Avvertenza per il lettore

Le informazioni contenute in questo libro risalgono al 1996. Non sempre le raccolte sono rimaste invariate da allora e soprattutto, fortunatamente, alcuni dei musei chiusi  nel frattempo hanno riaperto. Purtroppo, però, ce ne sono anche alcuni che hanno chiuso...

Introduzione

Roma non è certo carente di guide e cataloghi sui musei della città e della provincia, ma l'attenzione è spesso rivolta quasi esclusivamente alle raccolte "classiche" di arte ed archeologia. Esiste quindi un ricco patrimonio sommerso di collezioni statali, comunali o private che rimane in genere fuori dai circuiti turistici.

Sono certo luoghi molto diversi fra loro, comprendono collezioni fisse e in alcuni casi un po' statiche ma anche centri dinamici di promozione di  cultura, risultato di un'evoluzione della concezione  museale che non vuole più limitarsi a creare semplici "ripostigli della storia". Si tratta comunque di raccolte interessanti e spesso singolari, insolite o curiose, con una valenza storica, artistica e scientifica certamente molto eterogenea ma con un elemento in comune: il disinteresse delle guide turistiche e, di conseguenza, del grande pubblico. Non si trova alcuna fila all'ingresso di questi ambienti nascosti, in qualche caso suggestivi e silenziosi, che regalano al visitatore il piacere della scoperta di una Roma dimenticata.

Intendiamo suggerire, attraverso la storia di questi tesori invisibili, un percorso basato su conoscenze ed esperienze dirette, frutto di una ricerca sul campo che ci ha offerto piacevoli sorprese e inaspettate suggestioni. Certo, si tratta solo di uno fra i vari itinerari possibili, ma riteniamo che sarebbe stata un'impresa vana quella di affannarsi alla ricerca di improbabili criteri oggettivi di scelta.

Abbiamo escluso dalla nostra trattazione i musei "classici" - in primo luogo le gallerie d'arte ma anche quasi tutte le raccolte archeologiche - non perché riteniamo che queste collezioni siano sempre frequentate dal grande pubblico quanto perché trovano in genere uno spazio su pubblicazioni di vario tipo e guide della città. Il nostro intento è invece quello di valorizzare le raccolte meno conosciute e pubblicizzate (talvolta di recente istituzione) e spesso trascurate come genere perché erroneamente ritenute - a seconda dei casi - poco interessanti, ad esempio quelle dedicate alle tradizioni popolari, oppure riservate ad un pubblico di specialisti, come nel caso dei Musei scientifici.

Talvolta però non è facile accedervi, e proprio la scarsa fruibilità contribuisce al loro oblio. Alcuni hanno orari veramente impossibili, sono aperti solo la mattina dei giorni feriali, altri esclusivamente previo appuntamento, suscitando nel visitatore l'onore (unito talvolta ad un po' di imbarazzo) di avere un accompagnatore ed un Museo tutto per sé!

Non c'è dubbio, molte di queste raccolte meriterebbero una maggiore attenzione: da parte del pubblico, certo, ma ancor prima delle istituzioni competenti. Soltanto negli ultimi tempi si è infatti riscontrata un'accresciuta sensibilità per l'argomento che in alcuni casi - quelli delle sedi comunali ad esempio - si è anche tradotta in un significativo allungamento degli orari di apertura. Gli spazi di esposizione continuano però ad essere talvolta troppo limitati, il personale è carente, i lavori di riorganizzazione e restauro sono spesso interminabili, a volte addirittura bloccati per molto tempo.

Alcuni, fra i  musei di cui ci siamo occupati, sono quindi negati al pubblico da anni. Si tratta di uno fra i problemi irrisolti di Roma: con la motivazione del restauro, opere di notevole interesse culturale vengono lasciate a lungo in uno stato di totale abbandono. Qualche caso, balzando spesso agli onori della cronaca, è noto ai romani. Ci sono però alcune raccolte dimenticate dalla stampa che, chiuse da tempo immemorabile, sono relegate nell'oblio e per le quali solo ultimamente sono stati fatti passi concreti verso una possibile riapertura in tempi non troppo remoti.

Per evitare spostamenti inutili, ma anche per conoscere le opportunità di visite guidate, per singoli oppure gruppi e scolaresche, è comunque consigliabile una telefonata preliminare, particolarmente nel caso delle raccolte più piccole e soprattutto durante il periodo estivo. I recapiti telefonici, così come altre indicazioni - indirizzi, orari e costo del biglietto di ingresso - sono riportati al termine della nostra esposizione.

Per facilitare il lettore i Musei sono stati divisi per argomento, con un criterio di catalogazione che ha, ovviamente, il difetto di essere troppo schematico, se non addirittura "arbitrario", ma che ha il pregio di migliorare la chiarezza espositiva e la ricerca delle singole raccolte.

Sicuramente qualcuno rimarrà scontento perché alcuni luoghi non vengono menzionati (sono gradite segnalazioni in proposito!), oppure perché abbiamo trattato sullo stesso piano il sacro e il profano, la raccolta scientifica e la curiosità: ci è però sembrato il modo più idoneo per suggerire un itinerario in grado di ripercorrere le emozioni e le sensazioni offerte da questi tesori invisibili.

L'obiettivo - e il nostro auspicio - è infatti quello di stimolare la curiosità, l'interesse e quindi la ricerca diretta dei lettori verso questa "caccia al tesoro" alla scoperta degli angoli sconosciuti di una città unica per le sorprese che riserva anche a chi crede di esserne un perfetto conoscitore, ma anche  (perché no!)  verso la creazione di nuove raccolte.

Un ringraziamento particolare va ai responsabili e ai custodi dei vari Musei che, tranne rare ed isolate eccezioni, ci hanno accompagnato con estrema disponibilità nel nostro viaggio.

Storia e tradizioni

 La storia è sicuramente quella dei "grandi uomini" e degli avvenimenti che segnano profondamente le epoche in cui si verificano ma anche quella, non meno importante, di tutto ciò che ruota intorno ai protagonisti e rende possibili le loro imprese, cioè la vita quotidiana di milioni di uomini e donne che, dopo la morte, non lasciano altre tracce evidenti di sé oltre agli strumenti ed oggetti utilizzati nel corso della propria esistenza.

Il primo genere di museo, quello storico per eccellenza, ha certamente origini più remote ed è quindi di solito maggiormente conosciuto; negli ultimi tempi stanno però proliferando, nella provincia di Roma come nel resto d'Italia, soprattutto le collezioni dedicate alle tradizioni popolari, preziose raccolte etnografiche che permettono di conoscere costumi e consuetudini delle generazioni che ci hanno preceduto. A moltiplicarsi sono in particolare i Musei della cultura materiale - la disciplina che si interessa degli oggetti usati dall'uomo per rispondere a costrizioni e condizioni materiali - che raccolgono strumenti di uso comune e da lavoro. L'interesse per l'argomento è abbastanza recente, dal momento che fino a pochi decenni orsono soltanto le epoche preistoriche venivano descritte e ricordate in relazione ai loro oggetti.

Fra i musei storici di Roma numerosi sono inoltre quelli che ripercorrono le vicende dei differenti corpi militari. Abbiamo dedicato uno spazio ridotto a queste raccolte perché se è vero che si tratta di veri paradisi per gli appassionati del genere, ai più la visita risulta spesso un po' noiosa, da effettuare dunque a "piccole dosi" per non rischiare una indigestione di armi, uniformi, bandiere e medaglie!

 Museo Storico della Liberazione di Roma

Lasciano un segno profondo le drammatiche testimonianze, gli estremi messaggi di vita di quegli uomini, protagonisti della Resistenza, che furono rinchiusi e torturati nel famigerato carcere nazista diretto da Herbert Kappler, all'apparenza un anonimo palazzo di appartamenti borghesi in Via Tasso, alle spalle di S. Giovanni. Nelle ex-celle, dalle finestre ancora murate, si trova oggi una significativa testimonianza: il Museo Storico della Liberazione di Roma, la cui istituzione è stata resa possibile dalla donazione di quattro appartamenti dello stabile allo Stato effettuata nel 1950 della proprietaria, la signora Josepha Ruspoli in Brazzà.

Il Museo fu allestito circa quaranta anni fa grazie all'impegno di Guido Stendardo, proseguito da Arrigo Paladini - che fu "ospite" della famigerata prigione - e poi negli ultimi anni dalla moglie, dopo la scomparsa di quest'ultimo.

Il visitatore si trova subito immerso nel vivo di una "storia vissuta", con i ricordi degli orrori degli stermini nazisti e delle persecuzioni contro gli ebrei, ma anche con le testimonianze dell'importante capitolo della lotta antifascista: nel carcere di Via Tasso vennero tenute prigioniere, prima della morte, anche alcune tra le 335 vittime degli eccidi delle Fosse Ardeatine, di Forte Bravetta (dove nei mesi dell'occupazione nazista furono fucilati 77 combattenti per la libertà) e de La Storta dove trovò la morte, tra gli altri, anche Bruno Buozzi.

Di fronte ai tragici ricordi contenuti nelle sale del Museo l'emozione induce al silenzio: sono graffiti incisi con mezzi fortunosi sui muri delle celle di segregazione, coraggiosi e toccanti messaggi di vita e di libertà inviati clandestinamente alle famiglie spesso in punto di morte ma anche fotografie di caduti, agghiaccianti documenti delle autorità tedesche nonché ricordi della lotta partigiana clandestina, quali i chiodi a tre punte usati contro gli automezzi tedeschi.

La Biblioteca annessa al Museo raccoglie invece, oltre ad un ricco patrimonio di volumi relativi al periodo della Resistenza e della lotta antifascista, anche numerosi giornali, volantini ed opuscoli di lotta altrove introvabili.

E' quindi un patrimonio fondamentale (che purtroppo però riceve un insufficiente stanziamento di fondi), particolarmente utile per tramandare alle giovani generazioni le tracce di una memoria collettiva recente ma spesso falsificata o relegata nell'oblio.

 

 Museo Garibaldino e Museo della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi

All'interno di Porta S. Pancrazio, che nel 1849 divenne il simbolo della strenua difesa garibaldina della Repubblica Romana, si trovano due raccolte che ripercorrono un secolo intero di garibaldinismo partendo dalle vicende, certamente più note, del periodo risorgimentale per arrivare al capitolo, meno conosciuto, del contributo dato alla lotta antifascista durante la seconda guerra mondiale. Le due collezioni, private, sono state allestite grazie al lavoro volontario dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini.

 Il Museo Garibaldino vero e proprio abbraccia il periodo più lungo, che va dagli anni '40 del secolo scorso fino al primo conflitto mondiale quando i garibaldini - prima dell'entrata in guerra dell'Italia - partirono volontari per combattere in Francia e furono inquadrati nella legione straniera.  Nell'ampia sala in cui campeggia la scritta "Roma o morte" le vetrine, le bacheche ed ogni angolo delle pareti sono colmi di ricordi di vario tipo relativi al Risorgimento. Numerosi i cimeli relativi a Giuseppe Garibaldi - da alcune lettere e oggetti personali al prezioso busto di Ettore Rosa - e ai suoi parenti, da Anita ai figli, ma vi sono anche altri ricordi della Repubblica Romana e dei garibaldini di "tutte le epoche", camicie rosse di ufficiali o semplici soldati, testimonianze dei vari interventi in Europa in favore della libertà dei popoli. Fra le curiosità spiccano alcuni buoni di requisizione di muli e cavalli, tentativi presto sconfessati di creare una nuova organizzazione sociale. Aperto nel 1941, il museo è stato nel tempo arricchitocon nuove donazioni di oggetti e cimeli effettuate da numerosi privati.

La seconda raccolta, più piccola, è invece dedicata all'ultimo periodo garibaldino. Il Museo della Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi" ricorda infatti le vicende di quei soldati italiani che, trovandosi in Jugoslavia al momento dell'armistizio dell'8 settembre, anziché arrendersi ai tedeschi iniziarono a combatterli collaborando con le forze jugoslave per la liberazione del territorio, nel corso di 18 mesi particolarmente difficili e duri anche per la scarsezza di viveri e di rifornimenti.

 

Museo Centrale del Risorgimento

La più importante raccolta romana dedicata al Risorgimento è invece stata protagonista di vicende a dir poco travagliate. Dopo una preparazione protrattasi per decenni ha infatti avuto una vita breve il Museo Centrale del Risorgimento, inaugurato nel 1970 e chiuso già nel 1979 per l'inagibilità dei locali in cui è allestito, all'interno del Vittoriano, a cui si può accedere dal fianco sinistro del monumento. Soltanto ora, finalmente, dopo quasi due decenni di chiusura, la situazione è in via di graduale risoluzione, grazie anche all'impegno dei responsabili dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, l'ente pubblico autonomo da cui dipende il Museo, che - nonostante gli scarsi finanziamenti di cui dispongono - hanno cercato di fare del loro meglio e stanno lavorando per una progressiva riapertura della raccolta al pubblico, che dovrebbe essere ultimata entro il 1997.

La collezione comprende, in cinque sezioni divise con un criterio cronologico, documenti e cimeli riguardanti il periodo che va dalla seconda metà del '700 alla Prima Guerra Mondiale. Autografi, bandiere, medaglie, dipinti che ci avvicinano a Mazzini, Garibaldi, Cavour e ad altri eventi e protagonisti più o meno noti di quell'epoca.

E' invece accessibile l'Archivio Storico, aperto nel 1935 e particolarmente prezioso per gli studiosi della materia perché raccoglie una ricca e rara raccolta di stampe, fotografie, e circa un milione di documenti tra i quali spiccano molte importanti ed uniche lettere manoscritte. L'Istituto, molto attivo nel promuovere attività editoriali e di ricerca, come la pubblicazione periodica di una rassegna storica, si raggiunge attraverso un lungo percorso nel Vittoriano in cui si rimane colpiti dalla sontuosità interna del monumento ed è situato ad una altezza che permette di godere di una particolare vista che si apre sui Fori e spazia fino ai Castelli romani.

 

Museo Napoleonico

Il Museo Napoleonico, comunale, situato nelle sale neoclassiche del Palazzo Primoli - che ospita anche il Museo Mario Praz e la Biblioteca Primoli - è stato riaperto al pubblico nel dicembre 1994, dopo circa due anni e mezzo di chiusura dedicati ai lavori di adeguamento dell'impianto elettrico e ad una parziale riorganizzazione dei reperti.

Il nucleo centrale del Museo, fondato nel 1927 - arricchito però nel tempo -  è costituito da una donazione al Comune di Roma effettuata dal figlio di Carlotta Bonaparte, il conte Giuseppe Primoli che, dopo aver trascorso gli anni della sua giovinezza in Francia alla corte di Napoleone III, tornò a Roma in seguito alla caduta dell'impero e si dedicò alla raccolta di testi, dipinti e cimeli di vario tipo relativi a Napoleone Bonaparte, agli altri protagonisti della sua famiglia e al periodo storico in cui vissero.

Vi sono esposte preziose tabacchiere artistiche, porcellane finemente decorate, sorprendenti miniature, mosaici minuti e piccoli ritratti in cera. La disposizione delle sale, con mobili d'epoca che rendono più caratteristica l'ambientazione, è rimasta quasi invariata rispetto a quella antecedente alla chiusura. Nel corso della ristrutturazione sono però riemerse le decorazioni neogotiche, rimaste nascoste fra le tappezzerie della Sala dei papi, ora dedicata alle principesse Zenaide e Carlotta, figlie del re Giuseppe, fratello di Napoleone. Nell'allestimento un po' austero del Museo spiccano alcune curiosità come il calco del seno di Paolina Borghese eseguito da  Antonio Canova ed un portalegna a foggia di tamburo.

 

Archivio Museo Storico di Fiume

Solo per dovere di informazione menzioniamo l'Archivio Museo Storico di Fiume, perché anche se i suoi promotori tendono a sottolinearne il carattere storico ed autonomo da qualsiasi forza politica, ci sembra che la raccolta si presti facilmente - per come è concepita e per l'impressione che se ne trae da una visita - ad essere utilizzata e strumentalizzata dalle forze nazionaliste più retrive della società. Allestito e gestito dalla Società di Studi Fiumani, illustra attraverso cimeli, fotografie, giornali e documenti di vario tipo lo sviluppo dell'identità culturale italiana nella regione di Fiume, che per lungo tempo ha fatto parte della ex-Jugoslavia e che attualmente si trova in Croazia e si chiama Rijeka. Ampio spazio è dedicato all'impresa effettuata da D'Annunzio nel 1919 quando, al termine della prima guerra mondiale, insieme ad un gruppo di volontari occupò la città per ottenerne l'assegnazione all'Italia. Nell'Archivio sono conservati circa 5.000 volumi, 30.000 documenti, numerose riviste e giornali stampati a Fiume dal 1813 al 1945.

 

Museo delle Mura e Museo della Via Ostiense

Dalla storia relativamente recente facciamo ora un salto indietro nel tempo con due piccoli musei accomunati dal fatto di essere allestiti all'interno della cinta muraria, cui è spettato per secoli l'arduo compito di difendere la città dalle incursioni nemiche. Alle mura di Roma sono legate anche numerose leggende. Si racconta ad esempio che nell'anno 536 l'imperatore Belisario decise di fortificare la cinta in previsione degli attacchi dei Goti. Il Muro Torto rientrava nel suo progetto, ma i lavori ad un certo punto si fermarono perché gli operai incrociarono le braccia di fronte ad una breccia. All'epoca circolava infatti una leggenda secondo la quale nessun mortale poteva modificare quel luogo protetto, si diceva, da un'autorità di tutto rispetto, nientemeno che san Pietro. Avvenne il miracolo. La breccia, rimasta com'era, inspiegabilmente non fu attraversata dai Goti nei loro assalti.

Protagonista anche di numerosi altri racconti, lo storico muro è stato per secoli circondato da un alone misterioso, forse perché si credeva che ai suoi piedi vi fosse la tomba di Nerone. Vi sorse allora un piccolo cimitero sconsacrato riservato a peccatori, suicidi e prostitute, cioè a tutti coloro ai quali, nella Roma papale, era rifiutata la sepoltura cristiana.

