Com'è bella l'avventura

  Tiburzi in Maremma è un mito. Di quelli indistruttibili, intatti dopo oltre un secolo. Di quelli che accompagnano gli eroi. Due anni fa interi paesi, con tanto di sindaci, consigli comunali e studiosi, si sono mobilitati nelle celebrazioni per il centenario della morte dell’inafferrabile brigante, che turbò i sonni di Giolitti e fu sempre generoso con la povera gente.

E che dire del Passatore, quello Stefano Pelloni che nel 1851, insieme ai suoi compagni, mise a segno un colpo clamoroso irrompendo nel teatro di Forlimpopoli e riuscendo a farsi consegnare un enorme tesoro dai possidenti della zona? Oggi, in Romagna, la sua faccia accigliata la trovi ovunque, a sponsorizzare le ceramiche e i vini doc, le corse podistiche e le bande musicali.

Nel basso Lazio infine, guai a parlare male di Gasparone, il Robin Hood che agì nei primi decenni del secolo scorso. Sicuramente meno “istituzionalizzato” dei suoi colleghi, è però un ricordo ancora molto vivo e sentito dalle popolazioni locali.

Siamo andati nelle terre dei briganti non tanto per cercare tracce visibili del loro passaggio - di autentiche ne sono rimaste ben poche, qualche rudere al più - quanto per riscoprire la memoria di questi eroi popolari attraverso le caratteristiche naturali di un territorio e le radici culturali dei suoi abitanti. Insomma, il contesto geografico e sociale che permetteva loro di evitare la cattura. I briganti ottocenteschi, tipici ribelli di una società preindustriale, riuscivano infatti a tenere in scacco interi eserciti proprio perché vivevano nelle zone più impervie e potevano contare sull’aiuto attivo delle popolazioni rurali.

Una “caccia” alle orme di questi simpatici simboli della lotta contro le ingiustizie è quindi essenzialmente un itinerario alla scoperta della natura, della storia e delle tradizioni popolari. Ogni brigante ha i suoi “ammiratori”, custodi di una memoria tramandatasi oralmente di generazione in generazione. Persone che amano la propria terra, la conoscono palmo per palmo, dedicano anni alla ricerca di tracce dei loro pupilli, possono parlarti ore intere senza annoiarti. Noi, abbiamo contattato Alteo Dolcini, fondatore della Società del Passatore, per la Romagna, Aldevis Tibaldi, ideatore del Museo del Brigante e Tommaso Dei Giudici, presidente dell’Associazione Amici della Terra di Sonnino, per il basso Lazio, Aldo Morelli per la Tuscia e la Maremma.

Vi proponiamo tre itinerari, di bassa quota e quindi piacevoli anche in inverno, da poter effettuare nei fine settimana. Per ognuno sono sufficienti due giorni pieni, escluso quindi il viaggio. In questo periodo bisogna però tenere presente che i musei e gli altri luoghi turistici sono aperti quasi esclusivamente il sabato pomeriggio e la domenica.

Il tesoro scomparso 

È una “caccia” essenzialmente metropolitana quella alle orme del Passatore, che si snoda nelle province di Ravenna e Forlì, lungo la via Emilia, più o meno da Castel Bolognese a Forlimpopoli. Le azioni della banda, irruzioni armate nei paesi e razzie nelle case dei possidenti, si svolgevano infatti principalmente nei centri abitati. L’inseguimento del brigante ci conduce dunque in una Romagna più tranquilla di quella costiera, cortese ed efficiente, ideale per chi ama il turismo enogastronomico.

  Partendo da Cesena, raggiungiamo la piazza della Libertà di Bertinoro. Vi si trova l’antica colonna dell’ospitalità, simbolo della cordialità romagnola. Un tempo il forestiero, legando il cavallo ad uno dei suoi anelli, diveniva ospite di una famiglia del luogo. Sotto la terrazza panoramica, da cui si gode una bella vista su tutta la zona circostante, si trova la Ca’ de Be’ (' 0543/444142), una caratteristica enoteca in cui è stato allestito un piccolo museo del vino, ricco di tracce di Stefano Pelloni: antichi editti, etichette, libri, e soprattutto documentazione sulla Società del Passatore, sodalizio ideato circa 30 anni fa da Alteo Dolcini. Al motto di «Sol da dé, gnit da dmandé» (Solo dare, nulla chiedere), riunisce i rappresentanti della cultura locale e promuove i vini e le usanze della Romagna.

