La scoperta del mondo

Il nostro viaggio tra i viaggi è cominciato a Roma, in un tranquillo palazzetto rinascimentale immerso nel verde di villa Celimontana. Qui, nella sede della Società Geografica Italiana, circondati da armadi in legno colmi di avventura, fra maestosi scaffali zeppi di libri che vanno su, in alto, fino ai soffitti affrescati, ha avuto luogo la nostra iniziazione. Il primo approccio con le antiche carte geografiche, a dire il vero, non avveniva sotto i migliori auspici. Vi giungevamo infatti con l’erronea idea dell’elaborato cartografico come di un freddo e impersonale supporto di informazioni costituito da una miriade di cifre, reticolati, fitti elenchi di nomi. È bastato un attimo per farci ricredere. Appena intrapreso l’itinerario a ritroso nel tempo l’argomento ci ha affascinato, catturato, tanto da generare in noi la voglia di spigolare, alla ricerca di curiosità, anche nei fondi di altri archivi e biblioteche.

A un primo sguardo, le antiche rappresentazioni appaiono ricche di suggestioni sotto l’aspetto figurativo, con i loro mari popolati da fluttuanti velieri e minacciosi pesci, con tanto di paesaggi in forma prospettica e vignette di uomini e animali dipinte con l’espressiva semplicità dei disegni infantili. E persino, almeno fino al Seicento, con alcuni toponimi di città, oppure isole, completamente inventati, perché i cartografi erano soliti riempire tutto lo spazio a loro disposizione, affollando i territori sconosciuti con immagini e nomi di fantasia.

Ben presto, allo stupore per il fascino estetico si aggiunge l’interesse per il contenuto, perché ti accorgi che l’evoluzione delle rappresentazioni cartografiche rispecchia il lungo cammino compiuto dall’umanità per individuare la forma reale della terra e raggiungere la percezione del mondo così come la abbiamo oggi. Se inizi a immedesimarti in coloro che in altre epoche le hanno usate, le carte ti appaiono oggetti vivi e carichi di fascino. Osservando un antico esemplare è come se entrassi nella testa del frate medievale, intento a realizzare il suo mappa mundi dell’ecumene - la parte conosciuta del mondo abitato allora limitata a Europa, parte dell’Africa e Asia – poco attento alla precisione scientifica ma pieno di zelo nel comunicare la propria visione religiosa. Oppure ti ritrovi nei panni del mercante, alla ricerca di luoghi del mondo dove fare fortuna, o del pellegrino, che esaminava l’itinerario del suo viaggio di fede, faticoso e solitario, magari a piedi, durante il quale era disposto a sopportare qualsiasi sofferenza e rischio pur di arrivare a Roma e conquistare un “souvenir”, una medaglietta con l’immagine del Volto Santo oppure un ritaglio di stoffa trasformato in reliquia perché calato nel sepolcro degli apostoli Pietro e Paolo. Finché, infine, come per incanto ti sembra di osservare la terra con gli occhi di Colombo, mentre si apprestava a organizzare le sue imprese, i suoi viaggi alla scoperta del mondo.

Già, la scoperta, la progressiva conoscenza e conquista da parte dell’uomo, dell’uomo occidentale. Dal mitico viaggio di Ulisse allo sbarco degli astronauti sulla luna, quel cammino lungo, tortuoso e inarrestabile verso l’ignoto, costellato di misteri e leggende, trionfi e sofferenze, progresso e distruzione, libertà e sfruttamento.

Questo e altro, molto altro, è la storia del viaggio, di un viaggio solo di recente diventato prevalentemente turismo, intrapreso quando erano lontani i tempi in cui in una settimana vai dall’altra parte del mondo, vedi e torni, quando il viaggio costituiva un’esperienza eccezionale, una stagione della vita, con le strade che pullulavano di briganti, i mari di pirati, e non c’erano tour operator pronti a dispensarti la giusta miscela fra comfort e avventura. D’altra parte, se volevi accrescere la tua conoscenza del mondo non avevi molta scelta, mica potevi collegarti a Internet e visitare virtualmente un museo a migliaia di chilometri di distanza!

Nella cartoteca della Società Geografica Italiana abbiamo trovato raffigurazioni di varie epoche. La più antica è una Carta nautica del 1480. Appena inizi a osservarla ti chiedi grazie a quale miracolo sia giunta fino a noi così ben conservata, considerando che era destinata all’uso in navigazione. Poi, subito dopo, ti accorgi come le conoscenze dell’epoca fossero nulla affatto omogenee rispetto alle differenti parti della terra, anzi della sua metà perché sul resto - ammesso pure che vi fosse – circolavano solo leggende. Così mentre il Mediterraneo è più o meno ben descritto, al di là della Manica i toponimi sono sempre più radi, l’Inghilterra pare un lupo spelacchiato e l’Atlantico è riempito da un arcipelago di invenzioni.