Il Museo delle Mura, comunale, situato in suggestivi locali interni a Porta San Sebastiano, ripercorre tramite pannelli didattici e plastici ricostruttivi la storia della cinta fortificata di Roma. La visita comprende anche una piacevole passeggiata lungo le mura fino alla Cristoforo Colombo.

Nei torrioni e nei camminamenti interni a Porta San Paolo si trova invece il Museo della Via Ostiense, dedicato alla storia dell'antica arteria che ha sempre avuto l'importante ruolo di collegare la città al mare garantendo, all'inizio, l'approvvigionamento del sale e, in seguito, il commercio in genere. Fra i plastici esposti spiccano quelli della città di Ostia e del porto di Traiano.

 

Museo delle Navi Romane

Proprio nella zona degli antichi porti imperiali, quelli di Claudio e di Traiano, durante i lavori per la costruzione dell'Aeroporto di Fiumicino vennero alla luce, negli anni Sessanta, importanti testimonianze archeologiche. L'imponente porto progettato fra il 42 ed il 54 d. C. dall'imperatore Claudio aveva rappresentato, per l'epoca, un'opera particolarmente grandiosa perché forniva la città di Roma di un adeguato sbocco sul mare. Purtroppo però, soggetto ad insabbiamento, il porto aveva avuto una vita breve, e quindi tra il 103 e il 112 d. C. sotto l'imperatore Traiano si dovette realizzare un secondo bacino artificiale, in un'area che recentemente è stata assegnata al pubblico demanio.

Nel corso degli scavi degli anni Sessanta venne alla luce anche una piccola flotta di imbarcazioni di età romana risalente al III-IV secolo d. C., che è possibile ammirare nella grande sala del Museo delle Navi Romane, aperto al pubblico nel 1979. I resti attualmente esposti sono quelli di quattro navi onerarie, ovvero mercantili, che si occupavano del trasporto delle merci, oltre ai frammenti di altre due imbarcazioni e ad una barca da pescatore unica al mondo, una sorta di prototipo della gondola veneziana, che veniva spinta da un solo rematore situato in piedi a poppa ed era dotata di fori sul fondo che permettevano di mantenere fresco il pesce con l'acqua marina.

E' però consigliabile recarsi al Museo in occasione delle visite guidate (si svolgono su prenotazione il primo sabato e l'ultima domenica di ogni mese), che permettono di comprendere il significato dei reperti esposti nel contesto della interessante storia dei porti imperiali.

 

Musei Storici dei Corpi Militari

Numerosi sono a Roma i musei storici dei differenti corpi militari, che tendono a valorizzarne e tramandarne le gesta, spesso con un evidente intento apologetico. In ognuno di essi si trova, oltre all'esposizione, il Sacrario dedicato ai caduti, la biblioteca ed un archivio storico, più o meno forniti ed in genere aperti alle consultazioni.

Qualche raccolta militare è però un po' diversa dalle altre, divertente ed interessante anche per i profani, come il particolare Museo Storico dell'Aeronautica Militare. Aperto nel 1977 nell'idroscalo di Vigna di Valle, sulla sponda meridionale del lago di Bracciano, ripercorre la storia di un sogno, quello di volare, raggiunto dall'uomo dopo ripetuti tentativi. L'itinerario, disposto in quattro hangar che occupano una superficie di ben 11.000 metri quadrati, inizia dai precursori italiani del volo, con la ricostruzione delle macchine ideate da Leonardo da Vinci per arrivare fino ai nostri giorni, attraverso un lungo percorso di geniali scoperte ma anche di tragici ricordi di guerre e bombardamenti aerei. Immagini, pannelli, ma soprattutto l'esposizione di fedeli riproduzioni di velivoli storici e di originali accuratamente restaurati sono disposti in un singolare allestimento su più livelli, di particolare effetto, che porta spesso il visitatore a camminare "naso all'insù"!

Interessante anche per i non "addetti ai lavori" è pure il Museo Storico della Motorizzazione Militare. Per poterlo raggiungere con un proprio mezzo di trasporto bisogna avere con sé due documenti di identità: il primo va lasciato all'ingresso della Città Militare della Cecchignola, il secondo deve invece essere consegnato all'ingresso del Museo. In ampi padiglioni sono dislocati mezzi di tutti i tipi in dotazione all'esercito, tra cui alcuni con un particolare valore oltre che una notevole importanza storica. Si tratta di originali o riproduzioni di carri, automobili, moto ma anche elicotteri o vecchie ambulanze. Sono da segnalare il carro, con motore a vapore, costruito nel 1769 da Cugnot e un celebre "bolide della storia", la leggendaria Alfa 1750 usata da Tazio Nuvolari, pietra miliare nella storia dell'automobilismo italiano.

Incuriosisce anche chi non è un cultore del genere il vastissimo Museo Storico dell'Arma del Genio, che ne testimonia l'attività in tempi di guerra e di pace. Vi sono conservati cimeli di celebri appartenenti al Genio quali il Conte di Cavour, numerosi reperti storici come il primo aereo impegnato in una azione militare nonché interessanti strumenti scientifici, plastici e modelli che sono veri e propri capolavori del genere. Ampio spazio è riservato ai mezzi di trasmissione, dai segnali a fuochi ai colombi viaggiatori fino ai mezzi ottici, al telegrafo e alla radio.

Al primo piano dello stesso palazzo si trova invece il Museo Storico dell'Architettura Militare che ripercorre la storia delle varie fortificazioni e castelli delle differenti epoche partendo dai castellieri preistorici. L'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio dispone inoltre di un ricco archivio con circa 150.000 documenti, interessanti archivi iconografici e fotografici.

Sicuramente più monotono è il Museo Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate, posto all'interno del Vittoriano in piazza Venezia, nelle cui grandi bacheche sono esposte centinaia di vessilli di tutti i corpi militari e di tutte le guerre, dal 1848 ai nostri giorni. Alcune bandiere sono contenute in pregiati cofanetti, come quello in avorio intarsiato donato nel 1896 alla nave Sicilia. Colpiscono i cimeli di grandi dimensioni, ed in particolare un'ancora di sbarramento militare, i resti del  MAS 15 di Luigi Rizzo e quelli del sommergibile Scirè.

Più vario è invece il Museo Storico dei Bersaglieri, inaugurato nel 1932 nella attuale sede di Porta Pia - nei pressi della celebre "breccia" - insieme al Monumento Nazionale nel piazzale antistante. Ripercorre, in tre piani, le gesta dei "fanti piumati", il corpo istituito nel 1836 ed ideato da Alessandro Lamarmora come formazione leggera e rapida. Nelle sale, le cui pareti sono colme di fotografie, documenti, ritratti, medaglie e cimeli vari troviamo, tra l'altro, testimonianze delle Guerre di Indipendenza, della spedizione in Crimea, della repressione del brigantaggio, delle campagne d'Africa e dei due conflitti mondiali. Numerosi sono i documenti e gli oggetti appartenuti ad Enrico Toti: spiccano in particolare la bicicletta usata nei suoi avventurosi spostamenti e la "leggendaria" stampella.

Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, inaugurato ufficialmente nel 1937, è uno dei più conosciuti fra quelli ad argomento militare: ricostruisce, attraverso fonti iconografiche, letterarie e storiografiche, una storia che inizia nel 1814, anno di fondazione dell'Arma, ed arriva sino ai nostri giorni comprendendo anche le "glorie" sportive di Alberto Tomba. Fra i dipinti spicca quello di Sebastiano de Albertis, La carica dei carabinieri a Pastrengo, relativo alla battaglia del 1848 contro gli austriaci. Curiosi sono i documenti storici testimonianti il contraddittorio rapporto degli apparati statali con personaggi quali Mazzini o Garibaldi che (ironia della storia!) prima di conquistare il ruolo di "eroi" furono sottoposti, quali fuorilegge, a pesanti misure repressive.

Immerso nel verde in pieno centro di Roma, il Museo Storico della Fanteria ci propone, in una superficie espositiva di circa 2.500 metri quadrati, un itinerario cronologico che ripercorre l'evoluzione dell'Arma: partendo dalle remote origini e passando per il Risorgimento, l'epoca delle conquiste coloniali e delle guerre mondiali, si arriva all'attualità, con le divise di paracadutisti e lagunari. Va segnalata, per gli appassionati, la importante collezione di armi di vario genere: il profano rimane invece sicuramente più attratto ed incuriosito dalla ricostruzione, a grandezza naturale, di una trincea della Prima Guerra Mondiale.

Aperto nel 1924, il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna ripercorre una storia che inizia nel 1659, quando Carlo Emanuele II duca di Savoia istituì il Reggimento delle Guardie. Alcuni anni dopo, nel 1685, furono inclusi nelle sue compagnie gruppi di soldati incaricati di precedere le truppe d'assalto e di lanciare contro il nemico piccoli ordigni a mano chiamati "granate". Nacque così il corpo, che da allora ha preso parte a tutte le principali guerre. Le differenti imprese sono ricordate nelle 15 sale del Museo attraverso armi, fotografie, bandiere, oggetti personali appartenuti ai militari e numerosi altri cimeli storici.

Disposto in otto sale e in ampi corridoi il  Museo Storico della Guardia di Finanza, inaugurato nel 1937, illustra la storia del corpo le cui origini risalgono alla seconda metà del Settecento, quando lo stato assunse direttamente la riscossione dei tributi doganali e la vigilanza fiscale dei confini. Attraverso una ricca collezione uniformologica, numerosi documenti e cimeli di vario tipo relativi alle varie guerre, si arriva sino alla documentazione relativa alla partecipazione della Guardia di Finanza alla Resistenza e al servizio di vigilanza alpestre e marittimo degli ultimi decenni. Fra i reperti incuriosiscono, tra l'altro, alcuni modellini che rappresentano fedeli ricostruzioni di natanti sequestrati carichi di merce di contrabbando. Un apposito spazio è dedicato allo sport, con l'esposizione dei trofei conseguiti dal Gruppo Sportivo delle "Fiamme Gialle".

Antiche autopompe "tirate a lucido", insieme all'attrezzatura antincendio e alle uniformi storiche di una organizzazione dalle origini remote, quella destinata a combattere gli incendi, sono invece conservate nel Museo Storico del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che si trova nei locali delle Scuole Centrali Antincendi di Capannelle ma è chiuso al pubblico da circa dieci anni. L'umidità, infiltrandosi nei locali, ha danneggiato numerosi reperti, ma per la collezione non è stata ancora trovata una nuova sede. La raccolta, che abbraccia un vastissimo arco di tempo, parte dal terzo secolo d. C. quando già esistevano le prime, ovviamente "rudimentali", organizzazioni atte a difendere dai pericoli del fuoco.

 

Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari

Passando dalla storia militare a quella della vita quotidiana, è subito necessario ricordare che a Roma si trova la più importante raccolta etnografica italiana, che però rimane in genere fuori dai circuiti turistici ed è sconosciuta pure a molti romani, nonostante vi si svolgano anche interessanti mostre tematiche e numerose attività didattiche.

Prezioso strumento per conoscere la cultura e le abitudini delle generazioni che ci hanno preceduto, il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, statale, aperto dopo varie vicissitudini nel 1956, espone innanzi tutto il materiale raccolto agli inizi del Novecento dall'etnografo Lamberto Loria che per primo, in Italia, iniziò una collezione sistematica di oggetti relativi alla cultura popolare delle diverse regioni. Dalla sua morte, nel 1913, fino al secondo dopoguerra, il materiale rimase però inutilizzato.

 Le sale del museo sono state modificate nel tempo in seguito agli sviluppi degli studi sulla cultura materiale e sull'antropologia storica, la disciplina che studia tutte le manifestazioni della vita umana. Alla iniziale sistemazione centrata sui rituali festivi e sul folklore ne è stata infatti sostituita una che, utilizzando nuovo strumenti metodologici, pone in risalto le tematiche del lavoro e del tempo quotidiano attraverso mobili ed utensili, gioielli e maschere, costumi popolari ed amuleti, strumenti musicali ed attrezzi da lavoro, preziose testimonianze di mestieri artigiani ed ambulanti scomparsi o in via di estinzione.

Ampio spazio è inoltre dedicato alla religiosità popolare, con l'esposizione di ex-voto di vario tipo, oggetti e carri cerimoniali espressione della necessità, per i settori poveri, di affidarsi alla magia o alla religione in assenza di soluzioni "terrene" per le difficoltà quotidiane. Ricca è la collezione di amuleti, molti dei quali si riteneva servissero per proteggere dai malefici.

Nelle sale del Museo, colme di memorie di vita quotidiana, spiccano numerose curiosità: solo per segnalarne una ricordiamo l'angolo dedicato ai pegni d'amore, che si trova nella Sala del ciclo della vita umana, relativa ai rituali delle differenti fasi dell'esistenza e delle situazioni di pericolo come le malattie o il parto.

 

Museo del Folklore e dei Poeti romaneschi

Situato fra i suggestivi vicoli dell'antico rione di Trastevere, il seicentesco palazzo un tempo sede di un convento delle Carmelitane Scalze ospita oggi il Museo del Folklore e dei Poeti Romaneschi. Nata nel 1976 come sezione del Museo di Roma e divenuta autonoma nel 1983, questa raccolta conduce il visitatore in un piacevole tuffo nella vita quotidiana della città di un tempo. Gli acquerelli di Ettore Roesler Franz (parte della celebre serie Roma sparita, il cui nucleo centrale è conservato al Museo di Roma) e la caratteristica ricostruzione, a grandezza naturale, di alcune scene di vita romana del secolo scorso come la farmacia, l'osteria, lo scrivano pubblico ed il saltarello ricostruiscono l'atmosfera di una città scomparsa da tempo.

Nella sezione dedicata al Carnevale romano sono raccolte stampe e dipinti relativi alle principali usanze e tradizioni dell'antica festa che, nei secoli passati, diveniva occasione di divertimenti particolarmente sfrenati. Si tratta di opere di artisti stranieri che, di passaggio per la città, vollero immortalare la sorprendente atmosfera di "follia" che coinvolgeva tutte le classi sociali. Al principale divertimento carnevalesco, la corsa dei barberi, piccoli cavalli che venivano lanciati lungo il Corso, è dedicata una serie di incisioni inglesi della fine del '700. Incitati dalle urla ed inferociti dalle aguzze punte poste sui loro fianchi, i barberi venivano liberati in Piazza del Popolo per essere "ripresi" nell'attuale Piazza Venezia. Frequenti erano gli incidenti ad uomini ed animali: a ricordarli, nel Museo, è una terracotta di Achille Pinelli raffigurante un cavallo che travolge alcune maschere.

Altre opere hanno invece come tema la festa dei moccoletti, che si svolgeva il martedì grasso sempre lungo il Corso, per alcuni secoli cuore del Carnevale romano. Per l'occasione, le strade interessate dalla festa cambiavano aspetto: dalle finestre alle carrozze era tutto un risplendere di luci, mentre una enorme folla si riversava nelle strade. Ognuno aveva in mano una candela, più o meno ingegnosamente protetta: il divertimento consisteva nel cercare di spegnere i moccoletti altrui mantenendo acceso il proprio. Il chiasso, la confusione e lo sfavillante scintillio delle candele avvolgeva la città in questo festoso saluto al Carnevale, momento magico che consentiva di dimenticare per un attimo le difficoltà quotidiane ed abbandonarsi a qualche ora di spensierata baldoria.

Il Museo, indubbiamente interessante, non viene però utilizzato al meglio: numerosi appassionati e studiosi di "cose romane" denunciano infatti la staticità della struttura, che promuove pochi incontri e iniziative culturali ed in cui l'unico ricordo dei poeti romaneschi è la ricostruzione (secondo alcuni arbitraria) dello studio di Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, in cui sono conservati quadri, oggetti, fotografie e manoscritti appartenuti al celebre poeta romano, che al momento è anche chiuso al pubblico per lavori di ristrutturazione.

 

Museo del Presepio Tipologico Internazionale

Madonnine, pastori e bambinelli provenienti da tutte le parti del mondo ci ricordano, in uno dei piccoli e poco conosciuti Musei di Roma, l'antica usanza del presepio. Una tradizione che per i credenti ha un particolare significato religioso, per gli altri è espressione di quella affascinante arte popolare che riproduce, con estro e creatività, paesaggi e scene di vita quotidiana.

Il Museo del Presepio Tipologico Internazionale è allestito dall'Associazione Italiana Amici del Presepio. Fondato a Roma nel 1953 con lo scopo di difendere la tradizione e studiarne gli aspetti religiosi, storici, folkloristici e tecnici, questo ente organizza ogni anno, tra le altre iniziative, corsi gratuiti di tecnica presepistica che si svolgono nel mese di ottobre.

Nelle sale del Museo, accanto a presepi allestiti, sono esposte statuette dei più diversi materiali: legno, terracotta, paglia, vetro, marzapane, stagno, conchiglie, cartapesta e persino carbone. Provengono da molte regioni italiane e da varie parti del mondo: Kenya e America Latina, Canarie e Ucraina, tanto per fare qualche esempio. Meritano una segnalazione le statuette giapponesi... il bambinello dagli occhi a mandorla è per noi veramente inusuale! Suggestivi sono i presepi ambientati in scorci della vecchia Roma, mentre incuriosiscono le scene della natività riprodotte all'interno dei vecchi televisori e stupiscono i lavori in miniatura allestiti dentro gusci di noce o conchiglie. Anche la collezione di francobolli, monete e medaglie è, inutile dirlo, rigorosamente in tema.

 

I Musei della Cultura Materiale

Sono stati spesso i privati ad allestire piccoli Musei dedicati agli oggetti della vita quotidiana, prendendo l'iniziativa in assenza del necessario sostegno delle istituzioni competenti e collocando le raccolte nei locali, talvolta troppo piccoli, di cui disponevano: alcuni sono ora in attesa di sedi idonee, promesse da tempo ma non ancora  assegnate.