Ripresa la macchina, torniamo sulla via Emilia e raggiungiamo Forlimpopoli, dove potremo visitare il Museo Archeologico situato nella rocca trecentesca. Una breve sosta nel paese è d’obbligo, perché vi si svolse la principale azione della banda del Passatore. Una sera del 1851, mentre tutti i possidenti del luogo erano nel teatro, al posto degli attori comparvero i briganti, che setacciarono le case dei ricchi e ammassarono il bottino sul palcoscenico. Ma il Passatore non poté godere i proventi dell’azione. Vittima di un tradimento, venne ucciso due mesi dopo. La leggenda vuole che la “pignatazza” con il tesoro sia ancora sepolta sulle rive del Senio e ogni tanto qualcuno, armato di metal detector, prova a cercarla, ma finora (sembra!) senza risultati. Nel 1904, nel teatro venne messa una targa in ricordo dell’azione.

Dirigiamoci ora nei luoghi in cui è cresciuto Stefano Pelloni, figlio di un traghettatore del Lamone, il fiume più importante dell’Appennino faentino. Il brigante nacque a Boncellino, vicino Bagnacavallo. Quest’ultimo paese merita certamente una visita. Nel 1849 il Passatore riuscì a fuggire dalla sua prigione, detta “dell’inferno”, che si trovava nella Torre Civica. Da vedere anche la basilica di San Pietro in Sylvis, del VII secolo, situata nei pressi del cimitero sulla strada per Fusignano, dove sono conservati alcuni pregevoli affreschi del Trecento.

Sull’altra riva del Senio c’è invece Lugo, con l’antica piazza del mercato - circondata dal Pavaglione, un quadriportico settecentesco - la casa di Gioacchino Rossini e il Museo Francesco Baracca, dedicato al celebre aviatore della prima guerra mondiale. Le numerose targhe sulla rocca ricordano eventi storici più o meno remoti, dai roghi di eretici della Santa Inquisizione alle battaglie del Risorgimento fino alla ferocia nazista contro la comunità ebraica.

Poi, ci attende Faenza, con i suoi palazzi ricchi di storia e le interessanti collezioni del Museo Internazionale delle Ceramiche (' 0546/21240), dopo di che, costeggiando il Lamone, dopo circa 12 km. raggiungeremo Brisighella, un caratteristico centro adagiato su tre pinnacoli rocciosi, immerso nel verde e noto per le sue terme. Consigliamo una passeggiata nell’antica via degli Asini (oggi via del Borgo), originale strada coperta e sopraelevata, e un’arrampicata, per le scalinate scavate nel gesso, fino alla Torre dell’Orologio.

A questo punto, è giunto il momento di dimenticare un attimo il nostro inseguimento del Passatore, per dedicarci a qualche scoperta naturalistica. Ci troviamo infatti a due passi dal settore più orientale della Vena del Gesso, una formazione carsica di età messiniana (si parla di 6 milioni di anni fa!) ricca di doline, erosioni, inghiottitoi, grotte. Si tratta di una fascia larga circa un chilometro e lunga una ventina, con quote fra i 4 e 500 metri (la vetta più alta è il Monte Mauro, 518 metri), che affianca la via Emilia attraversando Tossignano, Rivola, Brisighella. Le sue pareti (purtroppo, in alcuni casi, deturpate dall’attività estrattiva) sono costituite da diversi strati di gesso, per lo più macrocristallino, intercalati da argille.

Imboccando la tortuosa strada per Riolo Terme, incontriamo una serie di luoghi che meritano una sosta: la Cava del Monticino, la Rocca di Brisighella - che si raggiunge anche arrampicandosi per le scale del paese e ospita il Museo del Lavoro Contadino (' 0546/83129) - il santuario del Monticino, il parco carsico e la grotta della Tanaccia (aperta per visite guidate da marzo a settembre).