Chissà se questa pergamena è mai passata per le mani di Cristoforo Colombo, che era un frequentatore delle botteghe genovesi. In ogni caso lui, sempre molto attento alle rappresentazioni di quella terra che credeva piriforme, ne studiò certamente di simili. E proprio il tentativo di individuare la carta usata dal navigatore genovese di leggende e dispute ne ha fatte sorgere parecchie. La si è cercata a lungo, e qualcuno ha pure erroneamente creduto di trovarla, identificando lo splendido Planisfero Genovese conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze con la Carta da navigare di Paolo Dal Pozzo Toscanelli, ispiratore e supporto della spedizione di Colombo insieme a tutti coloro che, con i loro resoconti di viaggio, resero possibile la sua impresa.

Se la carta di Toscanelli è andata persa, ce ne sono comunque giunte molte altre dell’epoca. Parecchie se ne trovano nelle Biblioteche Nazionali di Firenze o di Parigi, dove c’è ad esempio la Carta pisana, una delle prime carte nautiche a noi conosciute, numerose ne conserva la Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma - ma, ahimè, appannaggio di qualche privilegiato, perché la consultazione è riservata a studiosi con lettera di presentazione – mentre un vero e proprio scrigno di tesori è la Biblioteca Marciana di Venezia. Il suo “pezzo forte”, il Mappamondo di Fra Mauro, della metà del ’400, è una tra le tante rappresentazioni dell’epoca eseguite su commissione del potere civile o religioso. Quando te lo trovi di fronte nella sua imponente bellezza rimani perplesso, ti domandi che strano mondo sia quello raffigurato. Perché così, a colpo d’occhio, non riconosci alcuna forma nota. Guardi un po’ meglio, cerchi l’Italia, che pensi sia la più facile da trovare, ma non vedi neanche quella. Poi ti accorgi che tutto è alla rovescia, e solo se ti metti a testa in giù questo mondo sconosciuto, orientato verso sud come nelle carte arabe, ti appare finalmente familiare. Va osservata nei suoi mille e mille particolari e figure, nella sua localizzazione del Paradiso Terrestre, nelle circa 4000 iscrizioni informative questa magnifica opera che riprende Tolomeo ma tiene conto delle scoperte portoghesi e dei resoconti di viaggio, usa come fonti portolani e carte nautiche. Gerusalemme non è più al centro del mondo, anche se il frate sente il dovere di giustificare il suo audace strappo con la tradizione ricordando, nelle vivaci annotazioni, “perhò l’è anchora in mezo non considerando el spatio de la Terra ma la moltitudine di habitanti”.

Questo mappamondo è tra le raffigurazioni che meglio rispecchiano le idee di Colombo, convinto a mettersi in viaggio da un errore, un bizzarro scherzo giocato dalla persistente influenza della visione tolemaica che, sottovalutando le dimensioni della terra, gli fece ritenere possibile "buscar al levante por el ponente”, raggiungere l’Asia dall’Europa. Versioni rinascimentali, manoscritte e a stampa, della Geografia di Tolomeo sono conservate in numerose biblioteche. Sfogliando uno di questi mastodontici volumi rimaniamo colpiti dalla carta di un’Italia informe e tutta ripiegata su se stessa. Povero stivale, striminzito e dimesso, te ne hanno fatte di tutti i colori i cartografi sulla base delle errate indicazioni del geografo alessandrino!

È strano pensare che tutto ciò accadeva ancora nel Cinquecento, ovvero dopo il periodo delle grandi scoperte geografiche, ma è ancor più sorprendente, esaminando le carte di quell’epoca, notare l’enorme differenza esistente fra le rappresentazioni dei vari autori, che si trovavano a dover scegliere fra l’osservanza della tradizione classica, dell’autorità tolemaica e l’inserimento di dati più precisi, frutto delle conoscenze acquisite con viaggi ed esplorazioni.

