

 

La Cabotina, a Triora, dove un tempo si incontravano le streghe, è oggi una località isolata e silenziosa. Quando la raggiungi, dal paese oppure attraverso un sentiero immerso nel verde, hai la sensazione che una delle cose più improbabili da trovare nelle immediate vicinanze sia un negozio. Con una curiosità mista a scetticismo segui allora i cartelli che indicano, a pochi metri, La grande foresta () 0184/94514). Questa inaspettata bottega – un accogliente locale illuminato con un’ampia finestra che offre un bel panorama verde e rilassante – esiste davvero. Stufa a legna e stereo accesi, lui, l’artigiano-artista, è lì, circondato dai suoi personaggi fantastici: gnomi, fate, streghe e folletti in terracotta scolpiti, modellati e decorati a mano (prezzi dalle 12 mila lire al milione).

In un ambiente indubbiamente meno magico, nella parte nuova di Triora, veniamo invece attratti da un negozio che espone il cartello “prodotti tipici della strega” (corso Italia 50, ) 0184/94278). Entriamo. Tracce di streghe sono solo sul marchio di alcuni prodotti fabbricati in proprio, ma dimentichiamo ben presto l’assenza, circondati da una miriade di cibi invitanti e genuini, come la ricca scelta di marmellate di frutti di sottobosco, miele e croccanti, o l’ottimo pane di Triora, conosciuto e apprezzato ben oltre i confini della Valle Argentina.

Il vero regno per un “autentico” shopping della strega si trova però a Molini di Triora, dove in piazza Roma c’è un piccolo scrigno colmo di colori, curiosità – da segnalare una divertente collezione di lumache – sapori e odori che ci conducono indietro nel tempo. Nella Bottega di Angelamaria () 0184/94021 chiuso il mercoledì), sarete accolti da una bella signora sorridente, con un ampio abito lungo, rigorosamente nero, pronta ad offrirvi una pozione d’amore o un olio “scacciabàgiue”. E poi ancora liquori d’erbe, come il filtro delle streghe (prodotto sulla base di una ricetta rinvenuta nell’abitazione di una sua antenata, inquisita nel processo per stregoneria) e il latte di lumaca, a base di grappa di vinacce, zucchero e piante aromatiche. Fra i formaggi, vi consigliamo di assaggiare lo scacciapensieri e il bruzzo, ricotta piccante tipica della zona, fermentata all’interno di cassapanche in castagno.


La ricetta della strega

Lumache alla molinasca

Alimento particolarmente adatto per la vita agreste delle streghe, sono oggi una specialità di Molini di Triora, dove ogni anno a settembre si svolge la Sagra della lumaca.

Ingredienti per 4 persone

1 kg. di lumache ben lavate; ½ l. di olio di oliva extravergine; mollica di 2 panini; 1 l. di vino ormeasco; brodo di carne; ½ testa di aglio; 1 cipolla; sale, pepe, aceto di vino rosso, prezzemolo, alloro,  menta selvatica, rosmarino, timo.

Tempo di cottura: circa 3 ore.

Mettere l’olio in una pentola di terracotta e dopo alcuni minuti aggiungere le lumache e i gusti. Far cuocere per circa 20 minuti e quindi ricoprire le lumache con il vino rosso, aggiungere sale e pepe quanto basta. Far evaporare il vino e ricoprire con il brodo. A cottura ultimata aggiungere la mollica imbevuta di aceto di vino rosso e un tritato di menta e prezzemolo. Accompagnare con vino ormeasco.

Curarsi con le erbe

L'Alta Valle Argentina, con le sue numerose piante officinali spontanee, era, da un punto di vista naturale, un territorio propizio per le streghe, che usavano le erbe a scopo terapeutico o come ingredienti per i filtri magici e gli unguenti diabolici i quali, cosparsi sul corpo, permettevano loro di partecipare al sabba. Si trattava di preparati a base di mandragola, giusquiamo, stramonio, aconito, belladonna che provocavano, tramite assorbimento cutaneo, allucinazioni erotiche. Al termine dell’effetto, alle donne rimaneva l’impressione di essersi veramente recate ai festini con Satana.