Sempre in auto, seguendo le indicazioni, raggiungeremo il Parco Naturale Carnè, ricco di boschetti, prati e piccole cime di gesso, dove si trovano alcune rarità floristiche e numerose specie animali. Dal rifugio, in cui è anche possibile pernottare (' 0546/81468) si raggiunge facilmente (circa 40 minuti a piedi) la cima del monte Rontana. Lungo il cammino incontreremo l’Abisso Fantini, uno dei più profondi inghiottitoi della zona. Sulla vetta ci sono una grande croce in cemento e pochi resti dell’antico Castrum Rontanae, immersi in una vegetazione di pini e cipressi da rimboschimento. Altri itinerari geologico-naturalistici a piedi o in mountain-bike lungo la Vena del Gesso sono indicati nella guida in vendita presso il rifugio o la pro-loco di Brisighella.

Ripresa la macchina, imboccando la strada per Firenze, alle porte di Brisighella si incontra l’antica Pieve del Tho, ultima tappa del nostro itinerario. Chi invece ha ancora tempo e vuole raggiungere quote più alte, può proseguire fino a Marradi e Crespino del Lamone, dove troverà le segnalazioni dei percorsi di trekking inseriti nel Grande Circuito della Romagna.

Fascino di Maremma

  Nel 1893, durante il processo contro i “manutengoli” di Domenico Tiburzi, Adolfo Rossi, avventuroso cronista della Tribuna, salì su un calesse guidato da due cavalli e, con l’ausilio di guide del luogo, decise di seguire le orme del brigante, ancora attivo nell’alta Tuscia e nella Maremma. I suoi articoli, raccolti in un introvabile libro dal titolo Nel regno di Tiburzi, ci conducono, nelle province di Viterbo e Grosseto, in luoghi ricchi di tracce di antiche civiltà ma anche di sorprese naturali, affascinanti e selvaggi tanto da permettere al brigante di evitare la cattura per oltre un quarto di secolo.

  Partiamo da Viterbo, dirigendoci verso il lago di Bolsena, il più vasto bacino vulcanico d’Italia. Abbandonata la Cassia e imboccata a sinistra la provinciale Verentana, tra una vegetazione ricca di uliveti supereremo Marta e Capodimonte. Proseguendo per Valentano, giriamo a destra al bivio riconoscibile per un cartello del Campeggio 3 gradini. Dopo poco, sulla sinistra, troveremo la chiesetta di Sant’Agapito. Qui, inseriamo il nostro primo itinerario a piedi nella zona. Parcheggiata la macchina, seguiamo la stradina sulla destra al cui ingresso si trova un segnale di divieto di accesso alle auto. Raggiunta la sommità della collina, prendiamo il sentiero costeggiato da staccionate. Dopo aver attraversato le rovine dell’antica città di Bisentium, ci troveremo nel colombario a balcone sul lago, dal quale si gode una splendida vista sull’isola Bisentina. Risaliti in macchina, possiamo tornare sulla strada per Valentano oppure proseguire verso la riva del lago, e inserire un altro itinerario a piedi o in bicicletta fino a San Magno, zona un tempo teatro di frequenti scontri armati fra briganti e forze dell’ordine, oppure a Gradoli. Dopo di che, raggiunto in auto il podere di Fra’ Viaco, azienda agrituristica in territorio di Valentano, ci dirigiamo a piedi verso il tranquillo lago di Mezzano.

Ripresa la macchina, superate Valentano (si può inserire qui una visita a Cellere, paese natio di Tiburzi) e Ischia di Castro, si arriva a Farnese. Prima di entrare nel centro, che merita una sosta, giriamo a destra e raggiungiamo il Voltone, azienda agrituristica situata su un isolato colle (' 0761/422540, chiusa da novembre a marzo). Poco distante, nei pressi delle rovine dell’edificio della dogana pontificia, si ha una bella veduta. Qui, si può fare una prima conoscenza con il Lamone, la intricata selva caratterizzata da querce secolari, vegetazione impenetrabile, grotte, e soprattutto dalle “murce”, grigi massi di origine vulcanica ricoperti di muschio, che rendono in alcuni tratti scomodo il cammino. Nella macchia è utile un binocolo perché ci si può imbattere in cinghiali, caprioli, gatti selvatici o altri piccoli mammiferi. Negli ultimi anni, con l’istituzione di una Riserva Naturale e la realizzazione di numerosi sentieri, l’esplorazione del Lamone è stata notevolmente semplificata. Si può quindi entrare nella selva da uno dei percorsi indicati lungo la strada che collega Farnese a Manciano. Chi invece opta per il “fai-da-te” stia bene attento, nel Lamone è facile perdersi. E’ quindi consigliabile portare con sé una bussola e una carta dettagliata.