Di tempo, comunque, doveva ancora passarne parecchio prima che si raggiungesse a una precisione scientifica nelle rappresentazioni della penisola. Ancora negli ultimi decenni dell’Ottocento la realizzazione della prima carta topografica dell’Italia unita, ad opera dell’Istituto Geografico Militare, fu impresa tutt’altro che facile, dal momento che le informazioni di cui si disponeva erano frammentarie, disomogenee, espressione della divisione politica dell’Italia preunitaria. E invece da allora, in poco più di un secolo, la cartografia ha subito una vera e propria rivoluzione. “Immagini digitali multispettrali acquisite mediante scanner avionici Daedalus a una quota relativa di volo di circa 5.000 metri”. Questa frase, che sembra ripresa da un libro di fantascienza, è la descrizione di un settore dell’attività dell’IGM. Satelliti, elettronica, utilizzo di nuove tecnologie hanno prodotto rapide e radicali modificazioni, rendendo superflue l’abilità manuale e la necessità di un supporto materiale per le carte, che possono assumere una forma virtuale, apparire sul monitor del computer, essere ingrandite a volontà con un semplice click ma anche aggiornate in tempo reale. È la cartografia dell’oggi.

Se la bellezza delle antiche immagini del mondo ha saziato i nostri occhi, la curiosità non ancora completamente appagata ci ha spinto a proseguire nella ricerca. Dopo una sosta in una libreria interamente dedicata al viaggio - oltre a materiale relativo al turismo vi si trovano numerosi testi storici – abbiamo avuto voglia di consultare direttamente le fonti archivistiche. La Società Geografica Italiana è pure in questo caso una miniera di informazioni, un ottimo punto di partenza. Con una doverosa precisazione. Entrando in questo prezioso contenitore di avventura e testimonianze del passato, un’idea romantica del viaggio potete pure togliervela dalla testa. Appena le esamini con un po’ di attenzione, ti accorgi che quasi tutte le spedizioni erano mirate allo stesso obiettivo: la conquista, lo sfruttamento di regioni “selvagge” e la loro “civilizzazione” anche coatta. Così, mentre ufficialmente la Società cercava di mantenere un atteggiamento distaccato nei confronti della colonizzazione, sulle pagine del suo bollettino apparivano articoli intitolati «Della maniera più facile per sottomettere e civilizzare le regioni dell’Africa Centrale». E proprio relativo all’Africa è molto materiale dell’archivio, perché l’espansione coloniale italiana si indirizzava lì, nel continente ancora tutto da esplorare e conquistare.

Non mancano comunque le curiosità, come la documentazione relativa a tale Carlo Piaggia che, alla metà dell’Ottocento, quindi nemmeno troppo tempo fa, andò in Africa convinto di trovarvi uomini con la coda. Dopo aver risalito a ritroso il Nilo, le cui sorgenti rimasero per secoli sconosciute e misteriose, percorso terre mai toccate dagli europei, cercato di trarre un utile dall’attività di cacciatore, imbalsamatore, collezionista e mercante, decise di raggiungere i leggendari Niam Niam, su cui si raccontavano storie di ogni sorta. Si diceva che fossero cannibali, metà uomini e metà cani, che avessero una coda a ventaglio… e chi più ne ha più ne metta. Rimase con loro, indenne, per quasi due anni, sfatando le bizzarre credenze su quel popolo e osservando con interesse le loro abitudini. Al suo ritorno, dopo varie peripezie riuscì a pubblicare un diario divertente, interessante e tutto sommato onesto della sua avventura, un’esperienza analoga a quella di molti altri, che, in tutte le epoche storiche, spinti da un’incontenibile sete di conoscenza, hanno affrontato disagi di ogni tipo. «Mi pare che se per tutta la mia vita dovessi girare il mondo studiando e lavorando anche a costo delle più gravi privazioni e dei più aspri sacrifici sarei l’uomo felice», scriveva una manciata di decenni fa l’esploratore Ardito Desio, giunto oggi alla ragguardevole età di 103 anni, sintetizzando lo spirito inquieto del viaggiatore.

Con quel tanto di comodità concessa dagli spostamenti dell’epoca e una buona dose di privilegio avevano invece “conquistato” l’Italia, fra il Sette e l’Ottocento, i viandanti del Grand Tour, giunti in gran numero dal nord Europa fra il Sette e l’Ottocento per ammirare le bellezze storiche, artistiche e naturali del nostro paese. Un viaggio d’élite, testimoniato da una miriade di ritratti e dipinti di paesaggi, diari e resoconti, più o meno all’opposto dell’esodo di massa, alla fine dell’Ottocento, verso terre promesse, un’altra scoperta della “Merica”, a distanza di qualche secolo, senza carte geografiche ma con tante illusioni e un baule colmo di ricordi e santini. Una partenza collettiva da quel sud d’Italia che oggi, amaro scherzo della storia, è punto di arrivo di altre genti alla ricerca di più dignitose condizioni di vita. Il viaggio continua.