Mentre le pomate “deliranti” sono un ricordo del passato, gli anziani del luogo utilizzano tuttora rimedi terapeutici erboristici tramandatisi nel corso dei secoli. Cure naturali, tradizioni, memorie e superstizioni delle popolazioni della zona sono contenuti nell’interessante libro di Sandro Oddo, La medicina popolare nell’Alta Valle Argentina (Pro Triora Editore 1997 - L. 35.000), con un’estesa ed esauriente appendice medica sull’azione terapeutica delle piante trattate e un capitolo dedicato a riti e procedure ancora oggi seguiti per togliere il malocchio.

Ecco un rimedio naturale contro l’ipertensione suggerito da Amalia, la “strega buona” di Molini di Triora:

Mettere in una tazza d’acqua cinque fiori di genzianella, una manciatina di biancospino e tre foglie d’olivo. Lasciare macerare il tutto per ventiquattro ore. Assumerne una tazza per nove giorni, cambiando solo l’acqua che si beve e lasciando inalterato il resto.

Mangiare e dormire

Chi non vuole rinunciare ai comfort di un hotel tre-quattro stelle, farà meglio a cercarli altrove. Lungo la costa, ad esempio. Agli altri, consigliamo invece di rimanere nell’entroterra, dove troverete, nella zona di Triora come in quella di Toirano, alcuni ristoranti per gustare piatti tipici e, dopo, anche pernottare, in camere semplici ma dotate di propri servizi. L’ambiente è familiare, essenziale e accogliente. Buono il rapporto qualità-prezzo.

Triora

Colomba d’oro

[Corso Italia 66 ) 0184/94051]

Camera doppia L. 65.000-70.000, mezza pensione L. 65.000-70.000. Chiuso d’inverno.

Rifugi montani

[) 0184/94141]

Prenotazione posti per Realdo, Verdeggia, oppure più in alto, sui 1700 metri della Bassa di Sanson.

Molini di Triora

Giovanna

[) 0184/94026]

Chiuso d’inverno.

 

Santo Spirito

[piazza Roma 23 ) 0184/94019]

Pernottamento e prima colazione L.30-40.000 a persona, ½ pensione L. 60.000, pranzo tipico L. 35.000-50.000 escluse bevande. Aperto tutto l’anno.

Toirano

La Strega

[via G. B. Parodi 1 ) 0182/98074]

Camera doppia L. 50.000, mezza pensione L. 45.000, pensione completa L. 55.000. Aperto tutto l’anno.

San Pietro

[via P. Mainero 33 ) 0182/98192]

Pernottamento in doppia compresa prima colazione L. 60.000-70.000, mezza pensione L. 55.000-60.000. Aperto tutto l’anno.

Vedere

Triora

Museo Etnografico e della Stregoneria

[Corso Italia 1 - Triora (IM) - ) 0184/94477]

Orario: estate 15.30-18.30, inverno 14.30-18.00. Sabato e domenica anche 10.30-12.00. L. 2.000.

Un tempo adibiti a prigione, i sotterranei dell’edificio in cui è ospitato il museo - che tratta del lavoro agricolo e della vita quotidiana - sono oggi occupati dalle sale dedicate al fenomeno della stregoneria, affrontato nei suoi aspetti leggendari e storici attraverso la ricostruzione di scene di sortilegi, interrogatori e supplizi e l’esposizione di copie di documenti conservati nell’Archivio di Stato di Genova. La sezione archeologica raccoglie una parte dei reperti rinvenuti durante gli scavi effettuati, nella Valle Argentina, in grotte, cave, nel Pertuso e nel Buco del Diavolo; gli altri si trovano nel Civico Museo Archeologico di Sanremo.

Toirano

Grotte di Toirano

Visite guidate tutti i giorni ore 9.00-12.00 (ultima entrata) e 14.00-17.00 (ultima entrata), biglietto intero L. 12.000 (festivi e prefestivi L. 15.000, ridotti per gruppi e famiglie). La visita, della durata di 60-70 minuti, comprende la grotta della Basura e quella di Santa Lucia Inferiore, per un totale di circa 1300 metri. Alle grotte è annesso un piccolo museo preistorico.

Museo Etnografico della Val Varatella

[Via G. Polla - Toirano (Sv) - ) 0182/989968]

Orario: 10.00-13.00/15.00-18.00. L. 2.000.