E' curioso, nelle sale di questi musei, preziosi "documenti di vita" che  testimoniano il desiderio di tramandare le tracce delle proprie radici culturali, trovare anche oggetti e mobili che riportano la memoria all'infanzia, ricordando la casa dei nonni: i nostri genitori non hanno dato loro alcun valore ed ora, a riscatto dell'affronto subito - quello di finire nelle cantine o tra la spazzatura - fanno bella mostra di sé con l'impegnativo ruolo di rappresentare la cultura materiale dei nostri antenati.

Percorrendo la Via del Mare verso Ostia, nella zona di Dragona si trova il particolare Museo dell'Artigianato Scomparso. A dire il vero, immaginando un museo si ha in genere nella mente una collezione ordinata e catalogata di oggetti, disposti in apposite bacheche e magari illustrati da pannelli didattici. Nulla di tutto ciò troverete a Dragona! Ma se il disordine degli ampi locali e degli scaffali colmi di macchine ed utensili, strumenti musicali, giocattoli, ex-voto ed oggetti di vario tipo va a discapito della pur importante catalogazione sistematica, è anche vero che questa raccolta è più viva di un "normale" museo. Nell'allestimento un po' confuso vive ed è in qualche modo tangibile la passione di Domenico Agostinelli per la cultura e le tradizioni popolari. In circa quarant'anni, viaggiando in giro per l'Italia e per il mondo, ha messo insieme decine e decine di migliaia di oggetti (contarli è un'impresa impossibile, ma sembra che siano almeno quarantamila!) legati alla vita quotidiana e al lavoro artigiano e contadino.

L'intraprendente e infaticabile ideatore sta inoltre allestendo in un campo il Museo della Civiltà Contadina, dove troveranno una migliore sistemazione gli aratri, i carretti e gli altri strumenti da lavoro di grandi dimensioni.

Chi è interessato a questo genere di raccolte può spingersi un po' lontano dalla città, ai confini della provincia, per visitare la prima raccolta dedicata alla storia della cultura materiale sorta nel Lazio, e i cui reperti sono stati catalogati da esperti del Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari. Si trova a Roviano, un suggestivo paesino di antichissima origine equa il cui caratteristico borgo medievale merita già di per sé una visita. Il Museo della Civiltà Contadina dell'Alta Valle dell'Aniene, aperto al pubblico nel 1980 per la determinazione di un maestro elementare della zona, è situato nei locali dell'antico frantoio, per secoli centro della vita economica del paese; in futuro dovrebbe essere trasferito all'interno del Castello Brancaccio, che al momento si trova però in uno stato di totale abbandono. Strumenti relativi ai rituali della vita quotidiana, del lavoro e del tempo libero conducono il visitatore in un mondo dimenticato, quello della civiltà contadina, il cui tramonto viene fatto risalire all'epoca della costruzione della ferrovia Roma-Pescara (1882-1888), con la cui storia si apre il percorso espositivo del Museo. Altre sezioni sono dedicate ai cicli della vita pastorale e di quella contadina, che ruotano intorno alla produzione del vino e dell'olio di oliva.

Si trova invece ad Anguillara il Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare, allestito già da alcuni anni dall'Associazione Culturale Sabate ma ultimamente dedicato ad Augusto Montori, il suo ideatore che di recente si è tolto la vita. La raccolta ha finalmente ottenuto dal Comune una sede idonea, alcuni locali nella rocca medievale. In questi ambienti attraversati da un "odore di campagna" sono esposti numerosi strumenti di un lavoro esclusivamente manuale: zappe, forconi, seghe da boscaiolo, attrezzi da falegname ma anche giochi per ragazzi e oggetti legati alla vita quotidiana. Caratteristica è la ricostruzione di una tipica cucina contadina degli anni Trenta.

 

Letteratura, teatro e case-museo

  Se i più non meritano neanche una targa che ricordi ai posteri il loro soggiorno terreno - e non solo i comuni mortali, ma anche artisti e "celebrità" varie - alcuni, pochi fortunati, hanno invece l'onore di ritrovare la loro abitazione trasformata in museo. Numerose nel nord Europa, queste "case della memoria" ricche di ricordi e di oggetti personali ma anche di importanti opere di letteratura o teatro, sono allestite talvolta da enti privati promossi da amici ed ammiratori per ricordare i loro cari scomparsi.

Generalmente quindi le abitazioni diventano celebri non tanto per la bellezza degli arredi quanto per la notorietà di chi le ha occupate, ma vi è un caso un po' diverso, sicuramente particolare, ed è quello di Mario Praz, che si è tenacemente adoperato nel corso della vita per creare una collezione che gli "sopravvivesse", seguendo lo spirito sintetizzato nel 1945 ne La filosofia dell'arredamento quando si poneva dalla parte di coloro che "stimano più equo che quei capolavori di pazienza e di gusto che sono certi arredamenti si conservino come musei, dopo che è scomparso lo spirito che loro dié vita".

Oltre alle case-museo vere e proprie, abbiamo trattato in questo capitolo anche le altre collezioni romane dedicate a letteratura e teatro.

 

Casa di Pirandello

Nell'abitazione romana in cui negli ultimi anni della sua vita Luigi Pirandello "in pagine non periture trasfuse sofferti travagli e drammatiche inquietudini dell'età sua" - come ricorda la lapide posta sulla facciata esterna del palazzo - ha oggi sede l'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Italiano Contemporaneo che, oltre ad ospitare un piccolo Museo, statale, pubblica la rivista quadrimestrale di drammaturgia Ariel ed è sede di una biblioteca specializzata nel campo del teatro.

Il villino, dove il "romanziere novelliere poeta creatore di un nuovo teatro"  morì nel dicembre 1936, fu donato dalla famiglia di Pirandello allo Stato con gli arredi originali ed una collezione di libri, dipinti ed oggetti personali situati nella camera da letto e nello studio, rimasti a tutt'oggi immutati. All'inizio degli anni '60 però gli eredi dello scrittore ed alcuni intellettuali furono costretti a lanciare un grido di allarme perché il patrimonio, in balia del degrado, rischiava di andare perduto per sempre. Il prof. Umberto Bosco, docente di storia della letteratura italiana all'Università di Roma, si prese allora il compito di rilanciare l'iniziativa, con l'obiettivo di trasformare quello che all'epoca era soltanto uno "squallido e triste deposito di pochi cimeli di un morto, in alacre officina di studi su un vivo". Nacque così l'Istituto, che riceve uno scarso finanziamento dal Ministero dei Beni Culturali, ed il cui archivio si è col tempo arricchito grazie alle donazioni di alcuni familiari di attori scomparsi.

 

Keats-Shelley Memorial House

John Keats, il poeta romantico inglese portato via a soli ventisei anni dalla tubercolosi avrebbe probabilmente preferito vivere più a lungo anziché godere di una, forse inaspettata, gloria postuma che certo, sottoterra, gli sarà di scarsa consolazione! Tant'è, in questo campo non è dato scegliere.

Agli inizi del secolo un piccolo gruppo di suoi attivi ammiratori lanciò una sottoscrizione pubblica in America e Inghilterra per l'acquisto della casa in Piazza di Spagna, proprio ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti dove il giovane poeta, alla ricerca di una impossibile guarigione, era morto nel 1821.

Nacque così, nei quattro ambienti che mantengono gli arredi originali, la collezione Keats-Shelley Memorial House, un piccolo angolo di Inghilterra nel cuore di Roma. Vi sono raccolti, oltre a circa 10.000 volumi sul romanticismo inglese ed italiano, numerosi manoscritti, opere d'arte e cimeli vari, come una ciocca di capelli del poeta inglese, un autografo di Oscar Wilde e reperti riguardanti Lord Byron ma soprattutto Percy Bysshe Shelley, sfortunato poeta morto annegato a trent'anni, nel 1822, nel corso di una gita in barca, dopo una breve vita avventurosa che lo aveva portato a soggiornare anche in Italia.

Vi si ricordano dunque due vicende analoghe, due giovani vite tormentate e troncate prematuramente da una tragica conclusione: le loro spoglie riposano a Roma, nel Cimitero acattolico situato vicino dalla piramide Cestia, un tranquillo giardino all'inglese, vero paradiso per i gatti della zona.

 

Museo Canonica

Meriterebbe sicuramente di essere più conosciuto e frequentato l'interessante Museo Canonica che può essere confuso, dal passante che si trova - ignaro - a passeggiare per Villa Borghese, può essere confuso con una raccolta dedicata agli alpini (per la statua posta davanti all'edificio) oppure con qualcosa di inerente la chiesa perché la scritta, lapidaria, annuncia solo la presenza di un "Museo Canonica".

La collezione si riferisce invece a Pietro Canonica, scultore piemontese a cui Corrado Ricci propose di donare al Comune di Roma una raccolta delle sue opere in cambio della possibilità di usare per tutta la vita un locale che, dopo la morte dell'artista, avrebbe dovuto accogliere la donazione. Nel 1926, in seguito alla demolizione del locale inizialmente concesso, la raccolta ed il suo autore si trasferirono alla Fortezzuola di Villa Borghese, edificio cinquecentesco dove il Canonica abitò fino alla sua morte nel 1959 e dove oggi si trova il Museo, aperto nel 1961, che raccoglie in sette sale situate al pianterreno imponenti e sorprendenti sculture in marmo, bronzi, modelli in gesso e calchi di opere eseguite dallo scultore che si trovano ora in vari paesi del mondo.

Recentemente è stato aperto stabilmente al pubblico anche l'appartamento, al primo piano, e lo studio dell'artista, in cui sono contenuti marmi, bronzi, dipinti del Canonica stesso ed oggetti che gli sono stati donati da personaggi ritratti nelle sue opere ma anche preziosi arredi, disposti nelle camere  rimaste così come sono state lasciate dallo scultore.

 

Museo Goethe

In via del Corso verso piazza del Popolo c'era, tempo addietro, un Museo dedicato a Goethe, la raccolta è ormai chiusa al pubblico da oltre 10 anni. Non c'è neppure una targa a ricordarla, oppure una indicazione sul citofono, e l'imponente portone chiuso non lascia trasparire alcuna traccia. Dal momento che il palazzo non ha un portiere, non resta che chiedere maggiori informazioni all'Ambasciata tedesca.

Il Museo, ci viene detto, dipende da una Associazione con sede a Bonn che si occupa degli enti culturali privati: recentemente ha acquistato l'appartamento  di circa 500 mq dove il grande poeta tedesco fu ospitato da un suo amico pittore. Pochi sono i cimeli originali di Goethe ma nel Museo - che ora è in fase di ristrutturazione - verranno esposti documenti, stampe e dipinti dell'epoca, oltre alla ricostruzione di arredi del tempo, ad una biblioteca e una sala-convegni.

Una curiosità: il vecchio Museo è stato chiuso, tra l'altro, perché era allestito in un appartamento sbagliato!

 

Museo Mario Praz

L'apertura, nel giugno del 1995, del "museo dell'anima" è la realizzazione dell'agognato sogno di Mario Praz, professore e studioso di letteratura inglese ma anche singolare collezionista di antichità scomparso ad 86 anni nel 1982.

Il Museo Mario Praz, questo "archivio delle esperienze" situato al terzo piano del Palazzo Primoli, è allestito nell'appartamento in cui il collezionista soggiornò dal 1969 fino alla sua scomparsa. Dipende -  come era nelle aspirazioni del suo ideatore - dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e comprende oltre 1.200 pezzi fra mobili, dipinti, sculture, argenti, miniature ed oggetti vari risalenti ad un periodo compreso fra la fine del Settecento e la prima metà del secolo successivo.

Le nove sale che costituiscono il Museo sono dominate da quel gusto neoclassico "che ebbe la sua piena primavera nella Francia di Luigi XVI, la sua estate nell'Impero e il suo languido autunno nelle deliziose goffaggini del Biedermeier" come ebbe a scrivere lo stesso Praz. E' dunque una visita d'obbligo per gli appassionati di antichità, che potranno ammirare sontuose librerie intarsiate, specchiere, divani, lampadari, dipinti ed oggetti di vario tipo, tutti minuziosamente descritti nei testi consultabili all'ingresso del Museo: tra gli altri, spiccano la particolare collezione di ventagli e il letto a baldacchino proveniente dal castello di Fontainebleau. Un po' troppo tetro ci sembra l'ambiente riservato alla figlia Lucia, che però al momento della sistemazione di questa casa non abitava già più con il padre.

 

Museo Tassiano

Il Museo Tassiano viene spesso riportato dalle guide turistiche fra i Musei chiusi al pubblico. In realtà è visitabile ma, come nel caso di molte altre raccolte romane, solo previo appuntamento. Si trova nei locali, gestiti dall'Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme, del convento di Sant'Onofrio, arrampicato sulle pendici del Gianicolo.

Aperto nel 1939, è una piccola raccolta dedicata alla vita di Torquato Tasso, deceduto proprio a Sant'Onofrio il 25 aprile 1595. A parte la camera in cui il grande poeta morì - la sua tomba si trova nella cappella della chiesa - vi sono custoditi alcuni cimeli tassiani come la cassa che conservò per molti anni le ceneri del poeta, una lettera autografa ed alcuni oggetti e cimeli personali tra cui un crocefisso e un'antica ceramica. All'interno delle vetrine sono inoltre esposte antiche edizioni de La Gerusalemme Liberata e di altre opere del Tasso.

 

Museo del Teatro Argentina

Bisogna rivolgersi al custode del Teatro, che in genere è disponibile la mattina dei giorni feriali, per poter accedere al Museo del Teatro Argentina. Opera dell'architetto Girolamo Theodoli, l'Argentina fu inaugurato nel 1732 ma sottoposto nel tempo a numerosi lavori di restauro e rinnovamento: tra gli altri, quello della fine degli anni '60 che distrusse le antiche strutture. Considerato fin dagli inizi uno dei principali teatri romani, nel corso della sua storia ha alternato momenti di particolare "gloria" a profonde crisi, come quella seguita alla riapertura dello storico teatro Apollo. Nel 1869, quando il teatro passò al Comune di Roma, prese avvio un costante miglioramento della sua produzione.

Situato nel sottotetto del teatro, il Museo istituito nel 1973 raccoglie riproduzioni fotografiche (o addirittura fotocopie) di materiale conservato in altre collezioni romane, frammenti di decorazioni murarie e del soffitto settecentesco, studi preparatori per sipari, locandine e disegni, un rotone del Settecento per il sollevamento del sipario e delle scene nonché un'incavallatura in legno, facente parte della originaria copertura, l'unica scampata ai lavori di ristrutturazione.

Il visitatore rimane deluso di fronte a questi scarsi frammenti di storia ammucchiati in una soffitta; ci si aspettava qualcosa di più, ma purtroppo nulla si è salvato dei costumi e materiali di scena dell'antico teatro romano.

Nel Museo sono anche testimoniate le mutazioni nel tempo dell'area urbana dove sorge il teatro, che veniva nei secoli scorsi chiamata "Argentina" da Argentoratum, nome latino dell'attuale Strasburgo, città natale di Johannes Burckardt. Questo era infatti il nome della torre che il cerimoniere pontificio aveva incorporato nella sua abitazione: la costruzione si elevava solitaria al di sopra dei tetti degli isolati di Via dei Barbieri e Via del Sudario; successivamente fu in parte mozzata ed in parte incorporata dalla sopraelevazione dell'edificio.

Una ricchissima ed interessante collezione di circa 80.000 costumi e numerosi oggetti di scena è invece conservata nei magazzini del Teatro dell'Opera: ci auspichiamo che questo tesoro nascosto possa al più presto "uscire allo scoperto" per essere visitabile dal grande pubblico e costituire l'auspicato Museo del Teatro.

 

Raccolta Teatrale del Burcardo

E' chiusa al pubblico dal 1987 la Raccolta Teatrale del Burcardo, istituita dalla SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) nel palazzetto, ricevuto in concessione dal Comune di Roma, che prende il nome da Johannes Burckardt, che lo fece costruire a cavallo fra il Quattro e Cinquecento. L'edificio è pericolante ma l'inizio dei lavori di restauro è stato per anni bloccato da ritardi e trafile burocratiche, e soltanto ora sono iniziati i lavori che dovrebbero portare, in un futuro non proprio remoto, alla riapertura della raccolta.

La lunga chiusura ha fatto ormai dimenticare ai romani questa interessante raccolta inaugurata nel 1932, che rifiuta l'etichetta "ufficiale" di Museo e che è unica nel suo genere a Roma. Il nucleo centrale è costituito dalla collezione di Luigi Rasi, attore e direttore della Scuola di Recitazione di Firenze morto nel 1918, a cui nel tempo si sono aggiunti molti altri contributi.

Vi si trovano costumi, ritratti e oggetti di scena di grandi attori del passato quali Ettore Petrolini ma anche maschere, vecchi copioni, stampe dal XVI al XIX secolo, disegni, lettere scritte nel Seicento da comici italiani, antichi testi a stampa e manoscritti, locandine ed avvisi teatrali. Fra le curiosità spicca un Editto di Carlo II contro i "portoghesi" del teatro, che commina pesanti pene pecuniarie a chi entra senza pagare il biglietto oppure, addirittura, tenta di forzare l'ingresso.

Mentre si protrae la chiusura del Museo, è invece possibile consultare i testi della biblioteca costituita da circa 40.000 volumi e 13.000 lettere dedicate ai temi del teatro, nonché l'archivio fotografico con circa 30 mila esemplari.

 

Scienza e tecnica

 C'è un grande assente a Roma, il Museo della Scienza e della Tecnica, da circa due decenni in cantiere ma non ancora realizzato. Negli ultimi anni è però cresciuta l'attenzione per l'argomento soprattutto in seguito alla nascita, nel 1991, del progetto MUSIS (Museo della Scienza e dell'Informazione Scientifica di Roma), finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. Attualmente il progetto coinvolge università, centri di ricerca, enti locali, scuole e settori dell'imprenditorialità in una serie di programmi volti ad una valorizzazione della valenza storico-scientifica del territorio e delle sedi diffuse nella città e nella provincia.