Tutti gli scaffali del viaggiatore

  Negli ultimi anni si sono moltiplicate discretamente, senza far parlare troppo di sé, finché un recente film di successo le ha bruscamente portate agli onori della cronaca. Sono le librerie dedicate al viaggio, preziosi punti di riferimento per scalatori e marinai, avventurosi giramondo e indomiti turisti fai-da-te, ma anche per gli inguaribili pigri che, provando fatica solo all’idea di mettersi uno zaino in spalla, amano sognare terre lontane sprofondati in una comoda poltrona.

La realtà e l’immaginario del viaggio, una sorta di “giro del mondo in 10 mila titoli” – tanti, più o meno, se ne trovano in genere in queste librerie - viene proposto attraverso itinerari e guide turistiche, carte stradali, escursionistiche e geografiche, narrativa, libri sulla storia e l’arte dei differenti paesi, curiosità per bibliofili, mappamondi e atlanti. Ne abbiamo selezionate alcune, tra cui figurano succursali TCI, fiduciarie CAI e rivenditori ufficiali IGM.

Piemonte

Il Giramondo

[V. Carena 3 - Torino ) 011/4732815]

Fondata nel 1984, è stata forse la prima libreria italiana specializzata in viaggi. Carte geografiche e guide turistiche di tutto il mondo sono affiancate da testi in varie lingue e strumenti per l’orientamento.

Lombardia

Libreria Azalai

[C.so di Porta Ticinese 46 - Milano ) 02/58101310]

Libreria multietnica specializzata in Asia, Africa, Americhe e Pacifico, propone letteratura, saggistica, testi rari ma anche guide, vocabolari, carte. Organizza inoltre numerose iniziative per favorire la conoscenza e lo scambio fra culture diverse.

Libreria dell’automobile

[C.so Venezia 43 - Milano ) 02/76006624]

Dedicata all’automobilismo e al motociclismo, è una sosta ideale per tutti coloro che hanno in cantiere un viaggio su due o quattro ruote.

Luoghi e libri

[V. M. Melloni 32 - Milano ) 02/7388370]

Appena trasferita in una nuova sede, è una delle più antiche librerie specializzate in guide, cartografia, letteratura di viaggio.

Giramondo Libri

[V. Palestro 5a - Cremona ) 0372/22414]

Di recente apertura, ha un vasto settore dedicato alla montagna e all’escursionismo ma vi si trovano anche carte, guide, narrativa di viaggio e dizionari.

Libreria V.E.L.

[V. Angelo Custode 3 - Sondrio ) 0342/218952]

Guide turistiche, editoria sui temi della montagna e della natura, ma soprattutto materiale cartografico di ogni tipo, anche raro o unico in Italia, come quello relativo ai trekking himalayani, andini e africani. Chi non ha voglia di consultare lo stradario… per trovare la libreria può cimentarsi con le coordinate geografiche: latitudine 46° 10’ 21. 560”, longitudine 9° 52’ 18. 091”.

Trentino-Alto Adige

Viaggeria

[V. Cavour 44 - Trento ) 0461/233337]

Specializzata in guide turistiche e carte, ma soprattutto in narrativa di viaggio, organizza spettacoli dedicati alla musica etnica delle varie aree del mondo.

Veneto

Pangea

[V. S. Martino e Solferino 106 - Padova ) 049/8764022]

La nuova ampia sede, colma di carte e libri per viaggi di ogni tipo - in montagna o al mare, in barca o in bicicletta - è anche un luogo di incontro che ospita mostre e corsi (patente nautica, meteorologia, cartografia).

Friuli – Venezia Giulia

Libreria Internazionale Transalpina

[V. di Torre Bianca 27a - Trieste ) 040/66128]

In questo locale, che prende il nome dalla ferrovia che nell'Ottocento collegava Trieste a Vienna, oltre a testi su ambiente, avventura, montagna, natura, turismo e viaggi si trovano oggetti particolari, come le bussole che indicano la Mecca o i curvimetri per leggere le distanze su una carta geografica, i moleskine - celebri taccuini di Chatwun, Heminguay, Celine e Matisse - o i mappamondi con cartografia satellitare.

Emilia - Romagna

Nuova Libreria Accursio

[V. Oberdan 29b - Bologna ) 051/220983]

Carte e guide di tutto il mondo, settori dedicati al mare e alla montagna, mappamondi e atlanti.

Toscana

Il Viaggio

[B.go Albizi 41r - Firenze ) 055/240489]

40 mq colmi di guide turistiche, carte, diari di viaggio, fiabe e leggende di tutte le culture, video, mappamondi, bussole, barometri, gadget.

