Alla scoperta dei mestieri perduti

 

  Eravamo in Via dei Portoghesi, a curiosare nel palazzo popolarmente chiamato della Scimmia quando, casualmente, abbiamo scoperto che nel cortile si trova da quasi quarant'anni un cesellatore di oro e argento.

Aurelio Mortet ci accoglie con molta disponibilità nel suo particolare laboratorio dove, in una allegra atmosfera "d'équipe", la passione per il mestiere si tramanda di generazione in generazione da più di un secolo e - caso quasi unico nell'artigianato romano - coinvolge ancora oggi i figli Dante e Andrea ed il nipote Paolo. In un album fotografico sono raccolte le "glorie" della bottega, unica a Roma per la varietà di lavori che vi vengono svolti: una penna in oro per Giovanni XXIII, un anello e una croce per Paolo VI, oggetti rituali esposti nel Museo di Arte ebraica ma anche lavori più "frivoli" come la riproduzione, in formato "tascabile", dei nasoni umbertini, le tipiche fontanelle romane.

Affascinati da questa scoperta abbiamo voglia di cercare altre tracce di quei mestieri che sono ormai mantenuti in vita soltanto da pochi tenaci superstiti.

Uscendo dal palazzo, dopo aver girato a sinistra, ci ritroviamo a passeggiare nella sopravvissuta "oasi" di Via dell'Orso, dove è possibile avvicinarsi a mestieri altrove scomparsi. Sempre più rari sono ad esempio i doratori, preziosi artigiani che, dotati di una pazienza e una grazia fuori dal comune, applicano su cornici e candelieri foglie di oro zecchino ed argento. Nella sua bottega in Via del Cancello Costanzo Di Nunzio si destreggia con vera maestria (30 anni di esperienza non sono pochi!) nell'utilizzo di queste lamine sottilissime che si accartocciano persino con un respiro, e che ad un profano sembra impossibile "tenere a bada".

Poco più in là, in via dell'Orso, lavora da circa 25 anni un intagliatore, in un laboratorio pieno di scalpelli sagomati, le sgorbie, che permettono le diverse incisioni. Vincenzo Piovano, artigiano-artista del legno, ricostruisce con abilità i fregi e le parti mancanti di cornici, oggetti, mobili.

Attenzione a non confondere, come talvolta accade, l'intaglio con l'intarsio, che è invece una sorta di mosaico in legno. Sempre in zona, in una bottega piena di "piallacci" troviamo Carlo Zoppo, uno degli ultimi rappresentanti di un'arte che nel Settecento ha attraversato un momento di particolare gloria con le preziose creazioni di Maggiolini. Quando arriviamo è alle prese con il restauro di un antico intarsio, ma realizza anche pannelli decorativi e applicazioni su mobili nuovi, proseguendo una tradizione che si è tramandata in famiglia da tre generazioni.

Ormai "rapiti" da questi mestieri, ci dirigiamo velocemente nel rione Monti, altra zona ricca di artigiani.

Passeggiando in una nascosta e silenziosa stradina, la nostra attenzione viene catturata dal laboratorio in cui lavora Beatrice Cesari, una vera esperta nella soffiatura artistica del vetro, di cui ha appreso le tecniche ad Altare, piccolo centro ligure dalla tradizione millenaria. Per la soffiatura "a lume" non c'è bisogno di altoforni né di ingombranti attrezzature. Bastano una fiamma e pochi attrezzi - oltre, ovviamente, ad una buona dose di abilità e di determinazione - per trasformare una semplice bacchetta di vetro in un bicchiere, un'ampolla... oppure, perché no, in un fiore!

Colpisce la sua disinvoltura nel manipolare il vetro. Il telefono squilla, Beatrice è sola nella bottega. Continua a lavorare mentre, con la cornetta appoggiata sulla spalla, prende accordi per il restauro di un lampadario. Non può fermarsi, ci spiega successivamente: c'è il rischio che il vetro si spacchi!

Nascosto nel soppalco di una piccola ed elegante bottega a due passi dal Foro Traiano troviamo invece il laboratorio dove Paolo Sogno "cura" i meccanismi degli antichi orologi.

Cresciuto in mezzo agli strumenti che regolano il tempo - il mestiere si tramanda nella sua famiglia da quattro generazioni - restaura con precisione orologi di ogni tipo, compresi quelli che, dalle torri campanarie delle chiese o dei palazzi comunali, da secoli scandiscono la vita quoti­diana della città.