Di nuovo in macchina, proseguendo verso Manciano troveremo le indicazioni per Castro. Dopo aver parcheggiato nel piazzale della chiesetta costruita per ospitare il crocifisso in pietra trovato fra le rovine, si imbocca la sterrata su cui campeggia il celebre cippo con l’iscrizione “Qui fu Castro”, la città costruita nel Cinquecento dai Farnese nel luogo in cui sorgeva un importante centro etrusco, e completamente rasa al suolo nel 1649 per ordine di Innocenzo X in seguito all’uccisione del vescovo. Poco dopo, sulla destra, superando una recinzione e una costruzione, si arriva agli antichi resti. Un cartello di pericolo avverte di scavi e pozzi non segnalati. Oltrepassato il cancello, nel bosco sono visibili fra la vegetazione i pochi ruderi della città scampati a furti e saccheggi. Alcuni reperti, come un portale in travertino, sono invece stati trasportati nel Museo Civico di Ischia di Castro.

Tornati alla sterrata, appena più avanti una stradina che scende sulla destra ci condurrà ai resti della Tomba della Biga. Proseguendo, ci si affaccerà nella valle dell’Olpeta, corso d’acqua che confluisce nel Fiora, limpidissimo fiume che per un buon tratto traccia il confine fra il Lazio e la Toscana e scorre fra boschi, colline, pratoni e forre calcaree. Nelle sue acque vive ancora la lontra, mammifero molto raro. Continuando in auto a percorrere la strada in direzione Manciano, attraverseremo il Fiora sul ponte San Pietro, vicino al quale ci sono i resti di un antico ponte ad arco. Di qui è possibile raggiungere a piedi alcuni suggestivi eremi rupestri.

Ripresa la macchina, prima di Manciano giriamo a sinistra in direzione Montalto di Castro. Dopo alcuni chilometri si incontra una strada non asfaltata (a sinistra, cartello per la “Riserva di Montauto”). Il misterioso Montauto, uno degli angoli più selvaggi e aspri della zona, fu il rifugio preferito di Tiburzi. Dopo aver parcheggiato vicino al cancello dell’azienda, con una ripida salita ci si incammina verso la Roccaccia, le rovine di un’antica fortezza. Sempre a piedi si può raggiungere il monte della Passione, la vetta più elevata della zona. Proseguendo invece in auto verso Montalto, raggiungeremo il castello dell’Abbadia, che ospita un Museo Etrusco, e lo spettacolare ponte sul Fiora. Poco lontano, meritano una sosta le rovine di Vulci e l’oasi del WWF.

Il nostro itinerario, come la storia di Tiburzi, si conclude a Capalbio, dove una colonna romana nel cimitero ricorda il “re del Lamone”. Appoggiato su questa pietra fu infatti fotografato, già morto, con gli occhi tenuti aperti da due stecchini e armato di tutto punto. E’ l’unica immagine rimastaci del brigante. Dopo una diatriba fra il prete - che si rifiutava di seppellirlo in terra consacrata - e la popolazione, Tiburzi fu alla fine interrato metà dentro e metà fuori del camposanto.


Il nido dei fuorilegge

  La dorsale appenninica degli Ausoni, un tempo zona di confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, era agli inizi del secolo scorso una terra di nessuno, ricca di nascondigli e rifugio ideale per i fuorilegge. Oggi vi sorge il Museo del Brigante, unica struttura italiana dedicata all’argomento. Il suo ideatore, Aldevis Tibaldi, ha anche ricostruito una Mappa del dominio de’ briganti di Sonnino Vallecorsa Monticelli, con alcuni interessanti itinerari storico-naturalistici. Vi sono illustrati percorsi per tutti i gusti e le energie, da intraprendere in macchina oppure a piedi, che si snodano fra siti archeologici, suggestive formazioni carsiche, resti di mura romane e di antichi casali, in una vegetazione un po’ rada ma rilassante, ricca di uliveti, querce da sughero e lecci nelle zone più alte.