Libreria Stella Alpina

[V. F. Corridoni, 14B/r - Firenze ) 055/411688]

Dedicata principalmente alla montagna, ha anche libri, carte, guide e video che riguardano altri aspetti del viaggio. Organizza gite ed escursioni, e il suo sito Internet (http://www.explorer.it/stellalpina) è ricco di notizie utili per gli amanti del trekking.

Lazio

Libreria del Viaggiatore

[V. del Pellegrino 78 - Roma ) 06/68801048]

Accanto a guide turistiche e carte stradali, in questo locale nel cuore di Roma vi sono testi di narrativa, saggistica, filosofia che consentono di avvicinarsi alla storia e alla cultura delle differenti aree geografiche.

Libreria “Il Mare”

[V. del Vantaggio 19 – Roma ) 06/3612091]

Testi di letteratura, storia o gastronomia, riviste, cartoline, stampe e video sono tutti rigorosamente in tema.

Campania

Jamm

[V. S. Giovanni Maggiore Pignatelli 1 - Napoli ) 081/5526399]

Nata nel 1989 ma appena trasferita in una nuova sede, è specializzata in cartografia nazionale e internazionale.

Feltrinelli International

[V. S. Francesco 14 – Padova ) 049/8750792]

[V. Zamboni 7/b – Bologna ) 051/268070]

[V. Cavour 12 – Firenze ) 055/292196]

[V. V. E. Orlando 84/86 - Roma ) 06/4870999]

Non hanno la caratteristica atmosfera delle piccole librerie, dove il proprietario è lì, sempre pronto a riempirti di consigli, ma sono una vera miniera di testi utili per organizzare viaggi ben documentati.

La leggendaria spedizione nel Karakorum

Fondata nel 1867 a Firenze e trasferita pochi anni dopo a Roma, dai primi decenni dell’Italia unita fino al periodo fascista ebbe un costante indirizzo filogovernativo che la portò ad assumere un ruolo attivo nella politica coloniale. Le spedizioni organizzate dalla Società, tranne le poche con prevalenti scopi scientifici, avevano come mete zone verso le quali l’Italia nutriva considerevoli interessi politici ed economici, e costituirono quindi spesso – indipendentemente dagli intenti personali e dalla consapevolezza dei singoli partecipanti - una premessa per l’intervento imperialista.

Attualmente è un ente morale, senza scopo di lucro, che promuove lo sviluppo degli studi e della cultura geografica con particolare attenzione alla conoscenza del territorio, del paesaggio e dei beni culturali. Oltre a pubblicare monografie e un bollettino trimestrale, ospita un prezioso archivio, in parte “inesplorato”, pieno di appunti, disegni, relazioni e diari di viaggio, la principale biblioteca italiana del settore, con più di 300.000 testi a stampa o manoscritti e 2000 periodici, una cartoteca di circa 20.000 pezzi, in cui sono conservate opere di notevole valore storico-artistico, e una fototeca, con oltre 130.000 fotografie dagli anni ’60 dell’Ottocento ad oggi, realizzate da professionisti o da semplici viaggiatori. Cospicuo è il materiale relativo alla lunga attività del geologo ed esploratore Ardito Desio, alla guida della spedizione nel Karakorum che nel 1954 portò due italiani, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, a conquistare il K2, la seconda vetta del mondo. Del piccolo museo, da tempo chiuso al pubblico, sono rimasti pochi reperti chiusi dentro alcune casse, mentre il resto della raccolta è depositato presso varie collezioni statali e universitarie.

L'Italia in centomila immagini

È il principale organo cartografico statale, fondato nel 1872 a Firenze come erede di un Ufficio Tecnico che, all’indomani dell’unità d’Italia, aveva raccolto e centralizzato le esperienze degli uffici topografici degli stati preunitari. Il suo primo incarico significativo fu quello di realizzare la Carta Topografica d’Italia, un complesso lavoro che si protrasse per circa un trentennio. Attualmente fra i compiti dell’Istituto figurano, oltre alle attività prettamente militari, l’aggiornamento delle reti geodetiche, la copertura aerofotogrammetrica del territorio nazionale, la “validazione” della produzione cartografica di enti pubblici e privati, la gestione della banca dati geografici, i lavori topografici e di manutenzione dei limiti dei confini di Stato, l’attività didattica e di ricerca, con la pubblicazione di periodici scientifici e di divulgazione geografica.