In questo "ticchettante" laboratorio incuriosiscono i vecchi strumenti da lavoro, antichi torni e fresatrici usati per ricostruire gli ingranaggi, mentre stupiscono i preziosi e rari orologi del secolo scorso con doppio quadrante, ad indicare l'ora italiana (il metodo in vigore a Roma fino al 1846) e quella francese, il sistema che usiamo ancora oggi.

Alle porte del rione incontriamo un maestro liutaio, che fabbrica e restaura strumenti musicali a corda. Rodolfo Marchini, della prestigiosa scuola cremonese lavora, con un immancabile sottofondo di musica classica, nella casa laboratorio in via Firenze, vicino al Teatro dell'Opera. L'appartamento, pieno di lucenti violini allineati alle pareti e di onorificenze di ogni tipo ha ospitato, fino alla sua scomparsa nel 1991, uno dei più celebri liutai romani, Giuseppe Lucci, i cui strumenti sono caratterizzati da un originale marchio, simbolo del suo nome e cognome: due pesci collegati da una lettera "G". Suo genero, che prosegue con successo la tradizione da oltre 30 anni, ha riparato moltissimi strumenti e ne ha costruiti più di 300, sparsi ora in ogni parte del mondo. Non è cosa da poco, considerando che la realizzazione di un pezzo è un lavoro lungo e delicato, che necessita di qualche mese!

I dintorni di Roma conservano un ricco patrimonio artigianale di attività talvolta scomparse nella città. Decidiamo quindi di fare un salto ad Albano. Nella vociante e colorata piazza del mercato carpiamo alcune parole della conversazione di un gruppo di persone: "Ormai è rimasto solo lui a fare questo mestiere!". Girando lo sguardo notiamo una bottega che espone cerchi e botti prodotte artigianalmente da un "irriducibile" bottaio. Sono rimasti in due, entrambi ai Castelli, dopo la chiusura, alcuni anni fa, degli ultimi bottai a Testaccio. Alfredo Sannibale, nel locale che i suoi antenati hanno aperto intorno al 1860, ci illustra i procedimenti per curvare il legno e ci mostra le sue botti nel loro "ambiente naturale" conducendoci, nel cortile interno al palazzo, in una caratteristica fraschetta tradizionale.

Costruire botti è una vera e propria arte che consente - assicurano gli intenditori - di dare al vino il giusto sapore. I contenitori in legno, spesso prodotti industrialmente, si usano però ormai solo per vini pregiati; gli altri vengono conservati in fusti di vetroresina.

Abbiamo quasi dimenticato che tutto è iniziato perché eravamo incuriositi dal Palazzo della Scimmia. Quello, per intenderci, sulla cui torre si erge una statua della Madonna che, si racconta, sia stata eretta secoli fa dagli abitanti del palazzo "per grazia ricevuta" dopo che la loro neonata, portata da una scimmia in cima alla torre, ne era uscita incolume. Siamo stati completamente coinvolti dalle particolari suggestioni di questi incontri con gli artigiani che, nelle loro botteghe stracolme di vecchi strumenti da lavoro, ci hanno svelato con orgoglio tecniche e segreti degli antichi mestieri.

Molti altri artigiani meriterebbero la nostra attenzione. Dovremmo concederci più spesso una passeggiata in quelle affascinanti "isole" fuori dal tempo, nei rioni Borgo, Ponte e Monti, che conservano l'atmosfera di una città non ancora metropoli!

A proposito: una tappa "obbligatoria" è la visita al singolare Museo dell'Artigianato Scomparso. Allestita da Domenico Agostinelli nella zona di Dragona, sulla via del Mare la raccolta, un po' disordinata ma certamente interessante e "viva", è composta da più di diecimila utensili ed attrezzi che permettono di avvicinarsi alla vita delle passate generazioni di artigiani e contadini.

 

I luoghi della scienza a Roma

 

MUSIS, il museo multipolare

 

Della realizzazione di un Museo della Scienza a Roma si discute più o meno da due decenni, ma l'iniziativa è rimasta impantanata fra scontri politici, mancanza di fondi, problemi burocratici e disinteresse istituzionale.

Insomma, per molti anni nulla si è mosso finché, finalmente, in questo iter travagliato si è inserito un nuovo protagonista, il progetto MUSIS (Museo della Scienza e dell'Informazione Scientifica) che, con limitate disponibilità di fondi e strutture, è riuscito a fare "di necessità virtù", trasformando un imperdonabile ritardo in una proposta innovativa in grado di superare il limite della struttura museale classica.