Con limitate disponibilità di fondi e strutture, ma supportato da un comitato scientifico di alto livello, MUSIS è riuscito a trasformare un imperdonabile ritardo in una proposta innovativa in grado di superare il limite della struttura museale classica. Roma è quindi divenuta terreno di sperimentazione di quello che viene definito Museo Multipolare, una sorta di filo di Arianna che, snodandosi per tutta la città, collega laboratori, istituti e musei scientifici in una serie di itinerari "vivi" che si propongono di testimoniare la connessione tra la vita quotidiana e la ricerca.

Numerose sono infatti le strutture scientifiche particolari, settoriali esistenti nella metropoli, spesso snobbate dai romani perché erroneamente ritenute comprensibili solo agli "addetti ai lavori" ed utilizzate in modo insufficiente anche dagli insegnanti, ai quali possono invece fornire un ottimo sussidio didattico. Sono raccolte interessanti ma anche ricche di fascino, che ripercorrono il lungo cammino del progresso scientifico ponendolo a confronto con la realtà dell'oggi e le prospettive del futuro e che permettono, attraverso oggetti ed immagini, di avvicinarsi in modo semplice e diretto a materie spesso ostiche o comunque poco conosciute.

Interessante novità nel panorama scientifico romano sono le mostre permanenti nelle Scuole Superiori di Roma e provincia, che consentono il recupero e la valorizzazione di un importante patrimonio di materiale didattico. Allestite negli ultimi anni sotto l'impulso di MUSIS e della Settimana della Cultura Scientifica, attualmente sono circa quindici, ma certamente il loro numero è destinato ad aumentare in un breve arco di tempo.

 

Mostra Permanente della Psichiatria

Non è ancora un vero e proprio Museo, ma i suoi ideatori si auspicano possa diventarlo nel prossimo futuro: "La linea d'ombra", Mostra Permanente della Psichiatria aperta nel settembre 1995, ripercorre la storia dell'Ospedale Psichiatrico del S. Maria della Pietà dalle sue origini fino all'inizio di questo secolo. Fondato da un sacerdote sivigliano, Ferrante Ruiz, e da due laici nella veste di istituzione caritatevole in aiuto ai pellegrini e vagabondi giunti a Roma in occasione dell'Anno Santo del 1550, l'istituto fu indirizzato ben presto verso l'aiuto dei "poveri pazzarelli" fino a che, nel 1572, venne denominato "Ospedale di Santa Maria della Pietà dei poveri pazzi". All'epoca si trovava nel monastero di Santa Caterina in Piazza Colonna; fu poi trasferito in Via della Lungara finché nel 1913 venne aperta l'attuale sede del Manicomio di Roma a Monte Mario.

L'itinerario espositivo, guidato da pannelli didattici e integrato da alcuni audiovisivi, ripercorre una delicata storia segnata dal confine spesso labile fra necessità terapeutica e ingiustizia attraverso strumenti medici, dipinti ed opere di vario tipo eseguite da ricoverati, antichi e pregiati testi, cartelle cliniche dell'Archivio Storico dell'Ospedale e foto d'epoca.

Il luogo di allestimento, un intero padiglione dell'Ospedale, nella sua inquietante veridicità conduce il visitatore a diretto contatto con l'istituzione manicomiale. Colpisce soprattutto la ricostruzione di alcuni ambienti di vita  quotidiana: dallo studio medico alla fagotteria (il locale in cui al momento del ricovero i pazienti lasciavano indumenti ed oggetti personali), dalla sala mensa al dormitorio per arrivare all'infermeria e, infine, alla famigerata camera di contenzione con il letto e la camicia di forza. Curioso è l'orologio ruotante, ingegnoso meccanismo che, andando firmato dal personale di guardia ogni quarto d'ora, permetteva di controllare che durante la notte i pazienti non rimanessero senza assistenza. Fra gli strumenti turbano gli encefalotomi, usati per sezionare ed analizzare i cervelli dei pazienti deceduti, ed i macchinari per effettuare l'elettroshock, che viene a tutt'oggi praticato a Roma in alcune strutture private.

 

Museo Astronomico e Copernicano

Sempre a Monte Mario, annesso all'Osservatorio, si trova dal 1935 il piccolo ma affascinante Museo Astronomico e Copernicano, i cui ridottissimi orari di visita lo rendono praticamente inaccessibile. La preziosa raccolta di strumenti scientifici di varie epoche relativi allo studio degli astri ha avuto origine per l'impegno di Arturo Wolynski, studioso polacco che nel 1882 donò allo Stato italiano la sua collezione di cimeli copernicani. Nel 1984 però il Museo subì un grave furto e rimase chiuso per più di un anno; fortunatamente il recupero di quasi tutto il materiale rubato ne permise la riapertura.

Vi sono conservati telescopi, cannocchiali, lenti ed altri apparecchi utilizzati per aumentare le capacità visive, nonché i meccanismi destinati alla misura degli angoli e gli strumenti usati, nei secoli, per misurare il tempo, dalle clessidre alle meridiane fino ai più moderni orologi. I primi orologi portatili sono forse più antichi di quanto viene da immaginare, risalendo addirittura al XV secolo. Va detto però che quanto a precisione non brillavano proprio, dal momento che non disponevano ancora di un adeguato organo regolatore, che fu realizzato solo a partire dagli ultimi decenni del Seicento. Interessante è la raccolta di astrolabi, quegli strumenti che indicano la posizione degli astri rispetto alla terra.

Uno dei capitoli storici più tristi ed emblematici del contrasto fra la Chiesa ed il progresso scientifico è ricordato nel Museo dai decreti dell'Inquisizione che colpirono le opere di Copernico (di cui è conservata anche la prima edizione del De revolutionibus orbium coelestium) e Galileo che, come è noto, abbracciò la teoria copernicana. Contestando il sistema tolemaico e negando che la terra si trovi immobile al centro dell'universo, essa metteva in discussione le stesse basi teoriche della tradizione cattolica, che riteneva il geocentrismo in armonia con le Sacre Scritture. L'eresia era quindi intollerabile, e Galileo fu costretto, dopo una strenua battaglia ed in seguito ad una condanna, ad abiurare la tesi eliocentrica, in ginocchio di fronte ai giudici dell'Inquisizione.

A chi è interessato alla materia consigliamo anche una visita fuori città, alla mostra didattica permanente allestita nell'Osservatorio Astronomico di Monte Porzio in cui, oltre ad un'esposizione di strumenti scientifici, vi è un'ampia rassegna di materiale fotografico che comprende numerose immagini riprese da satelliti.

 

Museo dell'Energia Elettrica

Viene definito ipotesi di Museo, a sottolinearne il carattere di strumento di lavoro in movimento e non di statica didattica: è il Museo dell'Energia Elettrica, si trova sulla Cristoforo Colombo all'altezza della Fiera di Roma ed è stato istituito dall'ENEL nel 1988, in occasione dei suoi primi venticinque anni di attività.

L'itinerario ripercorre - attraverso reperti originali e riproduzioni, modelli, plastici, schemi di funzionamento di centrali nonché vecchi documenti, giornali e cartoline pubblicitarie - una storia di oltre 2.500 anni, la cui nascita risale al 600 a.C. quando Talete notò che l'ambra, se strofinata, aveva la proprietà di attirare le fibre.

Le sale del Museo sottolineano le diverse tappe della storia dell'energia, con il suo ruolo fondamentale nello sviluppo della società ma anche con il nefasto ricordo di tragiche applicazioni militari. Numerosi reperti documentano la sostituzione dell'energia muscolare con quella meccanica, le ricerche di Leonardo da Vinci e Galileo, la nascita dell'elettricità con gli studi di Galvani e Volta, per arrivare all'attualità dell'elettronica e dell'energia nucleare. Fra gli strumenti scientifici esposti nei circa 1.300 metri quadrati di questo interessante Museo alcuni, come telefoni o microfoni, sono più o meno familiari a tutti; altri, quali turbine, pile, accumulatori, generatori, dinamo, risultano invece incomprensibili ai più. Colpisce la ricostruzione a grandezza naturale, con macchinari originali e manichini di operai, degli interni della centrale idroelettrica di Alcantara, in provincia di Catania.

 

Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni

Poco lontano, all'Eur, e precisamente in Viale Europa, c'è invece il vastissimo Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni, il cui nucleo originario è costituito dalla raccolta iniziata nel 1878 dall'allora direttore generale dei Telegrafi, Ernesto D'Amico. Un itinerario particolarmente ricco ed interessante, nei circa 4.000 metri quadrati dei sotterranei del Ministero delle Poste, illustra la storia delle comunicazioni in Italia, dai segnali di fumo all'immagine televisiva.

L'acquisto del biglietto di ingresso, nei locali di un ufizio di posta della fine del secolo scorso ricostruito con arredi originali (a parte qualche "incidente di percorso" come alcune sedie moderne), conduce immediatamente il visitatore in un'atmosfera di passato. Il Museo è aperto da una raccolta di buche postali: la più antica, che risale al 1633, proviene dalla provincia di Perugia. Nella sezione dedicata al servizio postale degli stati preunitari si trovano invece bolli, bandi ma anche le armi usate per difendere le carrozze postali dagli assalti dei briganti che, numerosi, popolavano all'epoca le campagne. Curioso, fra i cimeli militari, è il bastone a sonagli, segno di riconoscimento che i pony express della storia utilizzavano nelle zone di operazioni belliche.

Attraverso varie sale, che ripercorrono l'evoluzione del servizio postale terrestre, marittimo ed aereo si giunge alla fase della meccanizzazione: ampio spazio è dedicato alla storia della telegrafia, dove tra l'altro è ricostruita la cabina radiotelegrafica del panfilo Elettra, il laboratorio galleggiante usato da Guglielmo Marconi per i suoi esperimenti, in cui sono collocati alcuni apparecchi originali fortunosamente scampati alle distruzioni belliche.

Un frammento di elica ed un lembo di tela con dedica ricordano invece il primo esperimento di posta aerea, fra Torino e Roma, che risale al 1917 quando il pilota Mario de Bernardi (il primo uomo al mondo che superò la velocità di 500 chilometri orari), nonostante le avverse condizioni atmosferiche raggiunse l'aeroporto di Centocelle in 4 ore e 3 minuti con 2 quintali di posta a bordo.

 Le curiosità non mancano, come un ingegnoso e complicato meccanismo di trasmissione di immagini, una sorta di fax ante litteram che risale al 1825, oppure il "fornetto di disinfezione delle lettere" usato dal Seicento all'Ottocento durante le epidemie, di peste in particolare.

Paradiso dei collezionisti sono le sezioni dedicate alla marcofilia (la storia di bolli e annulli dagli antichi stati italiani ad oggi) e alla filatelia, con un apposito sportello adibito alla vendita delle carte valori postali con annullo del primo giorno di emissione.

 

Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria

Scientifico, ma con qualche legame con il mistero, è il Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria situato in Lungotevere in Sassia negli edifici dell'Ospedale Santo Spirito. Purtroppo la routine quotidiana difficilmente ci concede un po' di tempo libero nei suoi orari di apertura, ma il sacrificio necessario per riuscire a recarvisi è ampiamente ripagato dal notevole interesse della raccolta.

Un'atmosfera quasi magica avvolge il visitatore fra gli alambicchi del laboratorio alchimistico, sovrastato da un caimano imbalsamato: nel locale è conservato anche il calco della Porta Ermetica, unica testimonianza a Roma di una delle scienze più antiche e misteriose, l'alchimia, antenata della moderna chimica. L'originale, che si trova nei giardini di Piazza Vittorio e risale alla seconda metà del Seicento, fu concepito dal marchese di Palombara, proprietario di una villa nell'area oggi occupata dalla piazza, in seguito ad uno strano incontro. Così, almeno, narra la leggenda. Un giorno sarebbe infatti entrato nella villa un pellegrino che, dopo essersi mostrato a conoscenza dei segreti dell'arte magica, si dileguò misteriosamente lasciando alcuni grammi di oro ed una incomprensibile formula, che in molti tentarono invano di decifrare ritenendo che custodisse il segreto per trasformare in oro qualsiasi metallo.

Vi è poi una ricostruzione con arredi originali dei secoli passati dell'antica Farmacia del S. Spirito, divenuta celebre nel Seicento per l'efficace sperimentazione della corteccia di china contro le febbri malariche. La sostanza, che veniva triturata nell'apposita macchina ancora conservata nel Museo, arrivò a Roma dal Perù tramite un gesuita. Ne aveva appreso le proprietà dagli indigeni che la usavano con successo da tempo negandone però la conoscenza ai conquistatori spagnoli.

Le altre sale del Museo, meno magiche ma certamente di maggior interesse storico-scientifico, conservano numerosi cimeli della medicina di un tempo. Vi sono attrezzi per chirurghi, dentisti ed ostetrici, vecchi strumenti di diagnostica ed antichi microscopi, modelli in cera per lo studio degli organi umani e molto altro ancora. Le preparazioni anatomo-patologiche di alterazioni dello scheletro e dei vasi circolatori, reperti significativi da un punto di vista scientifico, sono anche i più macabri per i non "addetti ai lavori".

Riservato a questi ultimi, cioè medici, studenti e studiosi previa presentazione di un documento di identità, è invece il Museo Anatomico situato dal 1941 all'interno dell'Ospedale Forlanini. Per i profani è una vera e propria collezione di "orrori" in cui sono esposte sezioni di corpi umani, feti affetti da particolari malformazioni, e numerosi organi colpiti da patologie di ogni tipo.

 

Museo della Didattica della Scienza

Fra le collezioni delle scuole superiori romane la più importante è certamente il Museo della Didattica della Scienza del  Liceo E. Q. Visconti, in cui i numerosi reperti vengono esposti a rotazione nel corso di mostre tematiche annuali. Negli imponenti locali dell'Istituto sono conservate collezioni di zoologia, botanica, chimica, mineralogia, geologia, paleontologia, strumenti scientifici restaurati in questi ultimi anni ma anche materiale cartaceo proveniente dall'ex-Museo Kircheriano e dai Gabinetti Scientifici del Liceo. Particolarmente preziosa è anche la collezione di vetreria scientifica, composta da circa 100 pezzi soffiati artigianalmente nei secoli passati e miracolosamente conservatisi nonostante la loro fragilità.

Il Visconti ha una lunga storia, essendo il più antico istituto classico laico di Roma capitale, fondato nel 1870 quale erede del Collegio Romano creato dai gesuiti nel 1583. Il Museo Kircheriano (che un tempo aveva sede nel palazzo) derivava il suo nome da Athanasius Kircher, celebre gesuita dei Seicento: dopo aver vissuto i suoi "momenti di gloria" nel XVII e XVIII secolo venne  definitivamente smembrato circa un secolo fa. I reperti furono dispersi in vari Musei, ma nella scuola ci sono ancora alcuni cimeli kircheriani particolarmente significativi.

L'importanza e la vastità delle collezioni naturalistiche e di strumentazione scientifica deriva anche dall'attuazione nel Visconti di una legge del 1889 che prevedeva che i Licei si dotassero di un Museo di Storia Naturale e di Gabinetti di Fisica e Chimica.  La raccolta fu ampliata, oltre che per l'infaticabile opera di Antonio Neviani, dalla libertà finanziaria derivata all'Istituto dal suo costituirsi in Ente Morale. Fra i reperti particolarmente significativi spicca una sfera armillare del Seicento, che è probabilmente anche l'oggetto più antico della collezione.

 

Museo di Archeologia Industriale e Storia del Lavoro

E' veramente particolare, ed unico nel suo genere a Roma, il Museo di Archeologia Industriale e Storia del Lavoro in fase di allestimento presso l'Istituto Tecnico G. Galilei. La particolare struttura architettonica dell'edificio, una sorta di scuola-fabbrica che si snoda - inaspettatamente per chi vi entra per la prima volta - in numerose officine e "cantieri", riassume già di per sé le varie fasi del processo di industrializzazione nell'area romana nell'ultimo secolo. Negli ampi capannoni, brulicanti nei giorni in cui si svolgono le lezioni di ragazzi che sembrano "veri" operai, convivono pacificamente vecchie macchine, motori dal funzionamento relativamente semplice e comprensibile accanto a nuovi computer e attrezzature ben più complesse e sofisticate. L'istituto è quindi una sede naturale per il singolare polo MUSIS che intende occuparsi, anche attraverso un centro di documentazione e di orientamento culturale, soprattutto dei cinque indirizzi attualmente praticati nella scuola: meccanica, elettrotecnica, edilizia, telecomunicazioni, costruzioni aeronautiche.

 

Musei dell'Università "La Sapienza"

Meriterebbero sicuramente una maggiore attenzione i circa venti Musei dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza, collezioni naturalistiche, storico-artistiche o di strumenti scientifici interessanti ma troppo poco conosciute persino dagli insegnanti. Alcuni sono di recente istituzione, altri rappresentano una continuità con quelli ospitati nel Palazzo della Sapienza in Corso Rinascimento, sede fino al 1935 dell'Archiginnasio romano, l'Università dell'epoca. Ci limitiamo qui a fornire un breve elenco informativo, perché per un approfondimento delle singole raccolte sarebbe necessaria una apposita trattazione.

Museo di Anatomia Comparata. E' quella disciplina che studia le ragioni della forma degli animali e della loro organizzazione strutturale. Di notevole effetto anche per il neofita sono, nel Museo, lo scheletro di una grande balenottera della lunghezza di circa 20 metri e quello di un capodoglio, sospeso alla volta della galleria d'ingresso. L'esposizione comprende anche altri materiali cetologici, una collezione didattica, una raccolta di strumenti per la ricerca anatomica, preparati istologici e cimeli dell'illustre zoologo Battista Grassi.

Museo di Anatomia Patologica. Particolarmente macabro per i non "addetti ai lavori", è situato all'interno del Policlinico Umberto I e raccoglie oltre 2200 reperti, di provenienza autoptica o di organi asportati durante interventi chirurgici, conservati in contenitori di vetro ed accompagnati da un cartellino che ne descrive la patologia.