Della vasta produzione cartografica dell’IGM - carte topografiche, aeronautiche, magnetiche, archeologiche, da rilevamento satellitare e altro – molto conosciute sono le “carte della montagna”, in scala 1:25.000, prezioso strumento per gli amanti del trekking. Nella ricca biblioteca si trovano testi scientifici e militari ma anche relazioni di viaggi ed esplorazioni e un’importante collezione di atlanti geografici dal Cinque-Seicento ad oggi. La cartoteca, costituita da circa 120.000 pezzi moderni e 8.000 antichi, comprende opere fondamentali come la carta d'Italia di Giovanni Antonio Magini incisa nel 1608, a cui si ispirarono le più significative rappresentazioni del Seicento. Nella monumentale sede dell’Istituto vi è pure un interessante Museo strumenti, composto da circa 400 oggetti, dal 1750 al 1950, fra apparecchi per la misura di angoli, distanze e dislivelli, strumenti per il rilievo topografico e fotogrammetrico, accessori per il disegno cartografico. Vi è inoltre una scuola di geodesia, topografia e cartografia per formare il personale dell’amministrazione della Difesa impiegato nella produzione di cartografia tematica militare ma anche gli operatori universitari e di altre amministrazioni.

La prima mappa di Bedolina

Ha un fascino veramente particolare la storia della cartografia, che ripercorre il cammino nulla affatto lineare compiuto dall’uomo dai tempi di rappresentazioni quali la  “mappa di Bedolina”, graffita circa tremila e quattrocento anni fa, fino all’acquisizione di conoscenze tali da permettere una descrizione esatta e dettagliata del mondo.

Le più antiche raffigurazioni di cui abbiamo notizia - come il “pinax”, la tavoletta realizzata nel VI secolo a. C. dal filosofo ionico Anassimandro, il primo cartografo della storia - sono andate perse. Dell’epoca romana, la principale rappresentazione giunta sino a noi (tramite una copia medievale), è la Tabula Peutingeriana, lunga striscia in pergamena che fornisce una precisa descrizione della rete viaria dell’impero.

Il Medioevo ci ha invece lasciato numerosi mappamondi, definiti T in O e orientati verso est, nei quali la terra appariva racchiusa da un Oceano circolare e divisa in tre continenti. L’Asia occupava l’intera parte superiore, l’Europa e l’Africa si dividevano quella inferiore, separate dal Mediterraneo, il tratto verticale della T, mentre i fiumi Don e Nilo formavano quello orizzontale. Se queste immagini, talvolta elaborate da monaci e impreziosite con elementi decorativi, avevano una funzione prevalentemente religiosa, tendendo a evidenziare la natura e il centro del mondo, identificato con Gerusalemme, l’espansione del commercio via mare attraverso il Mediterraneo fece sorgere, agli inizi del secondo Millennio, la necessità di disporre anche di carte in grado di fornire notizie utili per gli spostamenti. Furono così prodotti numerosi portolani (ancora oggi l’Italia ne ha uno relativo a tutto il bacino del Mediterraneo, compilato dall’Istituto Idrografico della Marina) e carte nautiche, i cui primi esemplari noti risalgono alla fine del XIII secolo.

Tra il Due e il Quattrocento venne riscoperta e diffusa, spesso con il titolo di Cosmographia, la Geografia di Tolomeo, una sorta di manuale scritto nel II secolo ma caduto per lungo tempo nell’oblio. Le carte originali forse non furono mai trovate, ma i codici successivi vennero ugualmente corredati da immagini, realizzate seguendo le precise indicazioni tolemaiche. La rinnovata fortuna dell’opera dello scienziato alessandrino, che pure aveva elaborato una rappresentazione fortemente errata della terra, costituì un progresso per la cartografia, perché la sua griglia astronomico-matematica forniva uno strumento tecnico più avanzato rispetto a quelli medievali.

Nel periodo delle grandi scoperte geografiche e dell’invenzione della stampa la cartografia attraversò un momento di particolare gloria. L’immagine del mondo si modificò radicalmente dalla metà del ‘400, quando gli antipodi erano ancora luoghi leggendari che si credevano popolati da esseri mostruosi, agli inizi del '500, quando la circumnavigazione del globo fornì la dimostrazione empirica della sfericità della terra, già enunciata dall'astronomia greca qualche secolo prima di Cristo. Nelle carte iniziarono a comparire i contorni del “Nuovo Mondo”, anche se ragioni economiche e militari portarono spesso i colonizzatori a comunicare le scoperte con notevole ritardo. In Spagna e Portogallo la cartografia divenne una questione di potere, un affare di stato che portò alla nascita di appositi uffici pubblici.