Nato nel 1991 e finanziato dal MURST (Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica) il progetto, supportato da un comitato scientifico di alto livello, coinvolge attualmente università, centri di ricerca, enti locali, scuole ma anche settori dell'imprenditorialità.

Le numerose sedi scientifiche esistenti a Roma e nella provincia sono state, grazie alle iniziative di MUSIS e alle Settimane della Cultura Scientifica, conosciute da un pubblico più vasto, ma anche valorizzate dalla creazione di un filo di Arianna che ha collegato laboratori, istituti e musei sparsi per la città. Ne è nato un Museo multipolare, una "costellazione" di luoghi e itinerari che si snoda anche attraverso sedi a prima vista inusuali quali le antiche botteghe artigiane. La circostanza non deve stupire, visto che i circa 80 poli MUSIS non vogliono essere siti di contemplazione di reperti storici ma centri vivi e dinamici di conoscenza, testimonianze della connessione tra la vita quotidiana e la ricerca in una visione che assegna una centralità al ruolo della scuola.

la sua preziosa attività, MUSIS è a tutt'oggi un'iniziativa troppo poco conosciuta, dal momento che la sede promessa dal Comune, non è mai stata assegnata e il centro è rintracciabile solo telefonicamente o via Internet. Malgrado ciò, oltre agli insegnanti (che sono ovviamente i più interessati) anche numerosi romani, in particolare genitori di bambini piccoli, si rivolgono durante tutto l'anno al numero verde. Insomma, il bilancio dell'attività è senz'altro positivo, dal momento che sono stati fatti passi in avanti verso la realizzazione dell'obiettivo che Luigi Campanella non si stanca di sottolineare, la "creazione di una rete scientifica nel territorio che raggiunga i cittadini nei quartieri attraverso poli istituiti con la logica di decentrare e coprire tutto il territorio della città". E allora professore, non ci resta che augurarle buon lavoro!

 

 

I Musei scientifici

 

  Le collezioni scientifiche sono spesso snobbate dai romani perché erroneamente ritenute destinate ad un pubblico di iniziati. Certo, alcune raccolte sono troppo specialistiche per essere comprese dai profani ma ne esistono altre, interessanti e ricche di fascino, che riservano inaspettate e piacevoli sorprese, permettendo a chiunque di avvicinarsi in modo diretto e semplice a materie che sui libri appaiono spesso troppo astratte.

Nella prima tappa del nostro itinerario viene affrontato un tema particolarmente delicato: La linea d'ombra (aperta nel settembre del 1995) è infatti una Mostra Permanente della Psichiatria che ripercorre la storia dell'Ospedale del S. Maria della Pietà dalle sue origini, nel 1550, fino agli inizi del secolo, quando il Manicomio di Roma fu trasferito nell'attuale sede di Monte Mario.

Il luogo di allestimento, un intero padiglione dell'Ospedale, nella sua inquietante veridicità conduce il visitatore a diretto contatto con l'istituzione manicomiale. Colpisce soprattutto la ricostruzione di alcuni ambienti di vita  quotidiana: dallo studio medico alla fagotteria (il locale in cui al momento del ricovero i pazienti lasciavano indumenti ed oggetti personali), dalla sala mensa al dormitorio per arrivare all'infermeria e, infine, alla famigerata camera di contenzione con il letto e la camicia di forza.

Sempre a Monte Mario si trova dal 1935 il piccolo ma affascinante Museo Astronomico e Copernicano, una preziosa raccolta di strumenti scientifici di varie epoche relativi allo studio degli astri, resa purtroppo quasi inaccessibile dai ridottissimi orari di apertura.

Il Museo, annesso all'Osservatorio, conserva numerosi cannocchiali, telescopi ed altri apparecchi utilizzati per aumentare le capacità visive, meccanismi destinati alla misura degli angoli e del tempo, una raccolta di astrolabi (strumenti che indicano la posizione degli astri rispetto alla terra), ma anche libri particolarmente rari come la prima edizione dell'opera De revolutionibus orbium coelestium di Copernico.

A chi è interessato alla materia consigliamo una visita fuori città, alla mostra didattica permanente nell'Osservatorio Astronomico di Monte Porzio in cui, oltre ad un'esposizione di strumenti scientifici, vi è un'ampia rassegna di materiale fotografico che comprende numerose immagini riprese da satelliti.