  Prima tappa del nostro percorso sarà Fossanova, in provincia di Latina, a circa 10 km. dalla via Appia. Vi si trova uno dei principali monumenti del basso Lazio, l’abbazia fondata dai benedettini nel IX secolo e poi passata ai cistercensi nel 1135. Nel 1274 vi morì san Tommaso d’Aquino.

Dopo la visita, ci dirigiamo in macchina verso Sonnino, il paese che fu “nido e principal sostegno” di briganti tanto che nel 1819 Pio VII, per risolvere definitivamente il problema, diede l’incredibile ordine di radere al suolo l’intero centro abitato. Fortunatamente le proteste riuscirono a bloccare l’attuazione del provvedimento dopo poche demolizioni, e quindi è ancora possibile passeggiare per i vicoli del borgo medievale o visitare le antiche chiese.

Alle porte del paese troveremo la piccola chiesa della Madonna della Pietà, una pieve del XIII secolo oggi in uno stato di completo abbandono. Agli inizi dell’Ottocento era un luogo di incontro dei briganti. Nel 1825 vi si svolse la trattativa per la consegna fra la banda di Gasparone e le autorità pontificie, che convinsero i fuorilegge ad arrendersi promettendo loro l'amnistia e l'esilio in America. Il brigante, che pure non era uno sprovveduto, cadde nel tranello. Rimase in prigione fino al 1870.

Appena fuori Sonnino, nei pressi del cimitero, ci sono invece i ruderi dell’antico monastero benedettino femminile di Santa Maria delle Canne. Poco lontano, si incontra il Catauso, enorme voragine forse un tempo luogo di riti sacrificali. Per motivi di sicurezza la zona è stata però recintata.

Da Sonnino si può anche raggiungere a piedi il Monte delle Fate che, con i suoi 1090 metri di altezza, domina la zona circostante e offre un bel panorama. Lungo il percorso si incontrerà la targa a Meo Varrone, che ricorda l’agguato al brigante, colpito nel 1835 mentre tornava a Vallecorsa. L’iscrizione, ironica, ci dice che il fuorilegge, rialzatosi subito, in tono di sfida urlò al suo feritore, «Non hai saputo carica’ la botta». La lesione infatti non era mortale, ma il bandito morì comunque poco dopo.

Tornati a Sonnino, percorrendo in auto l’antica via Volosca, si arriverà ai Fienili, il borgo rurale dove, all’angolo con la via Pedemontana, si trova il piccolo ma interessante Museo del Brigante. Situato in un caratteristico casale, ricostruisce attraverso libri, dipinti, cimeli e documenti originali la storia del brigantaggio ottocentesco e le vicende del mitico Gasparone. Particolarmente descrittive sono le incisioni di Bartolomeo Pinelli, realizzate nel periodo che l'artista trascorse insieme ai fuorilegge. La visita è gratuita, previo appuntamento, telefonando allo 0773/98039. Vi si trova anche la Mappa del dominio de’ briganti. Al museo si potrà chiedere un accompagnatore per l’antro della Sibilla, conosciuto pure come grotta di Pistocchino, dove sono ancora visibili le tracce di antichi culti minori. Agevole da raggiungere (un breve tratto in auto e pochi minuti di cammino) è però di difficile localizzazione per chi non conosce bene la zona.

Ci dirigiamo ora in macchina verso Campo Soriano, situato lungo la strada che unisce Priverno a Terracina. Se non si conosce bene la zona, di fronte ad alcuni bivi senza indicazioni, sarà necessario fermarsi per chiedere informazioni. Il parco regionale è una vasta conca verde, costellata da spettacolari guglie di origine carsica (la più alta, comunemente chiamata rava di San Domenico, arriva a una ventina di metri). Dopo una passeggiata fra i pinnacoli, si potrà salire a piedi sul monte Romano, vetta che era molto frequentata dai briganti perché domina la zona circostante. Oggi, offre tranquillità e un bel panorama. Vi si trovano ancora allevamenti di cavalli allo stato brado.