L’intensificarsi di viaggi ed esplorazioni mise pian piano in evidenza una realtà ben più articolata di quella inquadrabile nella griglia tolemaica, inducendo i cartografi a tenere conto, con maggiore attenzione, dei risultati delle scoperte e a perfezionare progressivamente la misurazione e la rappresentazione del mondo, che nel corso del Sei e Settecento acquistarono un carattere sempre più scientifico.

In tempi recenti la cartografia topografica, nautica e aeronautica è stata affidata quasi totalmente a organismi sottoposti all’autorità militare. Il settore geocartografico viene considerato in Italia un pubblico servizio di cui l’Amministrazione statale è unica depositaria, attraverso l’Istituto Geografico Militare, l’Istituto Idrografico della Marina e altri enti. Le pubblicazioni dei privati, che operano soprattutto nel campo della cartografia stradale e turistica, sono ammesse come rielaborazione sostanziale di quelle ufficiali.


Da Marco Polo a James Cook

Se un filo può unire pellegrini e mercanti, conquistatori e missionari, intellettuali ed emigranti, scienziati e turisti, è la comune appartenenza a quel variegato “popolo dei viaggiatori” i cui componenti, uomini e donne di tutte le epoche storiche e le classi sociali, si sono messi in cammino verso terre lontane spinti dalle motivazioni più varie: fede religiosa o brama di ricchezza, desiderio di conoscenza o insoddisfazione personale, passione per lo studio o ricerca di migliori condizioni di vita, solidarietà con altri popoli o propositi di conquista.

Fin dai tempi più antichi l’uomo ha dato luogo a diverse forme di mobilità, rese più agevoli nell’epoca romana dalla costruzione di un’efficiente rete viaria e dalla compilazione di “guide turistiche” per percorsi religiosi, gli Itineraria, ripresi nel Medioevo, quando il viaggio assunse le forme del commercio e del pellegrinaggio, soprattutto attraverso la via Francigena, o Romea, che univa Roma ai mari del nord. Simbolo del mercante viaggiatore fu il veneziano Marco Polo, partito nel 1271 per l’Estremo Oriente e autore del più celebre diario di viaggio della storia, Il Milione, in cui descrisse il suo favoloso soggiorno nel Catai, alla corte del Kublai Khan.

L’età delle grandi scoperte geografiche, che sconvolse lo schema cosmografico medievale, si aprì all’inizio del ‘400 con l'esplorazione portoghese delle coste occidentali dell'Africa, per raggiungere il culmine con la circumnavigazione del continente da parte di Vasco de’ Gama e i viaggi di Colombo e chiudersi con la spedizione guidata da Magellano, che partì nel 1519 ed effettuò il giro del mondo doppiando la Terra del Fuoco e navigando nel Pacifico. Dalla scoperta alla conquista, con la formazione di imperi coloniali, il passo fu breve, ma costellato di sangue, saccheggi, annientamento di antiche civiltà, lotte fra conquistadores.

Nel ‘700 si arrivò all’individuazione pressoché esatta dei continenti (ma non alla conoscenza di tutte le terre interne) grazie anche ad imprese quali quelle dell’inglese J. Cook, determinanti per la conoscenza di Australia e Nuova Zelanda. Continuavano invece a non raggiungere l’obiettivo le spedizioni verso i poli, dove molti uomini persero la vita tra ghiacci, tempeste e insidie varie. Solo nel 1909 il Polo Nord fu conquistato da R. E. Peary, che vi innalzò la bandiera USA, mentre quella norvegese fu issata al Polo Sud da Amundsen nel 1911.

Il viaggio nell’età moderna non fu però solo esplorazione e conquista. Nel Sette-Ottocento si diffuse notevolmente, fra i giovani aristocratici e borghesi nordeuropei, la moda del Grand Tour. L'Italia – con Roma, Venezia, Firenze e Napoli – divenne una tappa fondamentale di questo viaggio formativo d’élite, mirato alla contemplazione dell’antica cultura mediterranea. Gli ultimi decenni dell’800 furono invece caratterizzati, soprattutto nel sud d’Italia, dall’esodo di enormi masse che abbandonarono la propria terra nell’illusione di sottrarsi alla prepotenza dei latifondisti e raggiungere altrove condizioni di vita più dignitose, ma che si ritrovarono spesso a fare i conti, dall’altra parte del mondo, con un’analoga realtà di fatica e sfruttamento.

Il Novecento infine, caratterizzato dal boom del turismo di massa, dopo aver portato a termine la scoperta della terra, ha dirottato le esplorazioni verso lo spazio, alla conquista di altri pianeti.