Coloro che vogliono invece rimanere nell'ambito delle collezioni romane possono effettuare una sosta nei locali dell'Ospedale Santo Spirito, per visitare il Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria. Tra l'altro, vi è stata ricostruita con arredi originali l'antica Farmacia dell'Ospedale, celebre nel Seicento per l'efficace sperimentazione della corteccia di china contro le febbri malariche. Un alone di magia avvolge il laboratorio alchimistico, pieno di alambicchi e sovrastato da un caimano imbalsamato: nel locale è conservato anche il calco della Porta Ermetica, unica testimonianza a Roma dell'alchimia, scienza antica e misteriosa, antenata della moderna chimica; l'originale si trova invece nei giardini di Piazza Vittorio.

Importanti dal punto di vista storico-scientifico sono le sale in cui si conservano cimeli della medicina dei secoli passati. Particolarmente macabre per i non "addetti ai lavori" sono le preparazioni anatomo-patologiche di alterazioni dello scheletro e dei va­si circolatori.

Rimanendo in tema, ricordiamo che all'interno dell'Ospedale Forlanini è situato dal 1941 il Museo Anatomico, il cui ingresso è riservato a medici, studenti e studiosi. Si tratta di una vera e propria esposizione di "orrori": sezioni di corpi umani, feti ed organi colpiti da patologie di vario tipo.

Interessante anche per il grande pubblico è invece il Museo dell'Energia Elettrica, istituito dall'ENEL nel 1988 in occasione dei suoi primi venticinque anni di attività.

L'itinerario del Museo ripercorre la lunga e affascinante storia dell'energia, dai tempi in cui Talete, nel 600 a. C., notò che l'ambra, se strofinata, aveva la proprietà di attirare le fibre fino all'elettronica e all'energia nucleare, passando attraverso le ricerche di Leonardo da Vinci e Galileo e la nascita dell'elettricità con gli studi di Galvani e Volta. Fra numerosi strumenti scientifici - alcuni familiari ed altri incomprensibili ai più - si è colpiti dalla ricostruzione a grandezza naturale degli interni della centrale idroelettrica di Alcantara, in provincia di Catania, con macchinari originali e manichini di operai.

Poco lontano, in Viale Europa, nei vastissimi sotterranei del Ministero delle Poste, il Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni illustra invece l'evoluzione delle comunicazioni in Italia, dai segnali di fumo all'immagine televisiva.

La storia del servizio postale terrestre, marittimo ed aereo è ripercorsa nelle numerose sale del Museo fra varie curiosità storiche, come un ingegnoso fax del 1825, un fornetto di disinfezione delle lettere usato durante le epidemie, un bastone a sonagli utilizzato come segno di riconoscimento dai corrieri nelle zone di operazioni belliche. Nella ricostruzione della cabina radiotelegrafica del panfilo Elettra, il laboratorio galleggiante usato da Guglielmo Marconi per i suoi esperimenti, sono collocati alcuni apparecchi originali fortunosamente scampati alle distruzioni belliche.

Interessante novità nel panorama scientifico romano sono le mostre permanenti nelle Scuole Superiori di Roma e provincia, che permettono il recupero e la valorizzazione di un importante patrimonio di materiale didattico. Allestite negli ultimi anni sotto l'impulso di MUSIS e della Settimana della Cultura Scientifica, attualmente sono circa quindici, ma sicuramente aumenteranno di numero nel prossimo futuro.

Particolarmente ricco è il Museo della Didattica della Scienza nel Liceo E. Q. Visconti, il più antico istituto classico laico di Roma capitale fondato nel 1870 quale erede del Collegio Romano creato dai gesuiti nel 1583. Vi sono conservate collezioni di zoologia, botanica, chimica, mineralogia, geologia, paleontologia, strumenti scientifici ma anche materiale cartaceo proveniente dall'ex-Museo Kircheriano (che un tempo aveva sede nel palazzo) e dai Gabinetti Scientifici del Liceo. Colpisce anche la collezione di vetreria scientifica, con i circa 100 pezzi soffiati artigianalmente nei secoli passati e miracolosamente conservatisi nonostante la loro fragilità.

Attualmente in fase di ristrutturazione, il Museo aprirà il prossimo anno scolastico con una serie di mostre tematiche che presenteranno i reperti a rotazione.