Da Sonnino, Campo Soriano si raggiunge comodamente in auto, ma chi vuole può anche arrivarci a piedi, camminando per i sentieri ogni anno battuti dalla processione delle torce, sul crinale che un tempo delineava il confine fra i due stati. Il percorso non è faticoso, però è facile perdersi. I gruppi possono richiedere un accompagnatore telefonando qualche giorno prima al museo del Brigante.

Questo itinerario, come gli altri contenuti nella Mappa del dominio de’ briganti, ha l’inconveniente di non chiudersi ad anello. Per evitare di ripercorrere a ritroso la strada già fatta, se non si vuole ricorrere all’autostop, è quindi necessaria una seconda macchina, da sistemare precedentemente nel punto di arrivo.

In conclusione, possiamo dirigerci verso Monte San Biagio e la valle San Vito, che merita una sosta perché vi si trova la più grande sughereta dell’Italia peninsulare. Monte San Biagio, l’antica Monticelli, oggi in provincia di Latina, un tempo apparteneva al Regno di Napoli. Nel 1820, in seguito alla nascita di un sistema costituzionale, divenne un rifugio per i briganti guidati da Alessandro Massaroni, chiamati dalle nuove autorità a difendere le frontiere con lo Stato Pontificio dalle truppe austriache. Consigliamo una passeggiata fra i caratteristici vicoli a gradini del paese, che ha conservato la sua pianta medievale. Vicino al municipio si trova l’antica porta del Castrum Monticelli, sulla quale venivano appese le teste dei briganti giustiziati.

info

Il viaggio

Cesena. Da Nord, arrivati a Bologna, si imbocca l’autostrada A-14 in direzione Ancona, da Sud si può percorrere la E-45 da Perugia.

Viterbo. Da Roma si raggiunge con la via Cassia, da Nord con l’autostrada A-1, uscendo a Orte.

Fossanova. Da Roma vi si arriva con la via Appia, da Sud o da Nord con l’autostrada A-2, uscita per Frosinone.

Mangiare e dormire

Una “caccia” al brigante è soprattutto un’immersione nella natura. L’agriturismo è quindi la soluzione ideale. Vi segnaliamo alcune aziende aperte in questo periodo, in cui è possibile pernottare e gustare prodotti tipici.

Romagna

Bertinoro (Fo), Fattoria Paradiso

[via Palmeggiana 285, ' 0543/445044] Pernottamento L. 60.000 a persona.

Brisighella (Ra), Torre Pratesi

[via Cavina 11, ' 0546/84545] Camera doppia L. 200.000 compresa prima colazione.

Castellina di Brisighella (Ra), Villa Corte

[S.S. 302 Faenza-Firenze, via Corte 9, ' 0546/80380] Mezza pensione L. 55.000.

Riolo Terme (Ra), Torre del Marino

[Fraz. Villa Vezzano, via Torre del Marino, 45, ' 0546/89190] (tel. martedì sera)

 

Tuscia e Maremma

Capalbio (Gr), Azienda Capalbio

Loc. Torre Palazzi, tel. 0564/896687

Capalbio (Gr), Ghiaccio Bosco

[v. della Sgrilla 4,  ' 0564/896539 Mezza pensione L. 90.000]

 

Ischia di Castro (Vt), Le Chiuse

[via Le Chiuse, ' 0761/424875] (chiamare ore 15.30)

 

Loc. Ponte San Pietro (Vt), Castro

[' 0761/458769] Mezza pensione L. 80.000.

 

Valentano (Vt), Fra’ Viaco

[Loc. Mezzano, ' 0761/422070] Aperto fino all’8 dicembre, camera doppia L. 80.000 compresa prima colazione.

 

Basso Lazio

Itri (Lt), Pennacchio

[c.da Terragone, ' 0771/727641] Appartamenti con uso cucina L. 30.000 a persona.