Museo delle Antichità Etrusche e Italiche. Si propone di avvicinare il visitatore - con un ruolo propositivo ed un costante aggiornamento - alla conoscenza dei popoli dell'Italia preromana attraverso l'esposizione di calchi, plastici, grafici.

Museo di Antropologia "G. Sergi". Raccoglie reperti riguardanti lo studio biologico dell'uomo, della sua variabilità come specie e della sua storia evolutiva. Vi sono conservati resti scheletrici umani di varie epoche e di diversa provenienza geografica nonché reperti relativi agli antenati "scimmieschi" dell'uomo. Particolarmente importanti dal punto di vista scientifico sono i crani fossili neandertaliani risalenti a 120.000 anni fa, rinvenuti casualmente a Roma, a pochi chilometri da Porta Pia.

Museo di Arte Classica. Nato come Museo di Gessi (Gipsoteca) alla fine del secolo scorso, è uno dei più importanti del genere nel mondo. Organizzato in 56 sale particolarmente suggestive conserva più di 1000 calchi di opere eseguite dall'età arcaica al tardo ellenismo.

Museo Laboratorio di Arte Contemporanea. Nato come osservatorio e centro di ricerche sull'arte figurativa e le arti contemporanee in genere, non ha una struttura museale fissa ma ospita conferenze, convegni e soprattutto esposizioni di artisti anche giovani e talvolta poco conosciuti.

Museo di Arte e Giacimenti Minerari (Rocce Ornamentali). Nato da una donazione dell'Associazione Assomarmi e  successivamente arricchitosi con altre lastre (attualmente sono circa 150), pannelli illustrativi e foto, il Museo non ha ancora una sede definitiva ed è situato in un corridoio della sezione "Materie prime". Si propone di illustrare la produzione, divisa per regioni, di rocce ornamentali (marmi, graniti e altro) in un paese di antichissime tradizioni estrattive nel settore dei lapidei quale l'Italia.

Museo di Chimica. Inaugurato nel 1992, conserva numerosi strumenti da laboratorio, microscopi, termometri, spettroscopi, collezioni di coloranti sintetici contenuti in pregiate bottigliette ottocentesche e materiale di vario tipo proveniente dal pionieristico Istituto Universitario di Fisica di Via Panisperna.

Museo Storico della Didattica. Nato nel 1986 sulle orme del precedente Museo Pedagogico, di cui ha conservato il patrimonio librario, si propone di documentare la storia delle scuole e delle istituzioni educative a Roma e nel Lazio attraverso una ricca raccolta di testi, materiale relativo alle Scuole per i Contadini dell'Agro Romano e alle prime Scuole Montessori, manoscritti e carteggi relativi ad alcuni protagonisti della pedagogia italiana, libri, giornalini, giocattoli e figurine, testi scolastici di differenti periodi storici, albi di calligrafia, opere di stenografia, sussidi per l'insegnamento.

Museo dell'Erbario di Roma. Questa "biblioteca della natura" in cui sono conservati oltre un milione di esemplari vegetali spianati ed essiccati collocati in apposite cartelle, è una delle maggiori collezioni europee. Divisa in cinque sezioni, rappresenta una importante testimonianza scientifica della incredibile estensione della variabilità vegetale. Preziosa per gli esperti e gli studiosi della materia è una raccolta troppo specialistica per coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo della botanica, per i quali è invece consigliabile una visita agli esemplari vivi conservati all'Orto Botanico in Largo Cristina di Svezia 24.

Museo di Fisica. Cura il reperimento, il restauro, la conservazione, la catalogazione e l'esposizione di strumenti ed apparecchiature di rilevanza storico-scientifica. Purtroppo però ben poco si è salvato dell'antico Museo istituito nel 1857: quasi tutti i reperti esposti risalgono quindi alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento. Ampio spazio è dedicato alle ricerche di Fermi e dei "ragazzi di Via Panisperna".

Museo di Geologia. Vi è conservata una ricca raccolta di rocce che testimoniano da un lato le trasformazioni e la mobilità della crosta terrestre dovute all'energia interna, dall'altro le erosioni e formazioni dovute ad agenti esterni. Sono inoltre esposte numerose rocce relative alle diverse "regioni geologiche" italiane e due collezioni di marmi antichi, alcuni dei quali provenienti da monumenti romani.

Museo di Storia della Medicina. Comprende circa 10.000 reperti, autentici o riproduzioni, che permettono di ripercorrere lo sviluppo della tecnica e del pensiero medico dall'età della pietra al secolo scorso. Articolato in un itinerario cronologico, il Museo comprende anche oggetti bizzarri e un po' magici, soprattutto nei settori dedicati all'altra medicina. Da sottolineare le preziose collezioni di vasi da farmacia e quei capolavori in miniatura che sono le farmacie portatili. La ricostruzione - considerata troppo "teatrale" da alcuni addetti ai lavori - di ambienti a grandezza naturale, come il laboratorio alchimistico, la farmacia, uno studio medico del Settecento, rende però vivace la visita anche a chi è estraneo alla materia. Rimasto totalmente chiuso per alcuni anni a causa dell'inagibilità dei locali, è ora aperto soltanto in parte.

Museo Merceologico. Situata nella facoltà di Economia e Commercio in un'unica grande sala divisa in settori, questa raccolta si propone di mostrare i diversi impieghi delle materie prime nell'industria: vi si trovano legni, carte, metalli, fibre, pelli di vario tipo ma anche oggetti di uso comune quali bracciali e cappelli, sigarette o tazzine a dimostrazione della completa realizzazione di un ciclo produttivo.

Museo di Mineralogia.  Istituito nel 1804 ospita oggi - con i suoi circa 30.000 reperti - una ricca serie di collezioni mineralogiche tra cui spicca quella laziale. Nelle vetrine sono esposti topazi, smeraldi, pietre preziose e meteoriti che colpiscono per il particolare effetto estetico ancor prima che per il loro importante valore scientifico.

Museo delle Origini. Documenta, in un percorso cronologico che raccoglie collezioni europee ed extraeuropee, le differenti fasi dal Paleolitico alla prima Età del Ferro attraverso l'esposizione di materiali archeologici, originali o riprodotti sperimentalmente, integrati da calchi e ricostruzioni.

Museo di Paleontologia. Questa raccolta, relativa ad una disciplina che si occupa dello studio dei fossili, resti o tracce di vita di un passato talmente remoto da impressionare (si arriva a milioni e milioni di anni fa!), è costituita da due ampie sale espositive. Mentre la prima è dedicata agli invertebrati, la seconda - che può essere visitata, su richiesta, il martedì, mercoledì e giovedì mattina - cattura l'attenzione del visitatore profano. Fra gli scheletri di vertebrati colpiscono, per motivi opposti, quelli di elefanti e cervi nani e quello, che sovrasta la sala, di un gigantesco elefante di foresta, una specie i cui esemplari raggiungevano persino i cinque metri di altezza!

Museo del Vicino Oriente. Suddiviso in due sezioni, si occupa delle grandi civiltà urbane del bacino mediterraneo anteriori alle culture greca e romana. La prima, quella egiziana, raccoglie reperti di ricerche e scavi in Egitto e Sudan; la seconda, orientale, è articolata in un settore asiatico (reperti provenienti da Palestina e Siria) ed un settore mediterraneo (materiali degli scavi in Tunisia, Sardegna, Sicilia, Malta e Pantelleria).

Museo di Zoologia. Questa antica ed importante collezione scientifica, smembrata nel tempo, è ora sparsa in tre sedi. Una cospicua parte di reperti è infatti stata assegnata nel 1932, in seguito ad una convenzione fra Comune e Università, al Museo Civico di Zoologia, presso il Giardino Zoologico. All'interno dell'Università è però rimasto il nucleo centrale della collezione didattica composto da alcune migliaia di esemplari di tutti i gruppi zoologici, con particolare riguardo agli invertebrati. Interessanti, fra i vertebrati, sono le raccolte di studio di pesci, anfibi e rettili e quelle di micromammiferi. Nella sede universitaria di Via Catone si trovano invece ricche collezioni entomologiche costituite da parecchi milioni di insetti ed usate esclusivamente per la ricerca scientifica.

 

Religione

 Roma, per secoli capitale dello Stato dei papi, pullula ovviamente di raccolte cattoliche, ricordi conservati all'interno di numerose chiese o basiliche con centinaia di anni di storia alle spalle.

Sono collezioni di valore storico ed artistico assai diverso: ad alcune di esse, piccolo insieme di reperti scarsamente omogenei, male si addice la troppo impegnativa definizione di Museo, che però comunemente viene loro affidata dalle guide turistiche. Sono situate in genere nelle sagrestie delle chiese o nei suggestivi chiostri, tranquille isole di silenzio nel cuore di una città caotica; altre, talvolta negate al pubblico, si trovano nelle sedi delle ancora operanti Confraternite storiche.

Meta privilegiata di turisti e pellegrini sono, fra le raccolte a carattere religioso, i numerosi Musei Vaticani, più o meno grandi ed importanti; meritando una apposita trattazione, queste collezioni non vengono menzionate nel nostro lavoro.

Ma Roma è anche sede dell'importante Museo di Arte Ebraica, in cui sono esposti oggetti di valore artistico oltre che religioso, accanto ad importanti documenti storici che ripercorrono le travagliate vicende della comunità ebraica romana.

 

Museo di Arte Ebraica

Numerosi oggetti rituali ma anche documenti che testimoniano le persecuzioni subite nel corso dei secoli dalla comunità ebraica sono raccolti nel Museo di Arte Ebraica, che si trova dal 1977 all'interno della sinagoga.

Ai tristi ricordi dei campi di concentramento nazisti si affiancano reperti più antichi quali la Bolla del 1555 con la quale, in piena epoca di Controriforma, il pontefice Paolo IV Carafa ordinò agli ebrei romani il domicilio coatto nella ristretta zona compresa fra Ponte Quattro Capi, il Portico d'Ottavia, la Piazza Giudìa ed il Tevere. Era l'inizio della segregazione nel Ghetto, un lungo calvario di conversioni forzate, imposizioni ed umiliazioni che si protrasse sino alla caduta del potere temporale dei papi, quando ne fu ordinata la demolizione. Solo dopo l'unità d'Italia infatti gli ebrei poterono inserirsi senza limitazioni nell'attività economica della città. Le antiche sedi di culto israelitiche (dalle quali proviene parte del materiale esposto nel Museo) vennero allora distrutte: al loro posto fu inaugurata, nel 1904, la nuova sinagoga in stile assiro-babilonese.

Nel Programma di investimenti per Roma Capitale è prevista, tra l'altro, la realizzazione del nuovo Museo dell'Ebraismo Romano, più ampio di quello attualmente esistente ma, visto che il progetto è ormai fermo da tempo, i responsabili hanno intanto ampliato l'esposizione con una sala dedicata ai tessuti del periodo del Ghetto. E' inoltre in fase di allestimento una sezione di documentazione cartacea relativa alla storia della comunità ebraica.

 

Museo Francescano

L'equivoco in cui cadono alcune guide della città, che riportano come Museo Francescano la macabra esposizione di teschi situata nei sotterranei della Chiesa di Via Veneto, fa sì che il "vero" Museo Francescano, che si trova presso l'Istituto Storico dei Cappuccini lungo il Raccordo Anulare, rimanga spesso nell'ombra. Questa raccolta, certamente troppo poco conosciuta, ha un notevole interesse artistico oltre che storico (vi sono tra l'altro esposte preziose pitture che risalgono al Trecento) ed ha lo scopo di fornire, attraverso circa 20.000 pezzi, un'ampia documentazione del francescanesimo che parte dall'iconografia di S. Francesco e degli altri personaggi legati alla storia dell'ordine. Vi sono conservati reperti ed opere d'arte di vario tipo -  dipinti, sculture, ceramiche, monete, sigilli, disegni, incisioni ed oggetti d'uso quotidiano - che colpiscono il visitatore (oltre che per la quantità) proprio per la loro varietà.

Il nucleo principale della collezione fu istituito grazie alle ricerche compiute negli ultimi decenni del secolo scorso da padre Louis Antoine de Porrentruy. L'obiettivo iniziale era quello di illustrare una biografia di S. Francesco ma il frate, che si era intanto trasferito da Marsiglia a Roma, proseguì nello studio fino alla sua morte, riuscendo però a salvare da una infausta vendita solo parte del materiale. La raccolta, dopo vari spostamenti, si trova dal 1968 fra le sale e le salette, disposte su due piani, della attuale ampia sede presso l'Istituto Storico dell'Ordine alla Pisana. Il Museo (per la cui visita è necessario prendere accordi telefonici con il direttore padre Servus Gieben) è un po' scomodo da raggiungere, soprattutto per chi non ha a disposizione un proprio mezzo di trasporto. Vi si accede infatti dal Raccordo Anulare: il cancello del Collegio Internazionale S. Lorenzo da Brindisi si trova circa 300 mt. dopo Via della Pisana in direzione Aurelia.

 

Raccolta della Confraternita di Sant'Eligio dei Ferrari

Le varie Confraternite romane, sodalizi religiosi nati per esercitare pratiche devozionali o prestare opere di assistenza, conservano in genere il materiale - oggetti rituali o documenti - raccolto nella loro lunga storia: anche se non si tratta di veri e propri Musei, una visita (ove possibile) è comunque interessante, se non altro per godere della tranquillità che regna in questi locali nascosti nel centro della città.

Nel Medioevo le Confraternite affiancavano spesso le Corporazioni di Mestiere o Università, che organizzavano le differenti professioni disciplinando l'accesso all'attività e il suo esercizio, oltre a promuovere la solidarietà fra gli iscritti. Disponevano in genere di una propria chiesa, e si occupavano della formazione religiosa e delle opere di misericordia.

La Chiesa di S. Eligio dei Ferrari era ad esempio la sede originaria dell'Università che univa tutti coloro che esercitavano attività legate alla manipolazione dei metalli, da quelli preziosi fino al ferro e all'ottone. Nel 1509 gli orafi fondarono però una loro corporazione e, di conseguenza, una chiesa. Annesso alla Chiesa di S. Eligio dei Ferrari, in Via di S. Giovanni Decollato, c'è un piccolo Museo  che raccoglie interessanti cimeli storici: oggetti sacri, imponenti candelabri, uno stendardo, pianete, calici, una lettiga per bare, una "macchina delle 48 ore", reliquie e donazioni varie. Per accedervi bisogna indirizzare una richiesta scritta al Governatore della Confraternita, che ha anche un proprio Archivio Storico.

 

Piccole raccolte nelle Basiliche

Nella città ci sono inoltre alcune piccole raccolte religiose spesso frequentate dai turisti perché la loro visita è in genere abbinata a quella delle chiese che le contengono.

All'interno della Basilica di S. Giovanni in Laterano si trovano ad esempio due piccoli Musei che raccolgono preziosi reperti accumulati nella basilica durante i secoli. Dal suggestivo chiostro, uno dei maggiori di Roma, si accede alla Sala di Pio IX, dove sono conservati arredi liturgici, pregevoli arazzi, il piviale indossato da Bonifacio VIII per l'inaugurazione del primo Anno Santo nel 1300 e paramenti di Pio IX. Il Corridoio Leonino, una raccolta di preziosi arredi liturgici, è invece chiusa da alcuni anni per restauro, e non se ne prevede al momento una riapertura.

Anche all'interno della Basilica di S. Paolo fuori le Mura non c'è un vero e proprio Museo, ma una raccolta composta da materiale proveniente dall'antico cimitero ostiense, situato nella zona in cui oggi sorge la chiesa: si tratta di lapidi e iscrizioni funerarie disposte nel chiostro risalente al secolo XIII, analogo a quello di S. Giovanni in Laterano. E' inoltre visitabile una pinacoteca in cui sono esposti dipinti dal XIII al XVIII secolo e alcune stampe dell'antica Basilica, che fu parzialmente distrutta dal rovinoso incendio del 1823. Al piano superiore, all'interno del Monastero, c'è una raccolta accessibile solo agli studiosi in cui sono collocati resti e ricordi storici della basilica, altre lapidi funerarie e quarantadue medaglioni dei Papi, prima serie dei ritratti dei Sommi Pontefici fatti eseguire da S. Leone Magno.

Meno significativa è la raccolta situata all'interno della Basilica di S. Pancrazio. Dalle guide della città viene in genere definita come Museo; in realtà si tratta di una piccolissima esposizione, sistemata in un locale adiacente alla sagrestia della chiesa, sulle cui pareti sono presentati alcuni reperti archeologici relativi all'antica basilica, ed in particolare frammenti di epigrafi e lapidi.

 

Argomento vario

 Roma è anche la sede di numerosi musei settoriali, dedicati ai più vari argomenti: dalle arti decorative al crimine, dalla musica all'informazione, dalla fotografia al cinema.

Alcune, soprattutto fra quelle di più recente istituzione, sono raccolte "in movimento", che non dispongono cioè di una esposizione museale fissa, ma in cui il materiale viene presentato a rotazione nel corso di mostre tematiche. Altre sono invece già proiettate nel futuro elettronico delle visite virtuali che in un domani sicuramente prossimo permetterà a tutti - compreso chi, per necessità o pigrizia, non può girare per la città - di "visitare" mostre e Musei rimanendo comodamente in pantofole nella propria abitazione.

Ma se alcune raccolte sono già immerse nel futuro, altre ripropongono un annoso e ancora non risolto problema del presente, oltre che del passato, quello di importanti collezioni che - godendo di una scarsa attenzione delle istituzioni competenti - non hanno mai ricevuto una sede idonea.

 

Museo Criminologico

Il Museo Criminologico dell'Amministrazione Penitenziaria, riaperto al pubblico nel febbraio del 1994 dopo una lunga chiusura, è una ricchissima raccolta in cui, oltre a raccapriccianti strumenti di tortura in uso nei secoli passati, vi sono esposti anche numerosi reperti meno macabri, quali ad esempio le macchinette mangiasoldi o gli apparecchi per falsificare banconote.