Allestito nelle antiche scuderie del palazzo dei Marchesi del Carretto, conserva testimonianze dei mestieri agricoli e artigianali della zona, ma anche ricordi di vita domestica delle generazioni che ci hanno preceduto.

Leggere

Libri

Per immergersi nell’atmosfera della Triora del XVI secolo, prima di intraprendere il viaggio è d’obbligo la lettura del romanzo di Remo Guerrini, Strega, Interno Giallo, Milano 1991. Il libro, ormai fuori catalogo e praticamente introvabile nelle librerie, è però facilmente reperibile nelle biblioteche. Ricostruisce, miscelando riferimenti storici e invenzioni fantastiche, la storia di Battistina, una strega di soli tredici anni.

Dedicato alle streghe dell’Alta Valle Argentina è anche il libro di Sandro Oddo, Bagiue. Le streghe di Triora. Fantasia e realtà, Pro Triora Editore, 1997 (L. 15.000), in cui sono riprodotti alcuni interessanti documenti storici, attualmente conservati nell’Archivio di Stato di Genova, relativi al processo della fine del Cinquecento.

Guide

Triora e il suo territorio, Cartoguide De Agostini. Tradizioni, storia e attualità della zona, con alcuni itinerari di trekking.

La riviera di ponente, Guida Vacanze del Touring Club, (L. 20.000) piena di curiosità e suggerimenti pratici.

Una Liguria da scoprire. Raccoglie 14 escursioni di varie lunghezze e difficoltà (L. 9.000). E’ curata dall’Associazione Liguria da Scoprire, che propone iniziative alla riscoperta delle tradizioni, della storia e della natura del ponente ligure () 0183/290213)


@

   

Liguria

[http://www.regione.liguria.it]

Il sito ufficiale della regione fornisce tutte le informazioni utili per un soggiorno in Liguria. Nello sportello per il turista si trovano elencati, provincia per provincia, musei, strutture ricettive, itinerari, manifestazioni culturali. Vi sono inoltre pagine dedicate a vini e prodotti tipici, parchi naturali e molto altro.

Musei etnografici

[http://www.museinrete.net]

Nel sito dei musei demoetnoantrolopogici d’Italia, preziose raccolte che custodiscono ricordi delle tradizioni e delle usanze delle differenti regioni, è in allestimento una pagina sul Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora.

Trekking

[http://www.lnet.it/cai/]

A cura della sezione di Loano del Club Alpino Italiano, propone percorsi di trekking con partenza da Toirano. Per ogni tappa viene fornita una dettagliata descrizione, in cui sono specificati anche l’andamento altimetrico e i tempi di percorrenza.

Salto con l’elastico

[http://www.bungee.it]

Gli amanti degli sport estremi vi troveranno tutte le informazioni per praticare il salto con l’elastico dal ponte di Loreto. Periodo di effettuazione: da fine marzo a ottobre.


Info

Il viaggio in auto

Triora

 Percorrere l’autostrada A-10 fino al casello di Taggia. Raggiunta con l’Aurelia Arma di Taggia, imboccare la statale 548 della Valle Argentina.

Toirano

Si esce dall’autostrada A-10 al casello di Pietra Ligure provenendo da Genova, ad Albenga provenendo da Ventimiglia, poi si percorre l’Aurelia fino a Borghetto Santo Spirito. Si lascia quindi la costa per imboccare la strada provinciale. A circa 4 km. si trova Toirano.

Numeri utili

Comune di Triora, ) 0184/94049

Comune di Toirano, ) 0182/98065

Ass. Turistica Pro Triora, ) 0184/94477

Ufficio grotte di Toirano, ) 0182/98062

APT Riviera dei Fiori, ) 0184/571571 (per la valle Argentina)

APT Riviera delle Palme, ) 0182/647125 (per la zona di Toirano)

Gli sport

Il free-cimbling viene organizzato tutto l’anno dal Centro di arrampicata sportiva su roccia Marco Pukli ) 0184/688900, nei mesi estivi anche da Gianni Carbone ) 0184/572275 (0347/4350182)

Il salto con l’elastico dal ponte di Loreto è invece organizzato dalla Exploring bungee srl, tel. 02/29403136. I primi lanci quest’anno verranno effettuati domenica 28 marzo, mentre il 2 maggio si svolgerà una gara di velocità. Costo del primo lancio: L. 120.000.