 Indirizzi e notizie varie

 Antiche carte: dove trovarle

Le principali biblioteche italiane ed europee hanno una sezione cartografica. Riportiamo le indicazioni relative a quelle menzionate in questo servizio.

Biblioteca Apostolica Vaticana

[P.ta Sant’Anna, Cortile Belvedere, Città del Vaticano ) 06/6982. Orario: feriali 8.30-13.30. Ingresso riservato a studiosi con lettera di presentazione]

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

[P.zza dei Cavalleggeri 1A – Firenze ) 055/249191. Orario: lun.-ven. 9.00-19.00, sab. 9.00-13.00. Internet: http://www.bncf.sbn.it/]

 

Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II”

[V.le Castro Pretorio 105 - Roma ) 06/4989. Orario: lun.-ven. 8.30-19.00. sab. 8.30-13.30. Internet: http://www.bncrm.librari.beniculturali.it/]

 

Biblioteca Nazionale Marciana

[P.zzetta S. Marco 7 – Venezia ) 041/52087880 Orario: lun.-ven. 9.00-19.00, sab. 9.00-13.30. Internet: http://marciana.venezia.sbn.it/]

 

Bibliothèque Nationale de France

[88, rue de Richelieu – Paris ) 0033/1/47038126. Orario: lun.-sab. 9.00-20.00. Internet: http://www.bnf.fr/]

 

Istituto Geografico Militare

[V. C. Battisti 10 – Firenze ) 055/27321. Orario biblioteca e museo: lun.-ven. 8.30-13.00. Nel sito Internet: http://www.nettuno.it/fiera/igmi/igmit.htm si trovano anche gli indirizzi dei rivenditori autorizzati dei prodotti cartografici IGM]

 

Österreichische NationalBiliothek

[Josefsplatz 1 – Wien ) 0043/1/53410. Orario: lun.-ven. 9.00-19.00, sab. 9.00-12.45. Internet: http://www.onb.ac.at/]

 

Società Geografica Italiana

[Palazzetto Mattei, Villa Celimontana, V. della Navicella 12 - Roma ) 06/7008279. Orario della biblioteca: lun.-ven. 9.00-13.00, mar. e gio. anche 14.00-17.00. Consultazione riservata a studiosi con lettera di presentazione. Internet: http://www.forminform/geografica/]

I musei

Casa di Goethe

[Via del Corso 18 – Roma ) 06/32650412. Orario: 10.00-18.00 tranne martedì Ingresso: L. 5.000. Internet: http://www.casadigoethe.it]

Situata nell’appartamento dove il pittore Tischbein ospitò Goethe durante il suo soggiorno nella “capitale del mondo”, propone una selezione mirata degli aspetti della vita e dell’opera del poeta tedesco seguendolo in particolare nel suo viaggio in Italia - iniziato nel 1786 quasi come una fuga e durato circa due anni - e nella sua abitazione romana dove, libero dagli obblighi che lo opprimevano, ritrovò la concentrazione e la tranquillità per scrivere e vivere spensieratamente. La biblioteca, aperta previo appuntamento, conserva varie edizioni del celebre Viaggio in Italia, testi sull'epoca goethiana, la tradizione del Grand Tour, la letteratura tedesca.

Museo Nazionale dell’Emigrazione “G. B. Scalabrini”

[Palazzo Mannacio – Francavilla Angitola (Vibo Valentia) ) 0347/7617742. Orario: 9.00-12.00/16.00-19.00. Ingresso gratuito]

Prezioso scrigno della memoria collettiva di masse popolari costrette ad abbandonare il proprio paese e attraversare il mondo in cerca di fortuna, è nato dal ritrovamento, da parte di Franco Vallone, del baule di un emigrante, tale Domenico Italiano. Pervaso da un’atmosfera sottilmente malinconica, conserva lettere sgrammaticate e vergate con una grafia incerta, biglietti d’imbarco immancabilmente di terza classe e fotomontaggi di fidanzati uniti per procura, immagini di spavaldi ed eleganti emigrati accanto a luccicanti autovetture e belle donne, illusoria testimonianza di quel successo vagheggiato, ma spesso non raggiunto, nelle lontane Nova Yorka o Bonosairi.

Il libro

Di recente pubblicazione, il volume di Roberto Borri, L’Italia nell’antica cartografia (Priuli & Verlucca Editori - L. 200.000), è una vera chicca per bibliofili e collezionisti. Si tratta di un catalogo ragionato di circa 300 immagini generali dell’Italia dal 1477, anno in cui venne stampata a Bologna la prima carta della penisola, fino agli albori della moderna cartografia.