Fondato dal Ministro Guardasigilli Rocco nel 1931, in pieno fascismo, il Museo, che allora si chiamava Criminale, venne allestito nell'edificio seicentesco delle Carceri Nuove di Via Giulia. Una interminabile sequenza di lugubri e macabri reperti, mostrando al turbato visitatore la realtà del "male", si proponeva evidentemente il compito di fungere da monito. Il nuovo itinerario ha invece sostituito alla divisione tematica un percorso cronologico che intende presentare gli oggetti esposti all'interno del loro contesto storico-culturale arrivando fino ad un recente passato, con il ricordo dei più celebri fatti di cronaca giudiziaria degli ultimi decenni.

Il repertorio degli strumenti di tortura e di morte fa però ancora rabbrividire. Se è lecita una "classifica degli orrori", il più agghiacciante macchinario è forse la Vergine di Norimberga, sarcofago in ferro - usato in Germania e Spagna fino al Cinquecento - dotato di aculei interni che trafiggevano il cuore e gli occhi di chi vi veniva rinchiuso. Al confronto, sembrano tutto sommato poco crudeli strumenti terribili quali la sedia ungherese, con la seduta di aculei, o i vari ceppi, ferri, catene e persino le ghigliottine che troneggiano, imponenti ed austere, nelle sale del Museo.

Colpisce, fra gli orrori, anche la gabbia in ferro a forma di corpo umano proveniente da Milazzo, in Sicilia, appesa al soffitto e contenente ancora uno scheletro, forse di un soldato dell'esercito inglese disertore lasciato morire di fame e sete in pubblico, agli inizi dell'Ottocento, quale monito per i suoi compagni. Numerosi sono i crani sezionati utilizzati da Cesare Lombroso che, come è noto, si affannò nel tentativo di dimostrare il legame fra anomalie fisiche ed attitudine al crimine.

Va segnalato anche il mantello, in tela rossa, appartenuto al più celebre boia di Roma, il popolare Mastro Titta, ancora sporco di sangue. Dal 1796 al 1864, in circa settant'anni di infaticabile lavoro, il leggendario carnefice eseguì ben 516 condanne a morte, divenendo un vero specialista in questa macabra materia, in grado di impiccare, decapitare o squartare i malcapitati a seconda delle necessità.

Fra i corpi di reato esposti nel museo vi sono inoltre falsi di tutti i tipi (vasi, statuette e dipinti fra i quali spiccano vere e proprie opere d'arte) ma anche macchine e marchingegni che colpiscono per la loro "genialità". E poi ancora le armi utilizzate in molti celebri delitti, come le spade del duello svoltosi a Roma nel 1898 nel quale perse la vita Felice Cavallotti, nonché gli oggetti personali dell'anarchico Gaetano Bresci, che uccise Umberto I di Savoia. Non mancano gli strumenti di punizione casalinghi, come la "briglia delle comari", una sorta di museruola in ferro usata nel Medioevo da  quegli uomini che volevano frenare la lingua delle proprie mogli.

Curioso è il "baule mascherato", dotato di numerosi comfort per potervi soggiornare a lungo: fu sequestrato negli anni Sessanta all'aeroporto di Fiumicino con la relativa spia all'interno.

 

Museo Andrea e Blanceflor Boncompagni Ludovisi

L'allestimento ancora poco organico del Museo Boncompagni denota la "fretta" con cui la Soprintendenza Speciale per l'Arte Contemporanea ha infine aperto nel dicembre 1995, dopo varie vicissitudini, questa prima raccolta italiana interamente dedicata alle arti decorative, che comprende oggetti d'arte e di ornamentazione architettonica, moda, costume e design dalla fine del XVIII secolo ad oggi.

L'iter che ha portato all'apertura del Museo è stato infatti un po' tormentato, e risale nientemeno che al 1972, quando la vedova senza figli del principe Andrea Boncompagni, Blanceflor De Bildt, lasciò allo Stato italiano un villino in Via Boncompagni, tipico esempio di architettura eclettica degli inizi del secolo, perché fosse destinato a luogo di cultura. Non se ne fece nulla per molti anni e nel 1982 vi fu addirittura un "incidente di percorso", perché l'edificio fu assegnato al Portogallo: le proteste riuscirono però a bloccare questa infausta decisione.

Per sollecitare la creazione a Roma di un Museo delle Arti Decorative stavano intanto sorgendo alcune associazioni, che sono anche riuscite ad ottenere nel corso degli anni la donazione delle opere di un discreto numero di artisti. Nel 1992 fu finalmente decisa la definitiva destinazione del villino a Museo, ed iniziarono i lavori di restauro dell'edificio, ora documentati in una mostra che si trova all'interno delle scuderie. Il Museo, dopo anni di stasi, è stato quindi allestito "di gran carriera", anche perché i parenti della donatrice avevano minacciato di riprendere l'edificio qualora l'apertura della raccolta fosse stata ancora ritardata.

Il "pezzo forte" della collezione è sicuramente la monumentale culla umbertina del 1901 in bronzo dorato e argento massiccio, regalata dal Comune di Roma ai sovrani Elena e Vittorio Emanuele III di Savoia per festeggiare la nascita della loro primogenita. Opera di Giulio Monteverde, raffigura la dea Roma nell'atto di sorreggere il drappo del cestino che doveva ospitare la principessina Iolanda e una vittoria alata con gli scudi dei Savoia e dei Petrovich.

Si tratta di una delle poche "certezze", cioè di un'opera che rimarrà stabilmente in questo Museo sperimentale che non avrà un'impostazione tradizionale e fissa. La direttrice Gianna Piantoni intende infatti seguire le orme del Cooper Hewitt  di New York dove la documentazione informatizzata sul costume viene presentata al pubblico di volta in volta su temi specifici.

La raccolta, non ancora omogenea, è composta, tra l'altro,  da lavori di vetreria artistica,  vasi in ceramica, scatole in legno, sedie firmate: in un futuro (speriamo prossimo) vi sarà ospitato l'archivio centrale nazionale delle immagini del patrimonio di arte decorativa.

Il Museo si propone anche di essere un archivio della haute couture, in cui la storia dell'alta moda - come evoluzione del costume e delle tecniche sartoriali - è ripercorsa attraverso le donazioni o i prestiti di stilisti quali Galitzine, Gattinoni, le sorelle Fontana, Litrico, Valentino, Lancetti, Sarli.

 

Istituto Nazionale per la Grafica

Creato nel 1975 - quasi contemporaneamente al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - dalla fusione del Gabinetto Nazionale delle Stampe e della Calcografia Nazionale, l'Istituto Nazionale per la Grafica è attualmente situato in due sedi distinte, che si trovano in Via della Stamperia e Via della Lungara. Si occupa della conservazione e dello studio del materiale grafico e fotografico, sia di esemplari unici o multipli (disegni e stampe con relative matrici) sia di quanto può essere riprodotto in serie come i negativi, i film o i video d'artista.

Non ha una esposizione permanente ma, oltre ad essere sede di mostre tematiche temporanee, è anche luogo di consultazione prezioso per studiosi ed appassionati, pur se la dispersione del materiale ovviamente contribuisce a renderlo meno fruibile. Il Palazzo Poli, attiguo alla Calcografia, dovrebbe diventare la sede definitiva del Gabinetto delle Stampe ma,  pur essendo stato acquisito dallo Stato alla fine degli anni Settanta, non è ancora disponibile perché non sono stati sinora reperiti i fondi necessari per terminare i lavori di restauro.

La Calcografia Nazionale, che ha una stamperia ancora attiva, è erede di quella Camerale, istituita nel 1738 da Clemente XII dopo aver acquistato, su suggerimento di suo nipote Neri Maria Corsini, all'epoca cardinale camerlengo, la ricchissima collezione di rami della celebre famiglia De Rossi, stampatori romani operanti in Piazza S. Maria della Pace.

Ha sede dal 1837 nell'attuale edificio fatto costruire appositamente sotto la direzione del Valadier, e può essere considerata la più grande calcografia del mondo, con oltre 23.000 matrici dal XVI al XX secolo. Tra le altre, vi sono conservate lastre di Salvator Rosa, Giuseppe Vasi, Giovanni Volpato, Antonio Canova, Vincenzo Camuccini, Giovanni Battista Piranesi e le più recenti opere di Carlo Carrà e Giorgio Morandi.

Una curiosità storica, che purtroppo però ebbe come conseguenza la distruzione di importanti opere d'arte, risale al 1823 quando Leone XII decise di fondere numerose lastre calcografiche perché offensive del pudore; alcune fortunatamente subirono una sorte migliore, ma si ritrovarono "censurate" da veli o foglie di fico.

Il Gabinetto delle Stampe è invece ospite dal 1950 dell'Accademia Nazionale dei Lincei nella Villa della Farnesina; fino ad allora di trovava a Palazzo Corsini alla Lungara. Costituito nel 1895 con un Fondo donato dal principe Tommaso Corsini e raccolto dai suoi antenati collezionisti, è stato ampliato nel tempo e conserva attualmente circa 135.000 stampe e 20.000 disegni, ma anche alcune migliaia di fotografie e negativi. L'importanza storica della collezione è veramente notevole, considerando che fino a quando non fu  messa in crisi dall'invenzione della fotografia, l'incisione rappresentava l'unico mezzo per la divulgazione in più copie delle immagini.

Purtroppo mancano al momento spazi idonei per l'esposizione delle affascinanti presse, dei torchi calcografici e di tutte quelle antiche macchine (tra cui alcune ancora funzionanti) e strumenti usati per incidere nelle differenti tecniche: bulino, acquaforte, acquatinta, maniera nera e xilografia.

 

Museo dell'Immagine Fotografica e delle Arti Visuali (MIFAV)

Aperto nel 1993 all'interno dell'Università di Tor Vergata, il Museo dell'Immagine Fotografica e delle Arti Visuali (MIFAV) è attualmente composto da un fondo di opere di circa 300 artisti contemporanei, in prevalenza italiani. Non ha una esposizione stabile ma pubblica una propria rivista, tiene corsi gratuiti, organizza mostre tematiche e, soprattutto, è attivo nel campo della sperimentazione della diffusione elettronica dell'immagine. Dispone infatti di un server informatico che fornisce notizie sul Museo e sulla fotografia, e che permette di visitare le mostre anche "virtualmente", cioè tramite Internet davanti ad un qualsiasi computer collegato alla rete.

 

Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo

E' stato fondato nel 1959 su iniziativa di José Pantieri, convinto - allora come oggi - che sia importante salvaguardare non soltanto il patrimonio culturale scritto ma anche quello visivo e sonoro.

La raccolta, privata, viene "prestata" a centri ed istituti culturali per l'organizzazione di mostre sull'argomento; non avendo ancora una sede espositiva fissa si trova infatti sparsa nei magazzini di diverse città.

I suoi organizzatori stanno però cercando di passare dalla fase della conservazione del materiale a quella sua fruibilità per un vasto pubblico; per questo hanno chiesto di allestire il Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo nell'ex-Cinema Moderno di Piazza della Repubblica che, pur se degradato negli ultimi anni da una programmazione a "luci rosse", è stata la prima sala fissa della capitale. Fu infatti fondato nel 1904 da Filoteo Alberini, un versatile ed attivissimo pioniere del cinema romano - produttore, regista, distributore, esercente - e trasferito pochi anni dopo nella attuale sede, decorata da importanti artisti e scenografi dell'epoca.

Il Museo, secondo le intenzioni dei suoi promotori, non dovrebbe essere soltanto una esposizione di reperti sulla storia del cinema, ma un luogo in cui vi siano allestite differenti sale per ammirare le proiezioni. Oltre a manifesti e locandine cinematografiche, macchine e vari cimeli storici quali cineprese, proiettori, lanterne magiche, costumi e alcune rarità storiche come un brevetto di Filoteo Alberini che risale a cento anni fa, vestiti di Francesca Bertini e Lyda Borelli, l'Istituto conserva anche una importante cineteca che raccoglie preziose, e talvolta uniche, pellicole originali, tra cui quella in cui appare Trilussa. Il ricco patrimonio dell'Istituto comprende la cineteca Buster Keaton, con circa 5.000 film rari d'epoca, la fototeca Charlie Chaplin, con circa 2 milioni di foto dal 1850 ad oggi, la biblioteca cinetelevisiva Mack Sennet, con pubblicazioni sul cinema e sullo spettacolo, nonché una videoteca, una emeroteca e un laboratorio di restauro dell'immagine.

 

Museo della Carta, della Stampa e dell'Informazione

A Roma esiste anche un Museo dedicato alla carta, fondamentale mezzo di trasmissione del pensiero, supporto sul quale l'uomo ha lasciato per secoli, e tramandato ai posteri, i segni delle proprie conoscenze.

Al momento però si è creata una situazione di transizione che non permette di accedere all'affascinante Museo della Carta, della Stampa e dell'Informazione, istituito dalla Siva nella sua sede in Via Salaria: la società ha infatti recentemente ceduto in comodato il Museo, insieme a tutto l'edificio, all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Attraverso macchinari e reperti di vario tipo vi è documentata la storia della carta sia come fatto produttivo - con l'illustrazione delle differenti tappe del processo di lavorazione - sia come supporto per l'informazione, con l'esposizione di Avvisi e giornali a stampa dei secoli passati ma anche tramite una collezione di quotidiani di questo secolo che ci ricordano eventi storici più o meno remoti.

Fra i macchinari per la fabbricazione della carta colpisce una pila a maglio in legno, costruita su modello cinquecentesco ed installata in una vasca originale: era usata dai cartai per ottenere la completa triturazione dei cenci. Interessanti sono i dispositivi da stampa, ed in particolare una macchina continua della prima metà dell'Ottocento. Non mancano le curiosità, come la più piccola edizione dell'Ave Maria mai stampata in Italia, un libretto di meno di un centimetro di lato.

 

Museo degli Strumenti di Riproduzione del Suono

Si trova all'interno di palazzo Mattei di Giove in Via Caetani uno dei "tesori nascosti" di Roma. E' quello che viene comunemente chiamato, con una definizione forse un po' troppo impegnativa, Museo degli Strumenti di Riproduzione del Suono, una importante collezione che non ha mai trovato una sistemazione idonea da quando, nel 1936, fu istituita grazie ad una donazione della Loreto di Napoli, che all'epoca era una delle più importanti ditte del settore.

Fino ad alcuni anni fa, quando era aperta al pubblico, rappresentava soprattutto la meta di visite guidate per le scolaresche. Anche allora, come oggi, non aveva però a disposizione un vero e proprio ambiente museale. Le vetrine, alcune delle quali sono sistemate in locali destinati ad uffici, contengono preziose apparecchiature come il fonografo di Edison, brevettato nel 1878,  che incideva i suoni su rulli di cera. Interessanti sono anche i primi grammofoni a dischi, i vecchi registratori a nastro e i numerosi accessori: puntine, microfoni e bracci di vario tipo. Fra le curiosità va segnalata la macchinetta Phonopostal, utilizzata per l'incisione di cartoline postali acustiche.

Ricco ed interessante è inoltre il materiale fotografico e cartaceo dalla fine dell'Ottocento ad oggi: lettere, documenti, partiture, cataloghi di case discografiche di tutto il mondo e locandine d'epoca.

Purtroppo, mentre proseguono i lavori di ristrutturazione dell'edificio, per questa "sfortunata" collezione non è prevista una data di riapertura. Per far uscire la raccolta dall'oblio i funzionari della Discoteca di Stato, del cui patrimonio fa parte questo materiale, hanno recentemente preparato una documentazione fotografica consultabile su cd-rom.

E' invece aperta al pubblico la Discoteca nata nel 1928, dove è possibile ascoltare, oltre a circa 180.000 dischi e decine di migliaia di registrazioni su nastro magnetico, le "voci storiche" di personaggi celebri dagli inizi del secolo.

 

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, aperto nel 1974, conserva una ricca raccolta di oggetti di tutte le epoche e dei diversi continenti. La sua nascita si deve alla determinazione di Luisa Cervelli, che riuscì a non far disperdere la collezione donata allo Stato nel 1950 dal celebre tenore Evangelista Gorga.

Purtroppo però il visitatore si trova oggi a dover fare i conti con uno dei problemi irrisolti di Roma, la mancanza di fondi per le strutture museali. E' infatti allestito solo il primo piano, 18 sale in cui sono esposti circa 840 strumenti, mentre si attende da tempo l'apertura della sezione dedicata al XIX secolo. Mancano i fondi per ristrutturare gli strumenti, mentre sembra fortunatamente risolto negli ultimi tempi il problema della carenza di custodi che per un lungo periodo ha reso visitabile solo una parte della collezione già allestita.

Nel Museo sono esposti, all'interno di apposite vetrine, interessanti strumenti di musica popolare e colta, da chiesa e militare, strumenti pieghevoli da viaggio ma anche oggetti dai nomi per noi impronunziabili che testimoniano la ricca tradizione musicale extraeuropea. Reperti archeologici quali i fischietti in terracotta si alternano a capolavori di scultura e decorazione nonché a preziose arpe e clavicembali in un itinerario che ripercorre l'evoluzione sociale e culturale delle differenti epoche storiche. Un posto di tutto rispetto è dedicato al pianoforte costruito da Bartolomeo Cristofori, universalmente riconosciuto come il suo inventore.

 

Museo Numismatico della Zecca Italiana

Proprio perché le monete ci capitano tra le mani tutti i giorni, generalmente non ci accorgiamo del loro valore artistico e del lungo lavoro che ne precede la realizzazione: una visita al Museo Numismatico della Zecca Italiana, paradiso dei collezionisti, è quindi una piacevole scoperta per gli altri. Situato all'interno del Ministero del Tesoro, raccoglie una vastissima produzione composta da più di 20.000 pezzi fra medaglie, monete, materiale da conio, modelli in cera e qualche curiosità, come un piccolo gettone, salvacondotto che nella Russia zarista doveva essere esibito, su richiesta, alla polizia, da chiunque portasse la barba.