 

Maenza (Lt), Casal dei Lupi

[strada prov. Farneta km. 0.850, ' 0773/952800] Camera doppia L. 80.000.

Pontinia (Lt), Pegaso club

 [via Casanello, S.S. Appia km. 90,500]

Per conoscere altre possibilità, circa 1900 aziende agrituristiche di tutta Italia sono elencate nella nuova edizione, aggiornata, di Italia Agritur (Ed. Iter), che si può acquistare in libreria e in edicola.

Guide turistiche e cartografia

Chi vuole effettuare trekking o escursioni in mountain-bike troverà indicazioni molto utili nelle Guide Iter. Per le zone che ci interessano, in particolare:

Stefano Ardito, A piedi nel Lazio, vol. 1 (basso Lazio) e vol. 3 (alto Lazio), in vendita ciascuno a L. 22.000.

Mario Vianelli - Alessandro Bassi, A piedi in Emilia Romagna, vol. 2 (L. 22.000).

Meno itinerari, ma una più dettagliata descrizione di flora e fauna, contengono invece le guide naturalistiche del WWF. In particolare IlCamminaEmiliaRomagna e IlCamminaLazio (L. 25.000).

Per itinerari semplici, in genere le guide possono bastare. Per i percorsi più complessi è consigliabile munirsi delle dettagliate carte IGM 1:25.000, spesso però non sufficientemente aggiornate, oppure richiedere carte dei sentieri al Centro Nazionale di Documentazione Trekking (' 0521/834754).

Attrezzatura

I percorsi che abbiamo segnalato non necessitano di una attrezzatura particolare. Se non si dispone di calzature da trekking, vanno bene anche buone scarpe da ginnastica. Da non dimenticare una giacca a vento e una borraccia.

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Basta affidarsi a un motore di ricerca per trovare numerosi siti di informazioni storiche e turistiche sulle zone trattate. Ne segnaliamo comunque alcuni.

Romagna

[htttp://www.emiliaromagna.it]

Notizie utili sulla regione, accompagnate da un piacevole sottofondo musicale.

Tuscia

[http://www.isa.it/tuscia/ithome.htm]

Storia, ambiente, folclore, economia e turismo nella provincia di Viterbo

Italia

[http://www.fromitaly.net oppure: http://www.touring.it]

Informazioni storiche e turistiche su tutta l’Italia divise regione per regione.

Agriturismo

[http://www.ware.it/Agritour/ital.htm]

E’ uno fra i vari siti che contengono informazioni sugli agriturismi di tutta Italia.

[http://www agriturist.it]

Realizzato dall’Associazione Nazionale per l’Agriturismo, l’Ambiente e il Territorio, elenca le diverse aziende che vi aderiscono.

Trekking

[http://www.trekking.it]

E’ il sito della rivista Trekking, e contiene informazioni preziose per neofiti ed esperti.

Museo del Brigante

[http://www.cta.unisi.it/metl/Lazio/COMUNI/SONNINO/Sonn00.thm]

La descrizione della struttura espositiva e delle iniziative organizzate dal museo di Sonnino.

   

Tracce di briganti nei musei

Se un vero e proprio museo dedicato ai briganti esiste solo a Sonnino, in provincia di Latina, alcune raccolte romane conservano tracce del fenomeno visto "dall'altra parte", ovvero dalle forze incaricate di combatterlo.

Museo Criminologico (v. del Gonfalone 29 ' 06/68300234). Oltre a stampe, testi e fotografie relativi al brigantaggio, vi sono conservati alcuni pugnali sotterrati da qualche "brigante pentito", trovati nel 1870 nella campagna romana.

Museo Storico dei Bersaglieri (p.le Porta Pia ' 06/486723) Al primo piano sono esposti significativi ricordi delle campagne contro il brigantaggio.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri (v. Crescenzio 92 ' 06/68801020). Oltre a numerosi reperti sul brigantaggio, è in vendita anche un libro ricco di immagini dedicato all'argomento.

Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni. (v.le Europa 190 ' 06/59582090). Nella sezione dedicata al servizio postale degi stati preunitari, sono esposte alcune armi usate per difendere le carrozze dagli assalti dei briganti.