Unico nel suo genere a Roma è il Museo di Archeologia Industriale e Storia del Lavoro, in fase di allestimento presso l'Istituto G. Galilei. La particolare struttura architettonica dell'edificio, una sorta di scuola-fabbrica composta da officine in cui sono affiancate vecchie e nuove macchine, motori e computer, riassume già di per sé le varie fasi del processo di indu­strializzazione nell'area romana. L'istituto è quindi una sede "naturale" per il singolare polo MUSIS che si occuperà, anche attraverso un centro di documentazione e di orientamento culturale, in particolare degli indirizzi attualmente praticati nella scuola: meccanica, elettrotecnica, edilizia, telecomunicazioni, costruzioni aeronautiche.

Significative sono anche le altre raccolte nelle scuole superiori, allestite in Licei Classici come il Mamiani, il Tasso o il Giulio Cesare, Scientifici come il Righi o l'Avogadro, tecnici come il Fermi, il Lagrange o il Leonardo da Vinci. Per informazioni è possibile chiamare il numero verde di MUSIS.

 

Dove trovarli: indirizzi ed orari

Mostra Permanente della Psichiatria, Comprensorio Santa Maria della Pietà, VI Padiglione, Piazza Santa Maria della Pietà 5 (Tel. 0635103420). Orario: dal lunedì al venerdì 9.00-13.00, sabato previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo Anatomico, Ospedale Forlanini, Via Portuense 378 (Tel. 0655180667). Orario: feriali 8.00-12.30 riservato a studenti, studiosi e medici previa presentazione di un documento di identità.

Museo Astronomico Copernicano, Viale Parco Mellini 84 (Tel. 0635347056). Orario: mercoledì e sabato 9.00-13.00. Ingresso gratuito.

Museo dell'Energia Elettrica, Piazza Elio Rufino, Fiera di Roma (Tel. 065141686). Orario: 9.00-13.00/16.00-20.00. Ingresso gratuito.

Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni, Viale Europa 190 (Tel. 0659582092). Orario: feriali 9.00-13.00.

Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria, Ospedale S. Spirito, Lungotevere in Sassia 3 (Tel. 0668352353). Orario: lunedì-mercoledì-venerdì 10.00-13.00. Ingresso gratuito.

Museo della Didattica della Scienza, Liceo E. Q. Visconti, Piazza del Collegio Romano 4 (Tel. 066792425). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.

Museo di Archeologia Industriale, ITIS G. Galilei, Via Conte Verde 51 (Tel. 064467095). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.  

 

 

I Musei universitari

 

  Meriterebbero sicuramente una maggiore attenzione i circa venti Musei dell'Università La Sapienza, collezioni naturalistiche, storico-artistiche o di strumenti scientifici interessanti ma poco conosciute. Alcuni sono di recente istituzione, altri rappresentano una continuità con quelli ospitati nel Palazzo della Sapienza in Corso Rinascimento, sede fino al 1935 dell'Archiginnasio romano, l'Università dell'epoca.

Sono tutti ad ingresso gratuito e, quando non è specificato diversamente, si trovano all'interno della Città Universitaria. In genere sono aperti la mattina dei giorni feriali (anche con visite guidate per gruppi e scolaresche), ma è consigliabile una telefonata preliminare perché talvolta la visita è possibile solo previo appuntamento.

 

  Museo di Anatomia Comparata

Facoltà di Scienze Fisiche e Naturali, Via A. Borelli 50 (Tel. 0649918008).

  Nel Museo sono raccolti reperti relativi all'Anatomia comparata, disciplina che studia le ragioni della forma degli animali e della loro organizzazione strutturale. Di notevole effetto anche per il neofita sono, nel Museo, lo scheletro di una grande balenottera della lunghezza di circa 20 metri e quello di un capodoglio, sospeso alla volta della galleria d'ingresso. L'esposizione comprende anche altri materiali cetologici, una collezione didattica, una raccolta di strumenti per la ricerca anatomica, preparati istologici e cimeli dell'illustre zoologo Battista Grassi.

 

  Museo di Anatomia Patologica

Policlinico Umberto I, Viale Regina Elena (Tel. 064461484).

  Particolarmente macabro per i non "addetti ai lavori", è situato all'interno del Policlinico Umberto I e raccoglie oltre 2200 reperti, di provenienza autoptica o di organi asportati durante interventi chirurgici, conservati in contenitori di vetro ed accompagnati da un cartellino che ne descrive la patologia.