Particolarmente interessanti sono la collezione di medaglie pontificie da Martino V, il pontefice che istituì la Zecca (allora si trovava nel rione Ponte, nel cinquecentesco palazzo del Banco di S. Spirito in Largo Tassoni) ai nostri giorni e quella di cere di Benedetto Pistrucci, uno dei maggiori incisori romani che lavorò alla Zecca di Londra e fu l'autore del celebre S. Giorgio a cavallo, modello della sterlina inglese.

Per visitare il Museo è necessario compilare un apposito modulo e consegnare un documento di identità alla portineria del Ministero.

 

Curiosità e raccolte insolite

 Da alcuni anni Roma offre innumerevoli occasioni a tutti coloro che amano spigolare alla ricerca di curiosità, soprattutto perché una "contagiosa" passione per l'insolito ha portato al proliferare di bizzarre collezioni private. Alcune sono state allestite "ufficialmente", diventando cioè veri e propri Musei con tanto di biglietto di ingresso ed orario fisso di apertura - è il caso della raccolta con il materiale di scena dei film di Dario Argento o di quella dedicata agli spaghetti e alle paste alimentari - altre rimangono invece "sommerse", situate magari all'interno degli appartamenti dei collezionisti: tra queste ultime ci siamo occupati di quella delle lamette da barba perché, previo appuntamento, può essere visitata dal pubblico.

Ad onor del vero va detto che anche prima di questa "esplosione" esisteva già qualche raccolta che quanto a stranezza dell'argomento non aveva certo nulla da invidiare... basta pensare ai Musei dedicati alle "malattie" dei libri, agli oggetti relativi alle sentenze capitali nella Roma dei papi oppure addirittura alle "anime del Purgatorio" ma si trattava, allora, di poche eccezioni.

Per concludere il nostro itinerario abbiamo scelto un luogo un po' particolare, che non è una vera e propria raccolta, ma certamente è una tappa d'obbligo per tutti coloro che sono alla ricerca di sorprese: questa visita piacevole e rilassante in un angolo segreto della città riserverà infatti inaspettate suggestioni.

 

Museo della Camera Storica

A Roma esiste un Museo aperto (se va bene!) un solo giorno l'anno, il 24 giugno. Questa raccolta invisibile si trova nel cuore di Roma, in una solitaria stradina a due passi dall'Anagrafe, nei silenziosi locali del palazzo dell'Arciconfraternita di S. Giovanni Decollato detta della Misericordia che nasconde, dietro  l'austera facciata, inaspettate tracce storiche ed artistiche.

La Confraternita, che ha annoverato fra i suoi membri numerosi pontefici e  celebri artisti come Michelangelo, nacque nel 1488 ad opera di alcuni devoti fiorentini. Oggi promuove opere di beneficenza nei confronti dei figli dei carcerati, mentre nella Roma dei secoli passati assisteva i condannati a morte negli ultimi momenti della loro vita, occupandosi anche della sepoltura dei cadaveri.

Al primo piano dell'impenetrabile palazzo, nei tetri e polverosi armadi del Museo della Camera Storica (si chiama così perché raccoglie, in una stanza, reperti storici relativi all'attività della Confraternita) sono esposti raccapriccianti oggetti relativi al macabro rituale della pena capitale: funi usate per le impiccagioni, ceste per contenere le teste dei decapitati, sacchi e cappucci, registri con i nomi delle vittime di una "giustizia terribile", nonché la barella con la quale i giustiziati convertiti venivano trasportati per la sepoltura nel suggestivo chiostro del palazzo, una rara isola di silenzio ancora esistente nel centro della città!

Sotto il pavimento sono ancora ammucchiate le ossa dei giustiziati convertiti (la notizia, improvvisa, è in grado di turbare la tranquillità dell'ignaro visitatore!): gli impenitenti erano invece interrati in aperta campagna. Ancora oggi ogni anno, al tramonto del 24 giugno, nel corso di una particolare e suggestiva processione al lume delle fiaccole, i Confratelli benedicono le ossa dei giustiziati.

Qualcuno riusciva però a salvarsi, a volte un attimo prima della morte. Ogni Confraternita aveva infatti la possibilità, in occasione delle festività natalizie o nel giorno del santo patrono, di liberare un condannato. Nel Museo, tra gli altri reperti, è esposto l'abito che si faceva indossare al fortunato mentre veniva condotto in processione per la città.

Alcune guide turistiche riferiscono erroneamente che nel Museo sono contenuti oggetti personali di Giordano Bruno, addirittura, afferma qualcuno, il mantello del filosofo. Non è così. Come eretico e impenitente Giordano Bruno morì, bruciato vivo, senza assistenza. Fra i condannati celebri assistiti negli ultimi momenti della loro vita c'è invece Beatrice Cenci, e nei locali della Confraternita si trova ancora un inginocchiatoio che, si dice, sia stato utilizzato dalla giovane donna, postasi a capo di una congiura per uccidere il padre, nobile romano noto per il suo carattere e le sue azioni violente.

Nel Palazzo della Confraternita si trova anche un prezioso Archivio storico, ma persistenti ed incomprensibili remore non ne consentono la consultazione: parte del materiale documentario, come i registri di tutti i giustiziati assistiti, si trova invece - a disposizione degli studiosi - nell'Archivio di Stato di Roma.

Il palazzo è aperto una volta l'anno, il 24 giugno, oppure su richiesta scritta indirizzata al Governatore della Confraternita: anche se al momento non è possibile entrare nel Museo (dove sono in corso lavori di ristrutturazione) è comunque consigliabile tentare di varcare la misteriosa soglia, per ammirare gli interessanti dipinti interni alla chiesa, come la Decollazione del Battista, olio su tavola di Giorgio Vasari, e soprattutto gli splendidi affreschi cinquecenteschi che ornano le pareti dell'Oratorio.

 

Museo degli Orrori di Dario Argento

Nel quartiere Prati, nei sotterranei del negozio Profondo Rosso - un paradiso per gli appassionati di horror e fantascienza - si trova il bizzarro ed originale, ma anche un po' inquietante, Museo degli Orrori istituito da Dario Argento.

Pochi gradini di una stretta scala a chiocciola catapultano il visitatore in una tenebrosa atmosfera di rumori e suoni sinistri, dove una debole e cupa illuminazione permette di vedere, ai lati del corridoio, due file di celle chiuse da sbarre in ferro colme di orrori. Avvolti da questa inconsueta atmosfera, ci si trova subito di fronte ai primi cimeli, materiale di scena di celebri film del regista italiano quali Demoni, Phenomena, La Chiesa fino al più recente La sindrome di Stendhal: si tratta principalmente di minacciosi mostri, inseriti all'interno di ricostruzioni scenografiche sorprendenti ed efficaci. Vi sono poi reperti donati al Museo da registi italiani e stranieri, come il mostro Freddy Krueger della serie Nightmare o la testa di rinoceronte del film E la nave va di Federico Fellini, reperti che talvolta vengono anche animati da performances di personaggi viventi.

Consola sapere che ciò che si ha di fronte non è altro che un trucco, una finzione, ma qualche brivido si fa ugualmente sentire lungo la schiena. "Igor", il nostro accompagnatore, contribuisce a tenere viva la tensione e, da ultimo, ci gioca un brutto scherzo conducendoci davanti ad uno specchio stregato... quando ci spiega la storia è ormai troppo tardi per sottrarsi al maleficio. Attenzione allora: chi è superstizioso non rivolga mai lo sguardo verso gli specchi!

 

Museo del Purgatorio

In Lungotevere Prati, vicino al Palazzaccio, in un angolo un po' nascosto adiacente alla sagrestia della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio (quella chiesetta gotica che colpisce l'attenzione perché sembra un Duomo di Milano in miniatura), si trova nientemeno che il Museo del Purgatorio, una raccolta di misteriose tracce dall'al di là. La sua esistenza non è però segnalata da alcun cartello. I reperti esposti sono pochi, una decina in tutto, perché per alcuni altri le autorità ecclesiastiche non ritengono provata l'"autenticità". Misteri della fede! Si tratta di immagini insolite e un po' inquietanti: impronte su abiti, libri e tavolette che, a dire dei religiosi, testimoniano il rapporto dei defunti con i loro congiunti vivi.

Per ogni reperto si narra una storia: su un pezzo di stoffa c'è ad esempio il segno evidente della bruciatura provocata da una mano. Si dice sia stata lasciata nel 1879 in Belgio da una signora defunta che, tormentata anche dopo la morte per la vita dissoluta del figlio tentava, con le sue apparizioni, di ricondurlo sulla retta via. Raggiunse lo scopo. Il ragazzo alfine si convinse e fondò un ordine religioso.

Proviene invece dalla Germania, e risale al secolo scorso, l'impronta di una mano destra impressa su un libro. Si racconta che alla signora Margherita Demmerlé di Ellingen apparve la suocera morta trent'anni prima chiedendo, come favore per la sua anima, l'effettuazione di un pellegrinaggio e la celebrazione di alcune messe. La cortese defunta, a compito effettuato, si premurò di ringraziare la sua benefattrice con un'ulteriore apparizione, durante la quale lasciò il segno esposto nella bacheca.

Il Museo fu ideato da un missionario francese, Victor Jouet, nel 1897. In seguito ad un misterioso incendio sviluppatosi all'interno della chiesa, nell'allora esistente cappella del Rosario, molti fedeli credettero di vedere tra le fiamme un'enigmatica immagine (ricordava le sembianze di un volto sofferente) che rimase poi impressa su una parete dell'altare. Potenza del fuoco! Nel Museo è visibile soltanto la riproduzione fotografica: l'originale è infatti conservato al riparo dal degrado e dalla curiosità. Il missionario rimase talmente colpito dall'evento che trascorse il resto della sua vita in giro per l'Europa, alla ricerca di altre prove di apparizioni ultraterrene.

 

Museo dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro A. Gallo

Anche i libri si ammalano, aggrediti da insetti, batteri e microrganismi. Pochi lo sanno, ma all'interno dell'"ospedale del libro" c'è un particolare Museo, certamente insolito ed unico nel suo genere.

Nel Museo dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro A. Gallo, che si trova in un caratteristico palazzetto ottocentesco immerso nel verde, sono esposti, oltre a reperti di vario tipo quali supporti per la scrittura, inchiostri ed altro, numerosi volumi o frammenti di libri particolarmente "malridotti" - corrosi, accartocciati o carbonizzati - a dimostrazione dei danni che differenti fattori possono provocare alla carta. Si tratta di lesioni prodotte da agenti biologici (insetti e microrganismi), fisici (luce e calore), o chimici (inchiostri) ma anche da eventi eccezionali quali alluvioni, terremoti e operazioni belliche, nel corso delle quali i volumi sono stati usati per realizzare fortunose barricate oppure sforacchiati dai proiettili. Per visitare il Museo bisogna prendere accordi telefonando una qualsiasi mattina di un giorno feriale.

La raccolta è stata ideata da Alfonso Gallo come strumento didattico dell'Istituto, fondato nel 1938, che porta ancora oggi il nome dell'ingegnoso scienziato. Gestito dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, questo organismo si occupa della conservazione e del restauro del patrimonio librario.

 

Museo Nazionale delle Paste Alimentari

A Roma, città di buongustai e capitale del "primo piatto", non poteva mancare un Museo dedicato al più popolare ed amato alimento della dieta mediterranea. Ad aprirlo ci ha pensato, nell'agosto del 1993, la Fondazione Vincenzo Agnesi, i cui eredi sono ormai fuori dal sistema produttivo perché la Marca è finita in mano ad una multinazionale. Il Museo Nazionale delle Paste Alimentari si trova all'interno di Palazzo Scanderbeg, a due passi da Fontana de' Trevi.

Le circa quindici sale espositive riservano numerose sorprese: permettono ad esempio di scoprire che già qualche secolo prima di Cristo esistevano appositi attrezzi per creare un antenato della moderna pasta. E che di maccaroni  si parlava fin nel lontano 1279... ed avevano un certo valore, se qualcuno in punto di morte si è persino preoccupato di lasciare in eredità una "bariscella plena de macaronis", come viene minuziosamente riportato in un singolare testamento manoscritto. Fra vecchie macchine, macine, mattarelli e setacci ma anche antiche stampe, disegni, Editti e documenti relativi alle tasse imposte sulla pasta alimentare nel corso dei secoli, colpiscono le accattivanti foto di personaggi famosi, da Totò a Sofia Loren. Alberto Sordi alle prese con un invitante piatto colmo di spaghetti, è veramente irresistibile: chi è a dieta si tenga quindi alla larga, la tentazione è davvero forte.

Unica nota stonata è il prezzo del biglietto. Certo, il Museo deve pur autofinanziarsi in qualche modo, ma dodicimila lire ci sembrano eccessive per ammirare gli "spaghetti in bacheca"... viene quasi voglia di usarle in un ristorante per gustare un bel piatto di vera pasta!

 

Collezione di lamette da barba

Nessuno certo avrebbe potuto immaginare, solo qualche decennio fa, di trovare le lamette da barba a far bella mostra di sé, catalogate ed incorniciate, e mai si sarebbe pensato che ci potesse essere qualcuno disposto a spendere alcuni milioni per acquistarne una. Eppure negli ultimi anni i lamettofili, cultori di queste singolari collezioni "a doppio taglio", sono in continua crescita: a Roma se ne contano un centinaio, in Italia più di mille. A chi, incuriosito dalla materia vuole saperne di più, non resta che rivolgersi ad Alfonso Tozzi, punto di riferimento per i cultori del genere: la sua collezione è composta da circa 21.000 pezzi raccolti in quasi vent'anni di accurate ricerche.

La lametta è nata insieme a questo secolo per l'intuizione di un, sino ad allora ignoto, rappresentante di tappi, King Campbell Gillette. Il brevetto, durato vent'anni, risale al 1902 quando fu fondata a Boston la Safety Razor & Co. il cui successo, dopo un inizio stentato, fu travolgente. Nessuno riuscì ad intaccare il primato. A nulla valse la concorrenza, più o meno agguerrita,  talvolta fantasiosa e "casalinga", come quella di un barbiere di Catania che nel 1921 assoldò alcuni giovani per distribuire volantini sui quali era scritto: "Catanesi stateve accorti/ si nun vulite finire morti/ non v'asservite delle lamette/ fabbricate da Gillette/ accussì lustre sembrano nette/ ma un compare d'America me scrivette/ che là corre voce che siano infette".

Ad interessare il collezionista non è però la lametta vera e propria ma le bustine, prodotte fra la metà degli anni '20 e gli inizi degli anni '60 quando il boom dei rasoi elettrici e di quelli "usa e getta" provocò il tramonto della lametta. Sfogliando i raccoglitori appaiono, fra rime stentate di improvvisati poeti, serie tematiche di vario tipo: sport, animali, personaggi storici, mezzi di trasporto, messaggi pubblicitari per medicinali, liquori o cosmetici ma anche  per sigarette e persino preservativi! Insomma, una vera e propria storia del costume.

Bustine legate alle mode dunque, ma anche protagoniste di eventi storici, custodi di nefasti ricordi come quando si ritrovarono in camicia nera a rivolgere slogan  agli italiani o ad assumere nomi di armi da guerra. Non molto tempo dopo, nel 1946, la povera lametta che, ignara apologeta del fascismo, era stata costretta ad affermare "Lama Dux ...dux l'ama", si prese però la rivincita sventolando una bandiera rossa "che trionferà", assicura la fabbrica produttrice dall'altisonante nome URSS, che, nientemeno, è l'abbreviazione di Utensili Rasoio Speciali Saponi.

 

Spezieria di Santa Maria della Scala

Può sembrare incredibile, eppure a due passi dal caos del Lungotevere esiste un luogo in cui il tempo pare essersi fermato. Sono i locali della storica Spezieria di S. Maria della Scala, aperta agli inizi del '700 e divenuta ben presto celebre per i suoi rimedi. Per lungo tempo rifornì i pontefici e le loro famiglie, potendo quindi godere di privilegi ed esenzioni fiscali.

La farmacia, ancora in funzione, si trova oggi su strada; gli antichi locali sono invece situati al piano superiore, all'interno del convento dei Carmelitani Scalzi. Sulla piazza, nel cuore di Trastevere, non vi sono indicazioni. Per accedervi bisogna citofonare al liquorificio: padre Luigi accorre solerte ad accogliere i visitatori. I pochi metri che separano la strada dall'ingresso negli antichi locali sono paragonabili ad una "macchina del tempo" che velocemente conduce in un tuffo nel passato, immergendoci in un magico silenzio, rotto solo dal rumore della grossa chiave che il frate gira per aprire la porta che custodisce questo tesoro nascosto. L'atmosfera, sorprendente, è particolarmente suggestiva.

Incuriosiscono le scritte in latino poste all'interno della spezieria, che certo non contribuivano ad infondere nei malati la fiducia nei rimedi venduti! Eccone infatti il testo, in una traduzione italiana un po' poetica: "Né l'erba li guarì né la miscela; sì la tua parola, Signore, la qual sana ogni cosa". La concezione dell'epoca, si sa, assegnava alla scienza un ruolo subordinato alla religione. L'iscrizione in lettere dorate che sovrasta il bancone di vendita è però già più conciliante e, dunque, incoraggiante per i clienti: "Della terra l'Altissimo creò i medicamenti; l'uomo prudente non li avrà in dispregio".

I preziosi vasi posti negli scaffali settecenteschi e nei laboratori dell'antica spezieria sono pieni di liquidi e rimedi; ricettari ed erbari sono disposti come se la farmacia fosse ancora in funzione. Anche gli odori contribuiscono a creare un'atmosfera "di passato". Coinvolti dalle suggestioni di questa isola fuori dal tempo, viene quasi da immaginare che possa improvvisamente comparire dietro il bancone il gioviale e "pacioccone" Fra' Basilio, uno dei più celebri speziali del Settecento, ad offrire il suo antidolorifico, quell'acqua definita antipestilenziale perché sembrava efficacemente proteggere chi veniva a contatto con malati contagiosi.

Ma l'illusione dura poco. Basta fare qualche passo, tornare in strada e guardarsi intorno: macchine, clacson... come non detto, siamo di nuovo al presente!

 

Dove trovarli: indirizzi ed orari

 Riportiamo le informazioni utili sui Musei che abbiamo trattato nel corso del lavoro, menzionandoli in ordine alfabetico seguendo la divisione dei capitoli. Dal momento che alcune collezioni minori potrebbero nel tempo subire variazioni, è consigliabile effettuare una telefonata preliminare.

Ricordiamo inoltre che quasi sempre l'ingresso è gratuito sotto i  18 e sopra i 60 anni e che, previa prenotazione, in genere tutti i Musei effettuano visite guidate per le scolaresche.

 Storia e tradizioni

 Archivio Museo Storico di Fiume, Via Antonio Cippico 10 (Tel. 5915753). Orario: dal lunedì al venerdì 15.00-19.00; in altri orari previo appuntamento. Chiuso agosto e festività natalizie e pasquali. Ingresso gratuito.

Museo Centrale del Risorgimento, Via S. Pietro in Carcere, fianco sinistro del Vittoriano (Tel. 6793526). Orari di apertura dell'Archivio Storico: dal lunedì al sabato 9.00-13.00, mercoledì 9.00-18.00.

Museo del Folklore e dei Poeti Romaneschi, Piazza Sant'Egidio 2 (Tel. 5899359). Orario: dal martedì al sabato 9.00-19.00, festivi 9.00-13.30. Lunedì chiuso. Ingresso: L. 3.750. Ridotto: L. 2.500.

Museo del Presepio Tipologico Internazionale, Via Tor de' Conti 31a (Tel. 6796146). Orario: dal 24 dicembre al 6 gennaio tutti i giorni 16.00-20.00, da ottobre a maggio mercoledì e sabato ore 16.00-20.00, chiuso gli altri mesi. Per gruppi visite anche in altri orari previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo dell'Artigianato Scomparso, Via D. Bartolomeo 48. Zona Dragona (Tel. 5219058-5219986). Orario: 8.30-13.00/15.30-19.00 tranne sabato pomeriggio e domenica. Ingresso gratuito.

Museo della Civiltà Contadina dell'Alta Valle dell'Aniene, nei locali del vecchio frantoio di Roviano. Per la visita rivolgersi al Comune (Tel. 0774/903143). Ingresso gratuito.

Museo della Via Ostiense, Via R. Persichetti 3 (Tel. 5743193). Orario: feriali e prima e terza domenica del mese 9.00-13.00 (chiuso il lunedì successivo all'apertura domenicale). Ingresso: L. 4.000.

Museo delle Mura, Via di Porta S. Sebastiano 18 (Tel. 70475284). Orario: da martedì a sabato inverno 9.00-17.00, estate 9.00-19.00; festivi 9.00-13.30. Lunedì chiuso. Ingresso L. 3.750, ridotto 2.500.

Museo delle Navi Romane, Via A. Guidoni 35, Aeroporto di Fiumicino (Tel. 65010089). Orario: tutti i giorni 9.00-13.00; martedì e giovedì anche 14.00-17.00. Ingresso: L. 4.000.

Museo Garibaldino e Museo Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi", Porta San Pancrazio 9 (Tel. 5800920). Orario: martedì-mercoledì-giovedì 9.30-12.00. Ingresso gratuito.

Museo Napoleonico, Piazza  Ponte  Umberto  I  1  (Tel. 68806286). Orario: da martedì a sabato 9.00-19.00, festivi 9.00-13.30. Lunedì chiuso. Ingresso L. 3.750, ridotto L. 2.500.

Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Piazza G. Marconi 8 (Tel. 5910709). Orario: feriali 9.00-14.00, festivi 9.00-13.00. Ingresso L. 4.000.

Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare, Rocca medievale, Anguillara Sabazia. Aperto la domenica ore 10.00-12.00 e 15.00-19.00. Ingresso gratuito. Per informazioni tel. 9968673.

Museo Storico della Liberazione di Roma, Via Tasso 145 (Tel. 7003866). Orario: martedì, giovedì, venerdì 16.00-19.00, sabato e domenica 9.30-12.30. Ingresso gratuito.

 Musei militari

 Museo dei Vigili del Fuoco, Scuole Centrali Antincendi, Via di Capannelle (Tel. 7183041). Attualmente chiuso per restauro.

Museo Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate, Monumento a Vittorio Emanuele II, ingresso da Via dei Fori Imperiali (Tel. 4735002). Orario: 9.30-13.30 tranne le festività principali. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito.

Museo Storico dei Bersaglieri, Porta Pia (Tel. 486723). Orario: martedì, giovedì 9.00-13.00. Ingresso gratuito.

Museo Storico dei Granatieri di Sardegna, Piazza Santa Croce in Gerusalemme 7 (Tel. 7028287). Orario: martedì, giovedì e sabato 10.00-12.00. E' possibile concordare visite in altri orari. Ingresso gratuito.

Museo Storico dell'Aeronautica Militare, Aeroporto Vigna di Valle, Bracciano (Tel. 99801156) Orario: tutti i giorni 9.00-18.00 da giugno a settembre e 9.00-16.00 da ottobre a maggio. Lunedì apertura su richiesta. Ingresso gratuito previa presentazione di un documento di identità.

Museo Storico dell'Architettura Militare, Lungotevere della Vittoria 31 (Tel. 3725446). Orario: martedì, giovedì e sabato 9.00-12.00. Ingresso gratuito.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, Piazza del Risorgimento 46 (Tel. 6896696). Orario: feriali 8.30-12.30. Chiuso lunedì e nel mese di agosto. Ingresso gratuito.

Museo Storico dell'Arma del Genio, Lungotevere della Vittoria 31 (Tel. 3725446). Orario: martedì, giovedì e sabato 9.00.12.00. Ingresso gratuito.

Museo Storico della Fanteria, Piazza Santa Croce in Gerusalemme 9 (Tel. 7027971). Orario: 9.00-13.00. Chiuso i festivi. Ingresso gratuito. E' possibile concordare visite guidate in altri orari o nei giorni festivi.

Museo Storico della Guardia di Finanza, Piazza Armellini 20 (Tel. 44231999). Orario: feriali 9.00-13.00. Ingresso gratuito.

Museo Storico della Motorizzazione Militare, Città Militare della Cecchignola, Viale dell'Esercito 170 (Tel. 5011885). Orario: dal lunedì al venerdì 9.00-12.30 e 14.00-16.30, sabato e festivi 9.00-12.30. Ingresso gratuito, previa presentazione di un documento di identità.

 Letteratura, teatro e case-museo

 Casa di Pirandello, Via A. Bosio 15 (Tel. 44291853). Orario: martedì e giovedì 8.30-13.00. Ingresso gratuito.

Keats-Shelley Memorial House, Piazza di Spagna 26 (Tel. 6784235). Orario: inverno 9.00-13.00/14.30-17.30, estate 9.00-13.00/15.00-18.00, chiuso sabato e domenica. Ingresso: L. 5.000. Scolaresche: L. 4.000 previa prenotazione.

Magazzini del Teatro dell'Opera, per informazioni sulle visite telefonare al numero 481601.

Museo Canonica, Viale Pietro Canonica, Villa Borghese (Tel. 8842279). Orario: dal martedì al sabato 9.00-19.00. Festivi: 9.00-13.30. Lunedì chiuso. Ingresso: L. 3.750, ridotto L. 2.500.

Museo Goethe, Via del Corso 18. Attualmente chiuso per restauro. Per informazioni rivolgersi all'Ambasciata della Germania, tel. 884741.

Museo Mario Praz, Via Zanardelli 1 (Tel. 6861089). Orario: da martedì a domenica visite guidate ogni ora dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30. Lunedì 14.30-18.30. Ingresso: L. 4.000.

Museo Tassiano, Piazza Sant'Onofrio al Gianicolo 2. Aperto previo appuntamento, telefonando al 6861571 oppure indirizzando un fax al 68802298.

Raccolta Teatrale del Burcardo, Via del Sudario 44 (Tel. 68806755). Orario della Biblioteca: dal lunedì al venerdì 9.00-13.30, giovedì 9.00-17.30.

Museo del Teatro Argentina, Via dei Barbieri 21 (Tel. 68804601). Orario: dal martedì al sabato 10.00-13.30 previo accordo con il custode. Ingresso gratuito.

 Scienza e tecnica

 Mostra Permanente della Psichiatria, Comprensorio Santa Maria della Pietà, VI Padiglione, Piazza Santa Maria della Pietà 5 (Tel. 35103420). Orario: dal lunedì al venerdì 9.00-13.00, sabato previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo Anatomico, Ospedale Forlanini, Via Portuense 378 (Tel. 55180667). Orario: feriali 8.00-12.30 riservato a studenti, studiosi e medici previa presentazione di un documento di identità.

Museo Astronomico Copernicano, Viale Parco Mellini 84 (Tel. 35347056). Orario: mercoledì e sabato 9.00-13.00. Ingresso gratuito.

Museo Civico di Zoologia, Viale del Giardino Zoologico 20 (Tel. 3216586). Orario: 9.00-13.00/14.30-17.00, sabato e domenica orario continuato. Ingresso L. 10.000, bambini e scuole gratuito.

Museo dell'Energia Elettrica, Piazza Elio Rufino 287 (Tel. 5141686). Orario: 9.00-13.00/14.00-18.00. Ingresso gratuito.

Museo della Didattica della Scienza, Liceo E. Q. Visconti, Piazza del Collegio Romano 4 (Tel. 6792425). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo di Archeologia Industriale, ITIS G. Galilei, Via Conte Verde 51 (Tel. 4467095). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni, Viale Europa 190 (Tel. 59582092). Orario: 9.00-13.00, chiuso i festivi. Ingresso: adulti L. 1.000, ragazzi L.500.

Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria, Ospedale S. Spirito, Lungotevere in Sassia 3 (Tel. 68352353). Orario: lunedì-mercoledì-venerdì 10.00-13.00. Ingresso gratuito.

MUSIS (Museo Multipolare della Scienza e dell'Informazione Scientifica), numero verde 167018364; segreteria: 06/49913725; indirizzo Internet: www.ips.it/musis/musis.html

 Musei dell'Università "La Sapienza"

 Sono tutti ad ingresso gratuito e, quando non è specificato diversamente, si trovano all'interno della Città Universitaria. In genere sono aperti la mattina dei giorni feriali (anche con visite guidate per gruppi e scolaresche), ma è consigliabile telefonare perché in alcuni casi la visita è possibile solo previo appuntamento.

 Museo di Anatomia Comparata, Facoltà di Scienze Fisiche e Naturali, Via Alfonso Borelli 50 (Tel. 49918008). Per visite guidate telefonare al 49918019.

Museo di Anatomia Patologica, Policlinico Umberto I, Viale Regina Elena (Tel. 4461484).

Museo di Antichità Etrusche e Italiche, Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 4452239-49913739).

Museo di Antropologia "G. Sergi", Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo (Tel. 49912273).

Museo di Arte Classica, Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 4453270-49913960).

Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Palazzo del Rettorato (Tel. 49910365).

Museo di Arte e Giacimenti Minerari, Facoltà di Ingegneria, Via Eudossiana 18 (Tel. 44585616).

Museo di Chimica, Dipartimento di Chimica (Tel. 49913230).

Museo Storico della Didattica, Via del Castro Pretorio 20 (Tel. 4940795).

Museo dell'Erbario di Roma, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Dipartimento di Biologia Vegetale (Tel. 49912410).

Museo di Fisica, Dipartimento di Fisica (Tel. 49914334).

Museo di Geologia, Dipartimento di Scienze della Terra (Tel. 49914825-4463068).

Museo di Storia della Medicina, Viale dell'Università 34a (Tel. 4451721).

Museo di Merceologia, Facoltà di Economia e Commercio, Istituto di Merceologia. Via Castro Laurenziano 9 (Tel. 49766528).

Museo di Mineralogia, Dipartimento di Scienze della Terra (Tel. 49914887).

Museo delle Origini, Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 49913924).

Museo di Paleontologia, Dipartimento di Scienze della Terra (Tel. 49914315).

Museo del Vicino Oriente, Facoltà di Lettere, Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità, Via Palestro 63 (Tel. 4453672).

Museo di Zoologia, Dipartimento di Biologia Animale e dell'uomo. Viale dell'Università 32 (Tel. 49914742); Via Catone 34, (Tel. 39728065).

 Religione

 Museo di Arte Ebraica, Sinagoga, Lungotevere Cenci (Tel. 6875051). Orario: da ottobre a maggio 9.30-13.30/14.00-17.00, venerdì 9.30-14.00, domenica 9.30-12.30, da giugno a settembre 9.30-18.00, domenica 9.30-13.00 chiuso il sabato e le festività ebraiche. Ingresso: L. 8.000. Scolaresche: L. 5.000.

Museo di S. Giovanni in Laterano, Basilica di S. Giovanni in Laterano (Tel. 69886433). Orario del Chiostro: inverno 9.00-17.00, estate 9.00-18.00. Ingresso: L. 4.000.

Museo di S. Pancrazio, Basilica di S. Pancrazio, Piazza S. Pancrazio 5 (Tel. 5810458). Visitabile negli orari di apertura della chiesa. Ingresso gratuito.

Museo e Pinacoteca della Basilica di S. Paolo fuori le Mura, Piazzale S. Paolo (tel. 5410341). Orario: feriali 9.00-13.00/15.00-18.00. Festivi chiuso. Ingresso gratuito.

Museo Francescano, Istituto Storico dei Cappuccini, Circonvallazione Occidentale 6850 (G.R.A. Km. 65) (Tel. 66151949). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo della Confraternita di S. Eligio dei Ferrari, Via S. Giovanni Decollato 9 (Tel. 6798033). Visitabile su richiesta. Ingresso gratuito.

 Argomento vario

 Istituto Nazionale per la Grafica, Via della Stamperia 6 - Via della Lungara 230 (Tel. 699801). Orario: feriali 9.00-13.00. Ingresso gratuito.

Museo Boncompagni, Via Boncompagni 18 (tel. 42824074). Orario: feriali 9.00-19.00, festivi 9.00-13.30. Ingresso gratuito.

Museo Criminologico, Via del Gonfalone 29 (Tel. 68300234). Orario: martedì, mercoledì, venerdì e sabato 9.00-13.00, martedì e giovedì 14.30-18.30. Chiuso domenica e lunedì. Ingresso: L. 4.000 oppure L. 7.000 comprensive di catalogo.

Museo degli Strumenti di Riproduzione del Suono, Via Caetani 32 (Tel. 6864197-6879048). Orari di apertura della Discoteca di Stato: dal lunedì al sabato ore 9.15-13.30; martedì, mercoledì e giovedì anche 14.30-17.00.

Museo dell'Immagine Fotografica e delle Arti Visuali (MIFAV), Università di Roma, Tor Vergata, Via della Ricerca Scientifica (Tel. 72594524). Ingresso gratuito previo appuntamento. Indirizzo Internet: http://wwwas.roma2.infn.it/.

Museo della Carta, della Stampa e dell'Informazione, Via Salaria 971, Km. 9.700 (Tel. 8802712). Attualmente chiuso. Ingresso gratuito.

Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo, Tel. 3700266.

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Piazza Santa Croce in Gerusalemme 9a (Tel. 7014796). Orario: feriali 9.00-14.00, martedì e giovedì 9.00-19.00. Festivi 9.00-13.00, lunedì chiuso. Ingresso: L. 4.000.

Museo Numismatico della Zecca Italiana, Ministero del Tesoro e del Bilancio, Via XX Settembre 97 (Tel. 47613317). Orario: dal martedì al sabato 9.00-12.30. Ingresso gratuito previa presentazione di un documento di identità.

 Curiosità e raccolte insolite

 Collezione di lamette da barba, Alfonso Tozzi, Via Pescaglia 27 (Tel. 55285165). Ingresso gratuito previo appuntamento.

Museo degli Orrori di Dario Argento, Via dei Gracchi 260 (Tel. 3211395). Orario: 10.00-13.00/16.00-20.00. Chiuso i festivi. Ingresso L. 5.000.

Museo del Purgatorio, Lungotevere Prati 12 (Tel. 68806517). Orario: 7.00-11.00/17.00-19.00. Ingresso gratuito.

Museo dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro "A. Gallo", Via Milano 76 (Tel. 482911). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo della Camera Storica, Via di S. Giovanni Decollato 22 (Tel. 6791890). Aperto solo il 24 giugno. Ingresso gratuito.

Museo Nazionale delle Paste Alimentari, Piazza Scanderbeg 117 (Tel. 6991120). Orario: 9.30-12.30/16.00-19.00, tranne domenica pomeriggio. Ingresso: L. 12.000. Ridotto: L. 6.000 per militari in divisa e minori di 18 anni.

Spezieria di S. Maria della Scala, Piazza della Scala 23 (Tel. 5806245). Orario: 9.00-12.00 previo appuntamento. Ingresso gratuito.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

 BARBANERA, Marcello, VENAFRO, Ignazio (a cura di), I Musei dell'Università "La Sapienza",   Roma 1993.

EPT, Musei di Roma, Roma 1994.

FORESTA MARTIN, Franco, Scienza in città. Guida ai luoghi e ai musei scientifici di Roma, Roma 1992.

MARTINI, Fabio,  NARDINI, Stefania, Roma nascosta, Roma 1984.

PICCOLI Mario, Guida ai Musei insoliti, 1985.

PRATESI Ludovico, "Musei nascosti e curiosi", Roma ieri oggi e domani n. 59

RAVAGLIOLI, Armando, Vedere e capire Roma, 4a ed,, Roma 1994.

SCRUGLI, Napoleone "Alla ricerca delle curiosità", Roma ieri, oggi e domani n.12, maggio 1989, Roma pp.73-75.

TOZZI FONTANA Massimo, I Musei della cultura materiale, 1984.

TOURING CLUB ITALIANO, Roma e dintorni, Milano 1965.

Per informazioni più dettagliate sulle singole raccolte la cosa migliore è, ovviamente, recarsi direttamente nelle sedi dei Musei, perché quasi tutti dispongono di un catalogo, o quantomeno di un dépliant o di fogli dattiloscritti che contengono le principali notizie.