   

Museo delle Antichità Etrusche e Italiche

Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 064452239-0649913739).

  Si propone di avvicinare il visitatore - con un ruolo propositivo ed un costante aggiornamento - alla conoscenza dei popoli dell'Italia preromana attraverso l'esposizione di calchi, plastici, grafici.

 

  Museo di Antropologia "G. Sergi"

Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo (Tel. 0649912273).

  Raccoglie reperti riguardanti lo studio biologico dell'uomo, della sua variabilità come specie e della sua storia evolutiva. Vi sono conservati resti scheletrici umani di varie epoche e di diversa provenienza geografica nonché reperti relativi agli antenati "scimmieschi" dell'uomo. Particolarmente importanti dal punto di vista scientifico sono i crani fossili neandertaliani risalenti a 120.000 anni fa, rinvenuti casualmente a Roma, a pochi chilometri da Porta Pia.

 

  Museo di Arte Classica

Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 064453270-0649913960).

  Nato come Museo di Gessi (Gipsoteca) alla fine del secolo scorso, è uno dei più importanti del genere nel mondo. Organizzato in 56 sale particolarmente suggestive, conserva più di 1000 calchi di sculture greche dall'età arcaica al tardo ellenismo.

 

  Museo Laboratorio di Arte Contemporanea

Palazzo del Rettorato (Tel. 0649910365).

  Nato come osservatorio e centro di ricerche sull'arte figurativa e le arti contemporanee in genere, non ha una struttura museale fissa ma ospita conferenze, convegni e soprattutto esposizioni di artisti anche giovani e talvolta poco conosciuti.

   

Museo di Arte e Giacimenti Minerari (Rocce Ornamentali)

Facoltà di Ingegneria. Via Eudossiana 18 (Tel. 0644585616).

  Nato da una donazione dell'Associazione Assomarmi e  successivamente arricchitosi con altre lastre (attualmente sono circa 150), pannelli illustrativi e foto, il Museo non ha ancora una sede definitiva ed è situato in un corridoio della sezione "Materie prime". Si propone di illustrare la produzione, divisa per regioni, di rocce ornamentali (marmi, graniti e altro) di un paese di antichissime tradizioni estrattive nel settore dei lapidei quale l'Italia.

 

  Museo di Chimica

Dipartimento di Chimica (Tel. 0649913230).

  Inaugurato nel 1992, conserva numerosi strumenti da laboratorio, microscopi, termometri, spettroscopi, collezioni di coloranti sintetici contenuti in pregiate bottigliette ottocentesche e materiale di vario tipo proveniente dal pionieristico Istituto Universitario di Fisica di Via Panisperna.

   

Museo Storico della Didattica

Via del Castro Pretorio 20 (Tel. 064940795).

  Nato nel 1986 sulle orme del precedente Museo Pedagogico, di cui ha conservato il patrimonio librario, si propone di documentare la storia delle scuole e delle istituzioni educative a Roma e nel Lazio attraverso una ricca raccolta di testi, materiale relativo alle Scuole per i Contadini dell'Agro Romano e alle prime Scuole Montessori, manoscritti e carteggi relativi ad alcuni protagonisti della pedagogia italiana, libri, giornalini, giocattoli e figurine, testi scolastici di differenti periodi storici, albi di calligrafia, opere di stenografia, sussidi per l'insegnamento.

   

Museo dell'Erbario di Roma

Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Dipartimento di Biologia Vegetale (Tel. 0649912410).

  Questa "biblioteca della natura" in cui sono conservati oltre un milione di esemplari vegetali spianati ed essiccati collocati in apposite cartelle, è una delle maggiori collezioni europee. Divisa in cinque sezioni, rappresenta una importante testimonianza scientifica della incredibile estensione della variabilità vegetale. Preziosa per gli esperti e gli studiosi della materia è una raccolta troppo specialistica per coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo della botanica, ai quali consigliamo una visita agli esemplari vivi dell'Orto Botanico, in Largo Cristina di Svezia 24.

 

  Museo di Fisica

Dipartimento di Fisica, Piazzale A. Moro 5 (Tel. 0649914334).

  Cura il reperimento, il restauro, la conservazione, la catalogazione e l'esposizione di strumenti ed apparecchiature di rilevanza storico-scientifica. Purtroppo però ben poco si è salvato dell'antico Museo istituito nel 1857: quasi tutti i reperti esposti risalgono quindi alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecent